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sabato 27 aprile 2013

I calzini

Di mio padre, i calzini -
alcuni nuovi, alcuni usati -
mi sono rimasti in eredità.

Chissà quali passi, quali lupini
si formeranno sui piedi sudati
o freddi nei corsi della città.

Gennaio 2002

venerdì 4 gennaio 2013

Allo sbaraglio

Sono allo sbaraglio fra un console
cieco ammonitore
e il calcolo asserragliato delle ore
- il freddo, il gelo, il sole:
la calenda di febbraio - sbaglio
a non affinare l'esercizio a
non approfondire con costanza
qualcosa che lasci di me abbastanza
traccia, segno duraturo:
«rem tene, verba sequentur»
ché in etterno non ce l'avrò duro
(ah, ça c'est sûr).

gennaio 1990

P.S. 2013
stavo a studiar letteratura latina
e romanza.

sabato 23 giugno 2012

Tra sole e ombra


Bello vederti tra sole e ombra
Spalle leggere che preferiscono ombra
E quello che mi chiedi improvvisamente
È di soddisfare la tua sete necessaria
Breve ricucitura di spazio
Di tempo vorresti dire leggera
Se il sole questo sole fosse un sole
Meno pericoloso e passeggero
Potessimo guardarlo in faccia come noi
Ci guardiamo i nostri occhi ora
Che ci lanciamo inaspettati segnali di pace
Carezze di sguardi sui nostri anni
Sulle nostre storie diversamente passate
Tra noi e il vuoto creatosi e cancellato
Nessuno saprebbe sorridere come te
Mi aspetto parole per colmare il lungo
Sguardo nel tempo alla ricerca
Di labbra e di mento su mento come te
Nessuno saprebbe nessuno direbbe
La sete la bella sete di baciarti le spalle
Come un raggio improvviso che buca l'ombra.

sabato 25 giugno 2011

Il lestofante

E non mi sembra vero
rimanere accanto a te
ad ascoltare parole
urlate, confuse, sole -
a fare compagnia a te
che non sei mai stato sincero.

Il motivo vero
è la ragion di credere che male non fa
udire disperazioni altrui
intelligibili anche nel volto buio
di una mosca che volare non sa.

Applicare sorrisi
su labbra illese
da continui movimenti di apertura:
anche per mangiare
fatichi
da fa paura.

Scaffali stipati, sbiaditi,
complessi, compressi, complicati
senza molti ideali.
Varietà di colori, di inchiostri
e finestra aperta, poco o niente,
esposta a ponente.

Crisi di riposi salutari
per la mancanza
di panchine nei viali solitari
e la noncuranza
della viabilità dei binari
su treni ormai ritardatari.

Pendii leggeri affaticano
il cammino:
sfiancato da asperità diafane
sciogli il cane
ma non s'allontana
dalla bestia-padrone.

Finalmente fontane!
Getti chiari, limpidi
rimbalzano, zampillano su pietre
fradice, consumate da gelide
acque di neve. Purtroppo un piede
finisce tra le decine di rifiuti
della discarica abusiva:
la sete è finita.

Vento: ti arrampichi a stento
in cima
ad un'improbabile collina:
e lo scompigliamento
ti piglia
in men che non ti dico.

Vento: discendi di corsa
giù per il campo arato:
ti fermi in fondo alla scesa
respiri col fiato sospeso
sorridi senza anima viva:
peccato per le scarpe sporche
di mota radioatttiva.

E mi è sembrato vero
restare accanto a te
ad ascoltare parole
pacate, decise, non più sole -
a fare compagnia a te
che non eri mai stato sincero.

Aprile 1987



martedì 26 aprile 2011

Nostalgica premura



Nostalgica premura del buonsenso
Ritagli prospettive in campo aperto
Con fare alquanto prolisso e melenso
Incespichi nei cespugli di certo

Infili passanti in ognidove
Rincorri terze pagine celate
Affrante tornano a galla le prove
Dell'esistenza spuria delle fate

Ah tu che te ne carichi metà
Sulle spalle e l'altra ficchi nelle tasche
Assaporando il fresco tra le frasche
Con la dovuta irresponsabilità

Garantisci con grazia al mio non fare
Sii causa del non essere male – da'
Schiaffi sorrisi affetti per tentare
Di mantenere salda l'umiltà

