Visualizzazione post con etichetta facezie pensionistiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta facezie pensionistiche. Mostra tutti i post

lunedì 27 maggio 2019

Per salvare le pensioni



Chissà se nell'idea che il diciottenne grigionese ha proposto per il concorso Cambia la Svizzera! è suggerito di indurre al consumo di cannabis quella parte di popolazione che in pensione c'è già.

sabato 16 dicembre 2017

Ameno

Repetita: non voglio essere scambiato per un sostenitore dei Cinquestelle, benché meno di Di Maio, il quale mi sta sul cazzo sin dalla prima sillaba, ma è chiaro che se uno dice una cosa giusta sulla quale si predica inutilmente da decenni, come tagliare le pensioni d'oro e i diritti acquisiti per esempio, se i Cinquestelle arrabbiati ci riusciranno tanto di cappello, risparmio o meno, non è questo il punto, è il principio, e per principio non esiste esistano umani che con una, o due o tre (ma non muoiono mai?) tre legislature vadano a percepire pensioni il cui aggettivo qualificativo più giusto è: vergognoso (e mi ricordo del primo caso che mi venne agli occhi: Lamberto Dini, ed è più di trent'anni che costui, con quella faccia, percepisce uno sproposito) - ma comunque, la cosa che mi ha infastidito è che a seguito di una dichiarazione elettorale in cui Di Maio ha promesso il taglio delle pensioni d'oro, Renzi,  per bacchettarlo e/o coglierlo in fallo (coglili il fallo, coglione), ha replicato con un tweet, il seguente:
con ciò credendo di confutare la pretesa populista del candidato del Movimento grillino.
Orbene, neanch'io penso che duemilatrecento euro al mese siano una pensione d'oro. Purtuttavia, duemilatrecento euro al mese, se confrontate con una pensione (o uno stipendio) da mille euro al mese, fanno un certo effetto, che nelle vite ordinarie d'occidente può essere tradotto come segue: duemilatrecento euro al mese è un emolumento da benestante, mentre mille euro al mese sono una paga da morto di fame. Tanto che, se fossi un despota - più o meno illuminato - con pieni poteri esecutivi e di controllo del bilancio statale, io livellerei lo stipendio universale a duemilatrecento euro al mese per tutti, da quelle testine di cazzo di calciatori (e manager annessi), ai pulitori dei cessi delle stazioni centrali, per finire con i nostri tanto vituperati parlamentari. Invece, mille euro, li riserverei soltanto a quei citrulli che hanno fatto il presidente del consiglio e che conoscono i numeri del Bilancio dello Stato e non hanno percezione della differenza che passa tra la miseria e qualcosa che non lo è.

lunedì 31 luglio 2017

Il riscatto

Il Solleone è, solitamente, il periodo più indicato per dire cazzate e una più, una meno, in particolare a futuri fini elettorali, per accalappiare cioè il consenso di una fetta di giovani elettori neolaureati, disoccupati o poco occupati, comunque senza posto fisso e prospettive pensionistiche orripilanti, un boccaperta governativo ha buttato l'amo in un lago pieno di internauti che abboccano facile facile. E sia concesso loro sperare in bene, smettiamola con l'invidia sociale tra mortidefame: vi abbuoneranno gli anni di università? E pigliateli e metteteli in saccoccia.

Per celia, una dozzina d'anni fa, feci anch'io domanda all'Inps per il riscatto della laurea, ma ancora è - ho verificato oggi - una domanda in fase di lavorazione (così come quella per la ricongiunzione dei contributi, domande entrambe fatte nel dicembre 2005 e ancora, ripeto, in fase di lavorazione).

Qualche mese fa chiamai il call center e una operatrice che rispondeva dall'Italia (ci tengono a dirlo che rispondono dall'Italia, spero per loro dalle isole Formiche), mi disse, appunto, che la mia domanda era in fase di lavorazione e che l'esito mi sarebbe stato comunicato via raccomandata, con scritto l'importo del riscatto e le modalità di addebito, e che avrei avuto tempo un mese per non accettare, altrimenti sarebbe valso il silenzio assenso con conseguente prelievo sullo stipendio.

