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sabato 30 marzo 2019

Eroe di famiglia

[Breve estratto del mio intervento sul palco del Family Day, a Verona.]

L'Italia è un Paese
«di poveri e poverissimi, ma il valore medio pro capite della ricchezza immobiliare è tutt’altro che di poco conto: 100mila euro, pari alla bella cifra di 6.300 miliardi totali, molto superiore a quello di altri Paesi occidentali. E anche la ricchezza finanziaria risulta di tutto rispetto: 74mila euro per ogni italiano, inclusi i neonati, circa 4.400 miliardi complessivi.»[*]
Dato che la mia famiglia è composta da quattro persone (due coniugi, due figlie), essa dovrebbe avere un patrimonio immobiliare di 400.000 euro e un patrimonio mobiliare di 296.000 €. 
Gentilissimi signori Gandolfini e Pillon, passo da casa vostra a ritirare l'assegno per far quadrare la media?

[Dopo alcuni minuti di surreale silenzio, sono partiti i primi fischi e, a seguire, è iniziato un fitto lancio di feti di plastica. Al mio grido: «Lanciatemi monete, brutte testedicazzo», è intervenuta la sicurezza, che mi ha trascinato fuori dal palco].

domenica 9 settembre 2018

Distruggersi un po'


Stamani, in una splendida domenica di sole settembrina, lungo un largo marciapiede d'asfalto che costeggia una strada circondata da villette a schiera, ho visto una doppia coppia di Testimoni di Geova giungere ognuna da direzioni opposte e incontrarsi, mestamente sorridersi e allargare le braccia, sconsolate, forse perché nessuna delle due era riuscita nell'intento di entrare in casa di qualche famiglia per dare corso alla loro opera di predicazione.
La vedevo, la doppia coppia, a un dipresso, mentre provvedevo a buttare nei cassonetti specifici i rifiuti per la raccolta differenziata. La vedevo, credendomi non visto, quando invece, una coppia si era accorta che li guardavo. Così, un attimo prima di rimontare in auto, sento dirmi: 

- Mi scusi, Signore, lei è della zona?
- Sì, anche se non abito proprio qui.
- Non solo lei, sa. Anzi: sembra che non ci abiti nessuno, giacché nessuno ci risponde.
- È domenica, dunque...
- Appunto, è domenica: qualche famiglia dovrà pur essere in casa!
- Non vi crucciate: ancora qualche settimana e li troverete tutti: ci penserà Di Maio¹ a far restare in casa le famiglie. Al momento, per quanto possono e riescono, provvedono a distruggersi un po' come cazzo gli va.


______________________
¹  «In materia di commercio, sicuramente entro l'anno, approveremo la legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi a centri commerciali, con delle turnazioni e l'orario che non sarà più liberalizzato, come fatto dal governo Monti. Quella liberalizzazione sta infatti distruggendo le famiglie italiane».

sabato 29 novembre 2014

Madre vaccina

FIGLIO  Ma’, te l'hai già fatto il vaccino antinfluenzale quest'anno?
MADRE   Sì, me l'ha fatto il dottore in ambulatorio, una decina di giorni fa.
FIGLIO  Bene, tutto a posto: sei ancora viva.
MADRE  Vaffanculo.

mercoledì 19 marzo 2014

Festa del babbo



A parte che non sono papà ma babbo, devo dire che disegna proprio bene la mia Emma.

( Sarà un caso che, ogni tanto, scherzosamente, prima facesse tale copia, l'ho chiamata Mirì?)

martedì 22 ottobre 2013

Oottobre a Calvino

I genitori, a volte, fanno finta di non ascoltare

Amica: «Hai finito di leggere il libro che voleva la prof?»
Figlia: «Sì.»
Amica: «A proposito: tu cosa hai letto?»
Figlia: «Marcovaldo».
Amica: «Ti è piaciuto? Di cosa parla?»
Figlia: «Di uno scemo che vuole trovare la natura in città».