Aprile 1990

lunedì 28 marzo 2011

Il treno azzurro

Io sono qui di nascosto, seduto
in un treno azzurro. Le rotaie
arrugginite cigolano e piano
piano arriverò alla stazione
grigia e fredda, dove un facchino
immoto non esprimerà alcun segno
di esistenza – vera ed unica,
accessoriata di sogni nitidi,
tersi come immagini riflesse
in un video inossidabile e piatto,
telecomandato. Senza
prospettive distribuirò speranze
gratis e fiori colti in giardini
pensili: speranze invisibili,
inservibili, beffarde, fittizie.
E fammi pure un caffè di rose
nere o rosse, poca importanza
ha.

Gennaio 1987

giovedì 23 dicembre 2010

Il ri-morso

La partenza: di madreperla su mano
una traccia, un respiro, un divano
un principio di secondamano
un incedere che ha poco di umano

L'attesa: è qui che il tempo disperdo
è qui che avverto il peccato
di non capire che ciò che perdo
è qualcosa che non mi sarà ridato

Il momento: adesso non perseverare
col dubbio che stressa la vita
respira l'altrove oltremare
addenta la panna montata su dita.

domenica 14 novembre 2010

Fili d'argento











Divorante rumore sottile:
che cos'è che d'intorno ti smuove?
Una rabbia celata sotto il vile
pretesto di rincorrere alcove?

O pur forse il giorno malvagio
in cui desti prezioso conforto
intuendo il triste presagio
a quell'ombra che sapeva di morto?

È già tardi sognata presenza:
voci calde non danno riparo
silenzio respiro ed essenza.
L'asfalto bagnato riflette quel faro.

Tu alto, a viso aperto, bucavi
l'aria col mento rasato
i fili d'erba, gli elettrici cavi
la tela del ragno argentato.

venerdì 5 novembre 2010

L'estate dei pipistrelli




In questo caldo di metà ottobre
la notte cala prima il suo sipario.
Tutto ciò è secondario
all'inutile tuo andare
in bilico come Joseph prima
di partire sulla strada del peggio
(o del meglio, dipende).

Non puoi conciliare,
ti piaccia o non ti piaccia,
la vita indecisa e la faccia
sospesa nel fango
della passeggiata dei Templi
ove ripassi, del vivere, gli esercizi -
e il vento ti riporta tutti i vizi
che avevi gettato nel tempo.

La vedi davanti la scelta che frena
l'ultima scorciatoia, la piena
che romba lontana del fiume,
lo sguardo che cerca l'ultimo lume.
Meno male, non sei solo:
un formidabile pino silvestre
allarga più d'una gru le braccia
e lancia i suoi aghi a capofitto,
nel dirupo.

Arriva una folata e corri
la dove è acceso il fuoco. Bruci ceppi
di cerro; con l'attizzatoio pungi
le ruvide mattonelle. Avvampi,
togli il pullover, ti scompigli, aduggi
la parete, mimesi d'Oriente?
Col cencio umido avvolgi
i castrati marroni, seduto
li strizzi, li stringi, li abbracci, (ti bruci),
li sbucci uno ad uno, uno e trino
(uno su tre anche le castagne)
nel silenzio d'oro novembrino.

È l'estate dei pipistrelli,
li vedete abbracciare l'aria notturna
ghiotti d'insetti e di brezza.
La tua fame di carezze
è un'altra: muovi i polpastrelli,
incomincia la caccia.


martedì 26 ottobre 2010

Gioia ogm

Un uomo, una penna, una pena, una noia:
speriamo che tutta la gioia
manipolata non sia
geneticamente
ma sfiorata da mani di fata, da niente
che male faccia o male sia.

Quasi quasi metto una bomba
dentro me stesso, dentro questo vuoto d'essere
per vedere se ancora più a fondo
possa andare, alle dimesse
vestigia d'uomo destinato alla tomba:
povero cavernicolo, ossa sparse,
già di per sé abbastanza fossilizzato
da tristi legami.
Ma tu dimmi se in fondo mi ami
così esisto, resisto, mi vedo
mi distinguo tra le comparse.

E se esco lo schiaffo del vento
mi regala un sorriso
e non il ghigno perennemente spento
che trasforma in muso il viso.