A me queste faccende burocratiche mettono ansia, anche perché una raccomandata può arrivare senza farci caso (senza che firmi io, per intenderci) sicché oggi richiamo l'Inps e un'altra, più simpatica, operatrice, che rispondeva anch'essa dall'Italia, si è informata presso l'ufficio competente e mi ha risposto che non mi devo preoccupare, che non c'è il silenzio assenso e l'addebito sullo stipendio, e che basta non pagare il primo bollettino affinché tutto decada.

«Mi scusi, potrei tuttavia sapere, in linea di massima, a quanto ammonta l'importo del riscatto?», le ho chiesto.
«Un vero e proprio riscatto, credo», risponde divertita l'operatrice, pur non dicendomi una cifra ma indicandomi che nel sito dell'Inps c'è la possibilità di calcolarlo approssimativamente.

Così ho fatto, indicando come parametro soltanto gli anni del mio corso di laurea (4).


20.624,13 euro sulla base del reddito minimale degli artigiani e dei commercianti.
Ma dato che il mio reddito, anch'esso minimale, è leggermente più alto, ho rifatto il calcolo ottenendo che, per riscattare la laurea, dovrei esborsare circa 27 mila euro.

Embè: spero che la mia domanda resti in fase di lavorazione permanente.


martedì 14 giugno 2016

Pensione revolving

La rata del prestito pensionistico per chi dovesse anticipare volontariamente l'uscita dal lavoro di 3 anni rispetto all'età di vecchiaia potrebbe arrivare al 15% della pensione per i vent'anni nei quali si ripaga il prestito. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Tommaso Nannicini rispondendo ai cronisti su quale possa essere la rata massima per l'anticipo della pensione. [Ansia]
Poniamo che, se va in porto questo progetto, un lavoratore scelga di anticipare di tre anni il congedo pensionistico e che l'importo netto della sua futura pensione sarà intorno alle 1.000/1.200 euro (considero le vacche grasse del sistema contributivo).
In tal modo, dovrà restituire all'Inps i contributi mancanti ricevuti in anticipo, con un piccolo prestito ventennale pari al 15% dell'assegno mensile percepito.

O vediamo: il 15% di 1.000 euro è 150€, mentre di 1.200 è 180€.

Dunque

a) 150€ al mese per 12 che sono i mesi che ci sono in un anno per 20 che sono gli anni = 36.000€
b) 180x12x20 = 43.200€

Un modo da figli di puttana per far pagare la liquidazione ai lavoratori.

domenica 20 marzo 2016

Ciascun apra ben gli orecchi e non solo

Tito Boeri non è un bischero e i suoi due conti li sa fare, e fare bene (sempre all'interno di una logica di sistema, ça va sans dire). Ma, a volte, anche ai più assennati una cazzata può scappare. Vediamo:
Domanda di Fubini e Marro: «Lei ha annunciato l’invio di 7 milioni di "buste arancioni" ad altrettanti lavoratori con dentro la simulazione della pensione. Quanti scopriranno che è più bassa di quello che si aspettavano? 
Risposta di Boeri: «In effetti molte persone avranno sorprese negative. In base ai nostri campioni, circa il 60%. Ma penso che avere questa informazione sia molto importante, perché consente di pianificare il futuro». 
Domanda: «Non teme che le brutte sorprese inducano a consumare meno, con effetti negativi sull’economia? 
Risposta: «Non credo che gli effetti siano così negativi. Ciò che deprime i consumi è l’incertezza. Invece noi qui stiamo dando più informazioni».
Egregio Boeri, capiamoci (o capimoci o famo a capisse, Gasparri docet): se lei prima sostiene che almeno il 60% di coloro che hanno fatto la simulazione della pensione futura hanno visto che «avranno sorprese negative», vale a dire: avranno una pensione da fame, non può credere di consolare o rabbonire tale platea generazionale con delle semplici «informazioni» che informano i futuri pensionati sul loro futuro ricolmo di stenti e miseria. Infatti, lei che è un esimio economista, quale altro modo conosce di pianificare il futuro se non risparmiare ovvero di grattare le croste, a fronte del reddito percepito da coloro che rientrano in quel 60%? 
Ma se risparmiano, come faranno a mantenere lo stesso livello di consumi? 
Risposta di Boeri: «Dovranno essere meno incerti e più allegri».
Ho capito. Ovvero, non ho capito un cazzo.

