«400 blog con l'adesivo del Fatto Quotidiano sono il Fatto Quotidiano. Il lettore li percepisce come Fatto Quotidiano». Leonardo Tondelli
Sarà forse per questo che, dei quattrocento, io non ne seguo nemmanco uno? Ma non solo perché sono del Fatto Quotidiano: io, a parte alcune meritevole eccezioni (Giglioli, per esempio), non seguo alcun blogger che scrive sotto l'egida di un giornale importante, perché il blog dev'essere indipendente da tutto, giusto la piattaforma che ne consente in modo neutro (non so fino a che punto) la pubblicazione, e poi via, avanti, si facciano le pubblicazioni io sposo l'idrolitina del cavalier cazzoni.
Vedete a cosa serve uno spazio personale che non deve sottostare, per principio, a qualche censura? Anche lo scrivere cazzate come quella sull'idrolitina, per esempio, se io fossi un blogger che scrivesse per il Fatto non avrei potuto scriverla, me la sarei dovuta ingoiare; invece a me piace buttare (quasi) tutto fuori, l'autocensura avvenga su basi nobili, non su quelle ignobili, tipo trattenersi per ragioni di decoro di testata.
A cosa servono Quattrocento blog e, in fondo, chi davvero si perita di seguirli tutti perché hanno un determinato sigillo editoriale? Non lo so, ma io, contrariamente a Leonardo, mi sforzo di credere che non esista il lettore medio, io non ci penso ne esista uno al quale rivolgersi in determinati modi che solletichino il suo essere nella media, se dovessi scrivere pensando al lettore medio gli farei il dito medio,
- Maestro, Peter mi ha fatto il terzo dito.
- Quale sarebbe?
- Questo.
- Bene, rifaglielo.
«Quando pubblicare – l’atto di rendere pubblico qualcosa – smette di essere complicato e diventa facile, la gente abituata al vecchio sistema spesso considera la pubblicazione da parte di dilettanti frivola, come se pubblicare fosse un’attività intrinsecamente seria. Peccato che non lo sia mai stata. La pubblicazione andava presa sul serio quando i costi e l’impegno richiesto costringevano la gente a prenderla sul serio – se commettete troppi errori fallirete, proprio come nel Cinquecento. Ma se questi fattori scompaiono, allora scompare anche il rischio. Un’attività che sembrava intrinsecamente preziosa si è rivelata solo accidentalmente preziosa, come ha dimostrato il cambiamento nel sistema economico.» Clay Shirky, Surplus cognitivo, Codice edizioni 2010, p.45
La citazione di sopra è presa da un Bimbo Sumero restato un paio d'anni sotto la sabbia - adesso è felicemente riemerso con un post che invito a leggere e dal quale prendo spunto per lanciare una definizione (abborracciata) di blogger come colui, o colei, che, dopo aver raccolto “dati” tutta la vita, sente l'urgenza di esprimere/pubblicare la sua visione (un modo più raffinato per dire che ha voglia di sparare cazzate in pubblico).
In fondo rendere pubblico qualcosa non è più complicato, anche per gli analfabeti di ritorno pubblicare non è mai stato così facile: c'è spazio per tutti. In fondo, quand'anche pubblicisti professionisti, dalle loro postazioni editoriali, scrivono banalità e insulsaggini, è giusto - per chi non s'accontenta, a chi sta stretto il ruolo di lettore medio - provare a dar aria alle parole facendole uscire dalla gabbia dei luoghi comuni del pensiero confezionato apposta per rincoglionire.