lunedì 30 settembre 2013

Storia di un rossetto

[*]
Quand'ero piccolo mia mamma aveva più o meno quei capelli, più o meno quel vestito e quel rossetto e io non capivo perché mia mamma si mettesse il rossetto solo alla domenica (non per andare a messa perché mia mamma a messa non ci andava né ci va) e non anche durante i giorni della settimana. In fondo il rossetto le stava bene, dava risalto alla sua pelle che facilmente si sarebbe abbronzata se avesse avuto il tempo di abbronzarsi. E invece al sole mia  mamma non ci poteva stare, si alzava alle quattro durante la settimana per entrare al lavoro alle cinque del mattino, faceva i turni in un lanificio che adesso non c'è più o meglio c'è solo una traccia di archeologia industriale dello stesso. Lanificio dove lavorava anche sua mamma, mia nonna, e suo padre, mio nonno, morto di tisi all'età di ventisei anni, quando mia mamma aveva sei anni e mia mamma è nata nel '31. Fate i conti. C'era quel pezzo di merda del Duce al comando. C'erano anche i fascisti, spazzatura umana che ancora non è stata ben incenerita dalla storia, i quali, durante la di lì a poco occupazione tedesca, avrebbero fatto le spiate ai nazisti per massacrare un po' di popolazione, ratatatatà.
Ma perché ricordo queste cose, quale senso? Nessuno.
Il rossetto, è stata colpa di quella confezione di rossetto, me lo ricordo bene quel rossetto che stava dentro il cassettone in camera di mia madre dove io, ragazzino, andavo a sbirciare cose senza un perché. Non ho mai avuto la tentazione di toccarlo, quel rossetto, figuriamoci di passarmelo sulle labbra, soltanto me lo ricordo, quel tubetto dorato, quel profumo di carminio, e mia mamma che se lo metteva per uscire alla domenica.
Forse sarebbe stato meglio se mia mamma fosse stata una puttana, avrebbe potuto mettere il rossetto più spesso. E poi avrei potuto effigiarmi realmente della qualifica di figlio di puttana, cosa che lei stessa ogni tanto mi dice quando la faccio arrabbiare o non soddisfo certe sue aspettative.

giovedì 24 maggio 2012

Un figlio di colorito chiaro

«Se si desidera avere un figlio di colorito chiaro, il quale conosca a mente un solo Veda e giunga normalmente alla fine dei suoi giorni, è necessario che i genitori mangino, prima dell'amplesso, riso bollito nel latte e condito con burro sciolto. Essi saranno così in condizione di generare il figlio desiderato».
Upanisad antiche e medie, a cura di Pio Filippani-Ronconi, Bollati Boringhieri, Torino 1960 (ristampa 1995).

Domani, se me lo ricordo, vado a domandare a mia madre cosa mangiò prima dell'amplesso che condusse alla mia generazione. Sempre che se lo ricordi. Potrei, al momento, azzardare qualche congettura. Non certo riso al latte e condito nel burro, ché il riso è sempre piaciuto poco a casa mia. Fegato impanato e fritto? Trippa alla fiorentina? Uova strappazzate? Pasta al pomodoro? Fagioli all'uccelletto con salsiccia? Tortelli di patate? Rapi con rigatino? Ossibuchi? È probabile. Ed probabile che mio padre mangiò le stesse cose di mia madre, con l'aggiunta di un po' di vino locale.
E la domanda: essi furono in condizione di generare il figlio desiderato? Ma prima ancora: essi seppero in quel momento che stavano generando me? Desideravano me, proprio me, nient'altro che me? Si aspettavano che diventassi ciò che sono, oppure ebbero al momento dei progetti di vita diversi sul mio conto? Mia madre avrà forse voluto fossi femmina?
Boh. Domande inutili. Sono qui, e invece di guardare avanti guardo indietro come se questo mi restituisse il tempo consumato di una vita che in fin dei conti non ho mai cercato che fosse diversa da quello che è. Una vita comoda d'occidente, senza tante voglie di avventura nel circo massimo del mondo. Una vita che cerca di rispondere alla domanda Che ci faccio qui? semplicemente guardandosi intorno, senza l'ansia dei bagagli e di un letto sempre nuovo.

mercoledì 4 aprile 2012

Di Finzione cingersi


Di te, Finzione, mi cingo,
fatua veste.
Ti lavoro con l'auree piume
che vestì prima d'esser fuoco
la mia grande stagione defunta
per mutarmi in fenice lucente!


L'ago è rovente, la tela è fumo.
Consunta fra i suoi cerchi d'oro
giace la vanesia mano
pur se al gioco di m'ama non m'ama
la risposta celeste
mi fingo.

(1947)

Elsa Morante, Alibi, (prima edizione Longanesi, 1958), ristampata da Garzanti, Milano 1988.

Elsa Morante nacque nel 1912 e aveva un anno meno di mia nonna materna che si chiamava Laìde. Elsa Morante era figlia di una maestra elementare e di un istitutore di riformatorio, mia nonna era figlia di un boscaiolo-caorbonaio e di una casalinga. Elsa Morante lesse tanti libri, mia nonna forse avrà letto un libro, di Liala. Elsa Morante era una scrittrice, mia nonna no. Elsa Morante si sposò con Alberto Moravia e poi si separò; mia nonna si sposò con mio nonno (il quale morì di tisi nel 1937) e si risposò con il padre di mio zio. Elsa Morante è morta nel 1985, mia nonna nel 1983. Elsa Morante la posso leggere, mia nonna la posso ricordare. Con Elsa Morante mi sarebbe piaciuto fare l'amore, con mia nonna no. Requiem æterna a entrambe.