(Così sento la mia faccia disegnarsi
ritrovare un profilo che temevo perduto
che qualcuno un tempo aveva visto nel muto
ritratto di un pianista del Cinquecento).

giovedì 7 ottobre 2010

Adagietto



Disperso
aspetto fragranze
dall'universo -
nel senso primordiale:
nuove stanze,
lucidati pavimenti...
Mi sento, mi sento
liberare dalla banale
sete di speranze:
mancanza, mancanza -
mi alzo, mi scrivo,
mi sento, mi sento
diverso?
Disperso,
fluttuante,
tenero amante -
parte di un tutto vivo.
Concorro percorrendo lo spazio
(lo sento, lo sento)
a ricucire lo strappo -
ritornare a fluire senza distacco,
dalla parvenza lontano
vibrante - tenero amante -
tra il punto e la retta
un segmento -
mi sento, mi sento
della partita (la vita?)
una mano.

domenica 20 giugno 2010

Le ultime parole...

...dell'Ufficiale de La colonia penale di Franz Kafka


Alzo il mio contegno su poche rocce

sparse, aspettando che il marchingegno,

regolato ad arte, stilli le gocce

ultime del mio sangue.

Sii giusto, porto scritto sul dorso

e nel cuore, e dell'erpice il morso

sento affondare e l'echeggiare passi

di un viaggiatore nel boccaporto.

giovedì 29 ottobre 2009

Come diosperi



Mi preparo a fare il baro,
a ingannare me stesso truccando le carte
facendomi perdere, andare sul verde
del prato bagnato di rugiada d'ottobre.
Sono bravo a giocarmi, a farmi rimbalzare come ciliegie
della slot-machine; ma compaio sempre da solo, non sbanco.
Qualcuno mi dica se sbaglio, se vado controcorrente;
mi dica se vivo da vivo o da deficiente,
obnubilato, obliterato, ottenebrato nella mente
dai richiami dello sfacelo occidentale.
Mi giro in vetrine, mi sbrino nei megafrigoriferi da ipermercato,
mi sforno, mi affetto, mi faccio due etti di me stesso.
Mi peso, m'impacco e mi presento svoltato alla tua tavola,
bambina, spero tu abbia appetito.
Son pronto, sono nelle tue mani: adesso addentami,
fammi entrare nella tua bocca
così finalmente parlerai di me.
Masticami lentamente, manducami,
fammi circolare nelle tue vene
quelle stesse tue di un tempo in cui mi abbeveravo
provocandoti dolci salassi.
Prova a dirmi se il mio ricordo è ancora buono
o se sa di benzene; in questo caso sputami,
fa' due passi tra il rosso del cinorrodo
e ricicla quel bene perso nel tempo.
Che qualcuno lo colga anche più tardi,
va bene lo stesso, come fosse un diospero maturo.

venerdì 11 settembre 2009

Forbici



Ho deluso le mie aspettative
quando sono uscito dal bivio
in cui m'ero immesso, o trivio -
non ricordo, c'ero mica c'ero,
ero mica ero formica,
lattuga con dentro cocorbice¹
pacchi e pacchetti d'aprire con forbici
musicali e arrampicarsi su alte gru
e tagliare la corda come facesti -
dimmelo tu cos'è quello che ancora ci manca
Venditti dixit un tempo che fu -
e non c'ero mica, non c'ero amica, ero
lì al fianco del banco con una notte
di bianco dilavata a cercarti in grotte
in caveau assordanti d'aria avvelenata
e inventai una rima per te baciata
affrontai una ripida salita, ardita
di sale schiacciata, bruciata.
Ora esco dal forno, è giorno,
tutto abbrustolito come nera crosta
e tu sai quanto mi costa
essere sincero, quanta fatica
chiedere tepore di fica o tenere
un discorso che regge; ma ora
ti stringo la cinghia, ti allaccio
la faccia, ti benedico una guancia
ma tu mi sputi e più non discuti
perché non capisci quello che dico
quello che cerco è perduto nel tempo
ma non reagisco mi fermo e sorrido
che costa di più fare tristi i visi
in questi momenti di crisi.

