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| Giovanni Giudici, Il male dei creditori, Mondadori 1977/1986 |
sabato 25 giugno 2016
Cul-de-sac
martedì 13 ottobre 2015
Frammento di politica
......
......
......
......
Il bruco contorsionista
e blatta e rospiciattolo
in quella sua merdosa gimkana di distinguo
per scartare il fetore
di tutti i morti ammazzati dalla sua parte
Che vedi - ti spiegavo
contarli a milioni non serve
perché anche immenso il numero è astrazione
mentre ogni vita presa ad una ad una
è irripetibile opera d'arte
La spia il delatore che tuteggiavo
per equivoco di buon cuore
quando sapevo che il mio dovere morale
con in pugno la Walther calibro nove lungo
era sparare.
Giovanni Giudici, O beatrice, Mondadori, Milano 1972
Il Senato s'è morto. Ammazzato.
Amen.
martedì 14 aprile 2015
lunedì 6 ottobre 2014
sabato 5 ottobre 2013
Descrizione della mia nebbia
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| Giovanni Giudici, O beatrice, Mondadori, Milano 1972 |
mercoledì 9 gennaio 2013
Il prezzo del sublime
venerdì 28 dicembre 2012
Con lei
il giugno lontano, la parola cuore,
i denti come perle duri sul bacio inesperto,
la mano timorosa, il contemplato pudore.
A ripensarci, lei era poco più d'una sciocca,
oggi diresti che la mette giù dura,
e molto meno ti chiede colei che ripete:
cinquemila in albergo e in macchina due, con la bocca.
Giovanni Giudici, La vita in versi, Mondadori, Milano 1965.
P.S.
Non badate alla data di pubblicazione e non pensate all'inflazione, né alla “vecchia” lira; i versi finali sono molto corrispondenti alla realtà: il ragioner Spinelli, infatti, ne sa qualcosa.
domenica 20 maggio 2012
Il verbo fu dopo la cosa
sabato 25 febbraio 2012
Pensami nella mia camera ingombra del mio niente
anch'io sono un bambino - ma è assurdo.
Non può avere la voce uno che non è qui
né braccia né potrei volendo cullarlo a mia volta.
Pure il bambino vero tace se resto in ascolto
della sua finta voce nella mia finta pace.
Pure gli posso far dire ogni parola che voglio:
mio amore quanto errore e dolore ci divide
quanto futuro senza futuro si spalanca.
Vuole mettere ordine vuole che mi riposi.
Gli posso far pensare ogni pensiero che voglio:
lei pensa che io penso - mi penserà.
Pensami nella mia camera ingombra del mio niente.
Pensami nel mio niente carico di tutto.
Di me diranno che ho visioni che sono magra.
Di me diranno abbia cura della salute.
Ma tace il bambino vero se resto in ascolto.
Tace se resto in ascolto il tic-tac dell'orologio.
Mi ha detto non avere paura non è quello il tempo vero
non guardare non toccare le vene sulle tue mani.
Giovanni Giudici, Autobiologia, Mondadori, Milano 1969* [tale componimento è il secondo di una sezione interna alla raccolta dal titolo La Bovary c'est moi]
martedì 6 dicembre 2011
Mi chiedi cosa vuol dire
giovedì 15 settembre 2011
Amparo
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| via |
martedì 31 maggio 2011
I segni della fine
sabato 20 novembre 2010
La memoria dei sensi
venerdì 8 ottobre 2010
Radianze
Il frattempo di un lontano -
Turbarti alle mie carte del mio odore
Oserai con la mente e con la mano
Cane di punta per cagna in tremore
Snidami in ogni senso amore caro -
E nella virtuosa perversione
Tutto il miele di me sperda l'amaro
Ascolta il respirare in uno sguardo
Tendi fisso l'orecchio al mio sapore -
Tocca il filo del gemito aspettato
Premi ogni mia parola al tuo palato
Lascia a chi arrida il trionfo del duro
L'adulta malizia del pelo -
Alzami al punto alto dov'è il futuro
Il salto al più rischioso vero
Stammi vicino in tutti i sensi amore mio
Mio esistere non veduto -
Chi parla al Vuoto parla a Dio
A un telefono muto.