Ciascun apra ben gli orecchi, 
di doman nessun si paschi, 

oggi sìan, giovani e vecchi, 
lieti ognun, femmine e maschi. 
Ogni tristo pensier caschi: 

facciam festa tuttavia. 
Chi vuol esser lieto, sia: 
di doman non c’è certezza. 

venerdì 6 novembre 2015

Previdenze sociali


Nell'articolo in questione si esprime la valuta in dollari, riferendosi in particolar modo ai pensionati americani, ma immagino che sia un fenomeno già in atto anche in Europa e in Italia: qui, a quanto ne so, i pensionati che decidono di "emigrare" scelgono soprattutto le Canarie e, in misura minore, soprattutto per gli impavidi, Sharm el Sheik.

Comunque, per quanto ancora possa durare il mondo a sostenere questo sistema economico del cazzo, in cui - tanto per fare un esempio - un pensionato che prende sui mille euro mensili, se deve pagare l'affitto e le spese condominiali, vive, di fatto, al di sotto della soglia di povertà, quel che mi domando è perché lo Stato italiano non sfrutti a suo favore questa tendenza, soprattutto individuando delle zone del Belpaese dove sarebbe bello e possibile vivere ottimamente, da pensionati, penso a certe zone del sud, isole comprese, che potrebbero adottare una politica attrattiva nei confronti di questo genere di "clientela", ché quanto meglio sarebbe svernare a Ragusa che a Las Palmas.

giovedì 17 ottobre 2013

Il diritto di acquisire diritti

Saltuariamente, mi capita d'inciampare in alcuni scandali del malaffare italico legalizzato e, com'è come non è, per non sbattere il muso in terra, cerco di proteggere la caduta con una fitta rete di pensieri populisti. Oggi ho tessuto questa, sui diritti acquisiti.
In una società liberal-democratica, i diritti acquisiti sono acquisiti una volta per tutte e amen. È il caso delle pensioni, ossia: coloro che hanno maturato la pensione sulla base di determinate normative, devono sicuramente veder garantite e rispettate le condizioni previdenziali che tali normative di legge preconizzavano. Che, invece, nel corso degli anni, alcune generazioni di lavoratori abbiano visto e vedano cambiare in corsa i criteri per ottenere anch'essi la pensione - criteri che avevano sottoscritto al momento in cui hanno iniziato a versare i propri contributi previdenziali - beh, anche questo è un dovere, garantito costituzionalmente, di prenderlo nel didietro di traverso, senz'altro lubrificante che quello delle lacrime della Fornero.
Insomma, i diritti acquisiti sono garantiti costituzionalmente: cioè a dire, anche se il parlamento (ah, ah) legiferasse, ad es., per far diventare tutte le pensioni d'oro delle pensioni d'argento, la Corte Costituzionale direbbe che no, la cosa non si può fare, perché, appunto, i diritti acquisiti sono acquisiti. 
Il guaio vero, però, l'assurdità, a mio avviso, è che il diritto di acquisire i diritti acquisiti, invece, non sia parimenti costituzionalmente garantito.  
E questa è un'aporia costituzionale bella e buona, dacché da una parte ci sono certuni che devono sottostare alla Legge del Menga, mentre cert'altri, più fortunati (?), che sottostanno alla Legge del Volga e questo, indubbiamente, cozza contro l'articolo 3.

domenica 1 aprile 2012

Previsioni pensionistiche

Uno splendido Formamentis mi offre il destro per una sinistra considerazione: noi ragazzi di mezz'età, ovvero uomini e donne arrivati nel mezzo del cammin eccetera, quando arriveremo all'incirca all'età degli esodàti (i quali - spero vivamente per loro - riceveranno il dovuto, il pattuito, quello che gli spetta insomma, anche se ancora devono soffrire), noi insomma, generazione di non più giovani ma ancor non vecchi sufficientemente per avere una trentina e passa anni di contributi, quando avremo circa 62-65 anni, cominceremo a bestemmiare così forte, ma così forte che verrà giù Cristo con tutti i santi del paradiso, i quali andranno davanti alla pensionata ministra Fornero per chiederle: ma signora mia, che riforma pensionistica del cazzo ha combinato mai?

martedì 6 dicembre 2011

Mi chiedi cosa vuol dire


Al Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, per conoscenza

Mi chiedi cosa vuol dire
la parola alienazione:
da quando nasci è morire
per vivere in un padrone

che ti vende – è consegnare
ciò che porti – forza, amore,
odio intero – per trovare
sesso, vino, crepacuore.

Vuol dire fuori di te
già essere mentre credi
in te abitare perché
ti scalza il vento a cui cedi.

Puoi resistere, ma un giorno
è un secolo a consumarti:
ciò che dài non fa ritorno
al te stesso da cui parte.

È un'altra vita aspettare,
ma un altro tempo non c'è:
il tempo che sei scompare,
ciò che resta non sei te.

Giovanni Giudici, La vita in versi, Mondadori, Milano 1965

I diritti (quasi) acquisiti

Per molti, forse per troppi, il lavoro non è una scelta, ma un obbligo, un travaglio, una necessità. Più o meno tutti sanno come sono andate le cose in Europa. Le lotte operaie e le conquiste sociali del Novecento, la ripresa economica del dopoguerra e il fatto che, nel dopoguerra e perlomeno fino agli anni 80 dello scorso secolo, la popolazione lavorativa era nettamente superiore ai pensionati. Nel dopoguerra poi i pensionati erano pochi, o sbaglio? Sicché, vuoi perché c'erano più soldi da spendere (il Pil cresceva), vuoi perché si poteva fare debito per spenderli, lo Stato, fino alla riforma Dini di qualche lustro fa, dette speranze pensionistiche allettanti per un buon numero di cittadini. Molti ne hanno beneficiato e beneficiano. Sono i famosi diritti acquisiti. E io, a scanso di fraintesi, sono un fermo sostenitore dei diritti acquisiti. Prendiamo, per esempio, i baby pensionati (è una mia fissa, lo so). Una legge permetteva ai dipendenti pubblici di andare in pensione dopo 19 anni 6 mesi e un giorno col sistema retributivo. Chi c'è rientrato c'è rientrato e amen. Mica hanno rubato niente, per carità. C'era questa legge e ne hanno approfittato (l'avrei fatto anch'io: chi non l'avrebbe fatto alzi la mano). I diritti acquisiti sono inviolabili. 
Ma ditemi voi una cosa: è da bolsevichi dire che, in casi come questo descritto da Olympe de Gouges, per coloro che hanno superato una certa soglia lavorativa (quasi 40 anni di lavoro) è davvero una cosa infame pretendere una pensione decente? Me lo spiegate per favore la differenza che c'è tra un diritto acquisito e uno quasi acquisito?
Vedersi sfumare sotto gli occhi quello che era un loro diritto quasi acquisito è roba da prendere le armi contro il mare di guai e, combattendo, finirli (per questo ha pianto la Fornero? Perché ha sentito, dentro sé, tutta la rabbia, tutti gli accidenti che graveranno sulle sue spalle?).
E poi: ma perché col nuovo sistema contributivo per tutti non danno la possibilità a tutti i cittadini di gestire i soldi destinati alla propria pensione come gli pare e piace, senza l'obbligo di darli in busta paga mensilmente (come per i dipendenti) o a rate (come per gli autonomi)?

Ma per ritornare ai 42 anni e passa di lavoro per sperare di andare in pensione... Immaginate i lavori usuranti. Immaginate, per esempio, se la prostituzione fosse regolarizzata e, sulle marchette, le prostitute (o i prostituti) ci dovessero pagare la pensione. Ministro Fornero quanti ettolitri di saliva andrebbero sputati per raggiungere l'agognata meta?

N.B.
Il video è preso da qui. Ed è un manifesto della  European Women’s Lobby

Campaign against the prostitution english version from Black Moon prod on Vimeo.