Giovanni Giudici, Lume dei tuoi misteri, Mondadori, Milano 1984
sabato 25 settembre 2010
Sembiante
Da molti mesi un mesto sogno Avevo da raccontarti Nel quale tu mi comparivi E io temevo di guardarti Non con il viso tuo di quando Già sento un grigio di tempesta Negli occhi sommersi e spenti Nel tuo distrarre la testa Verso il paese senza luogo E al punto che mai sarà Quel punto uguale al suo contrario Dove è stretta la verità Eri in un chiuso vano e alto Avevi un viso di dolore Tu mi guardavi mi parlavi Ma non udivo le parole | Benché volevo accarezzarti Supplicarti - non far così Mi fai piangere, assomigli Senza il sorriso ad Arletty Perdona la mia paura Mio solo grande peccato - Per quell'inezia che divide Ciò che non è da ciò che è stato Ma le mie mani erano aria Non ti potevano tenere - Del sogno restò soltanto Un sale di lacrime vere Con te nel chiuso vano e alto Da me volata via - Io nel mio letto steso e stanco Fra l'enigma e la bugia. |
domenica 11 luglio 2010
I vicari
Quel pomeriggio che mi dovevano esaminare
Sulle principali verità della fede
Superata ogni prova preliminare
Ero vicino al giudizio più alto
Ti interrogherà – dissero
Non proprio Gesù Cristo né il suo vicario che è il Papa
Ma il Cardinale vicario del vicario
E se lui anche dovesse mancare
Sempre al suo posto c'è un quarto
Rosso e nero talare –
Vieni, noli timère
Rispondi calmo senza mangiarti le parole
Mi domandò se prima che Mosè
Promulgasse i Dieci Comandamenti
Il mondo era dunque una giungla
Di ruberie bugie e ammazzamenti
Un trabocchetto – subito me ne avvidi
Sicché con occhio furbetto di sguincio
Guardando al Padre prefetto che mi scortava
Benché un po' di baruffa mi sembrava
Gli dissi la risposta che avevo imparato –
Oh no, monsignore
I Dieci Comandamenti erano ancora da venire
Ma già li avevano nel cuore
Però nel coro delle ammirate approvazioni
Inebriato mi posi a considerare
Che se un qualche canonico impedimento
Li avesse tolti di mezzo provvidenziale
Un dopo l'altro – Vescovo e Cardinale
E finalmente il Papa – chi c'era più
A chiudermi la strada per arrivare a parlare
Col nostro signore Gesù.
Giovanni Giudici, Il ristorante dei morti, Mondadori, Milano 1981.
giovedì 6 agosto 2009
I fornicanti
Ascesi dall'ascensore
L'ultima rampa a piedi sospiranti
Speranzosi chissà se mai l'amore -
Lui discreto ma pimpante
Architetto del grande piano
Lei col cuore già alle gambe
Lui sussurrante ecco ci siamo
Giovanni Giudici, Lume dei tuoi misteri, Mondadori, Milano 1984
domenica 5 luglio 2009
Corpo
la tua pietà.
Io - che senza posa esploro
il tuo pensarti e pensare.
E al fondo dell'immenso mare
paragono il tuo fondo:
quel che in te e di te
viaggia oltre questo apparente
esser fermo in un luogo o su un letto
e si modifica - sostanza del tuo aspetto
oltre questa apparente
tua identità.
Corpo - di odore e calore,
di fuoco, di luce e di vapore.
Corpo - votato alla cenere
e all'inconsistenza solitaria di sé.
Tu che per darti non puoi non bruciarti.
Tu che non puoi aggrapparti all'attimo che ti ama.
Corpo - curiosità
animalmente inerme che si fruga
in un gioco di bambini fra le siepi.
Corpo - che in altro corpo si verifica
e in esso è bramoso di specchiarsi,
di stamparsi con un'impronta di tremore.
Corpo - chiusa monade
se spranghi le porte e finestre dei tuoi sensi.
Corpo - spogliato e illuminato.
Corpo - di luna e di sole.
Corpo - silenzioso e paziente.
Corpo - che nessuno sguardo ha ricordato.
Corpo - quando deborda
oltre gli stretti confini della mente
e naviga verso la sua propria distruzione.
E per un'ombra, una ruga minima sul ventre
o un tratto sgraziato del piede dichiara
la sua melanconia irrimediabile.
Corpo - offeso e adorabile.
O puro spirito.
Giovanni Giudici, O beatrice, Mondadori, Milano 1972.
mercoledì 27 maggio 2009
En honneur de
E corona a un rosso sole
Assaporo il tuo sapore
Madremare con più sale
Alle dita il tuo tepore
Liscio sguscia umida sera
Mio respiro è il tuo odore
Lingua tacita e segreta
Di pensieri ti circonda
Ognuno dei cinque sensi
Alla duplice colomba
Del tuo seno li dispensi
Poi ti volti e sei la luna
Bianco pane del tuo dorso
Solco e filo che risalgo
Alla dura intatta cruna
Alla gloria dei capelli
Al bel gelo che mi fende
Dai tuoi occhi alla tua bocca
Che mi pènetra e mi prende
Che non sono più me stesso
E in te sola mi converto
Nel tuo corpo nel tuo pari
Perdo il segno del mio sesso
Nella pace del tuo altare
A cui prego genuflesso
Nella perla del tuo volto
Nel pulsare del tuo petto
Buia tana vegetale
Nella morte del tuo odore
Ti conosco mi conosco
Nell'amaro del tuo sale
Giovanni Giudici, Il ristorante dei morti, Mondadori, Milano 1981
P.S. Una delle più belle poesie d'amore del Novecento. Da leggere sottovoce a chi si ama, prima dei pasti.
martedì 12 maggio 2009
La vita in versi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l'evidenza dei vivi.
Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.
Nel sotto e nel soprammondo s'allacciano
complicità di visceri, saettano occhiate
d'accordi. E gli astanti s'affacciano
al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime - l'infame, l'illustre.
Inoltre metti in versi che morire
è possibile a tutti più che nascere
e in ogni caso l'essere è più del dire.
Giovanni Giudici, La vita in versi, Mondadori, Milano 1970