¹ Trattasi della Forficula auricularia, così chiamata dalle mie parti.

mercoledì 8 luglio 2009

Cornucopia di un addio



Quando mi dicesti addio
io non ero me stesso
così lo dicesti ad un altro
che tu pensavi ch'io fossi.
Dunque da te non mi mossi
ti restai attaccato e fosti
costretta a portarmi in giro
con nonchalance e rassegnazione.
Fui davvero maleducato
a non lasciarti in pace
a perseguitarti a non darti respiro.
Ma vedi d'altra parte
dicendomi addio mi lasciasti
senza fiato e a non respirare
fui io per primo.
Quel ch'è fatto è reso
quel ch'è reso è fatto:
io sono la tua protesi dentaria
non prendermi per matto.
Ti feci un'impronta e presi il calco
al tempo in cui ti basciavo tutto tremante
e lì mi sono inserito: nella tua bocca.
Conosco il tuo genoma
ho impresso dentro me il tuo dna
per cui non mi puoi sfuggire.
Conosco le istruzioni per ricrearti
in ogni dove in ogni tempo e spazio.
Se vuoi liberarti di me devi
portarmi in Corea da uno scienziato pazzo
che mi produca una copia personale
esatta di te - un tuo bel clone.
Allora forse avrai la pace
e io una cornucopia da consolazione.

mercoledì 22 aprile 2009

Une promenade



Se nascondessi il mio Sé
e mi dimenticassi di me.
Se mi lasciassi da parte
sparpagliato, come un mazzo di carte
scozzato.
Se tu mi trovassi
abbandonato tra spini e sassi
d'un terrazzamento toscano,
mi daresti la mano
in quel caso? Me la stringeresti?
A corsa prenderesti
facendomi volare come la sposa
di Chagall, un aquilone rosa
che smuove le giovani foglie dei tigli,
che soffia sussurri e bisbigli
tra i capelli tuoi scompigliati.
Ti fermi: siamo ancora incollati?
Ricorda: io sono un puzzle di mille
unità che, per ricomporre, le pupille
tue dovranno faticare.
Sarà difficile come improvvisare
una partita di scacchi sul mare
in tempesta.

[2007]

mercoledì 1 aprile 2009

Sonettino

*

Non c'è grazia, non c'è levità
Per sfuggire al pensiero presente
Che tiranneggia e tormenta di niente
Lo spirto sconfitto e sopito d'ansietà

E carezzami pure una guancia
Tenera ninfa che strusci marciapiedi
E sennò fa' un po' come credi
Sia meglio per te, magnifica bilancia

De' seni tuoi all'unisono subisco
Fascino e splendore e non m'incresce
Questa soave persecuzione

Ma presto, ben presto, cambio opinione
E vorace cerco aria come acqua un pesce
E del sole copro con mano il disco

*Foto di Man Ray, En pensant

venerdì 20 marzo 2009

Su per Montélleri



Quadretto in cui s'accapiglia
quel gesto che svelò la dimora
che sciolse domina da signora
afflato dove il volto si scompiglia.

Disamore rotola e cade, masso
pesante giù per la strada, ma cartelli
non ce n'erano ad avvisare il passo
malcerto e stanco su per Montélleri.

Ovvio e sicuro l'ansimare lasso
che sfigura contorni e dona orpelli
allo sguardo che dal raggio più basso
va alla costellazione dei Gemelli.

Dimostrerò recrudescenza
ma non piccarmi o far bizze:
solo per rigore; ed un'essenza
esalerà tra fumi e stizze.

Staccarsi da un'altra placenta
è naufragio, è smarrimento:
sentire che si ripresenta
il trauma dello svezzamento.

È vero, ti amo, ti stringo, mi
struggo e soffro, oh se soffro
e non va né su né giù, qui
nella gola rimane il groppo.

Ora la nostra variegata età
mostra il sentiero a chi non sa;
e chi sa avverte trista pietà
diminuzione dell'ansietà.

Non più il percorso è percorribile:
ricominciare daccapo, stesso
impegno, stessa dedizione; lo scibile
umano va ripetutamente commesso.

Dal ventre, dalla fronte, dal polpaccio
ricomincia la strada: scarpe nuove.
Sperare che là oltre i vetri piova,
non fare per fare, disfare e mi faccio.

Torna presto, musa, tra le mie mani:
torna cartina geografica
torna sole, balsamo degli umani,
sapore, odore, tocco la tua.

1991

martedì 6 gennaio 2009

Isola



isola seduta culo in terra gambe all'indiana
sulla moquette tenera le spalle poggiate
porto sicuro sul materasso duro come
mi piace la schiena baciata distesa riposata
pace un sussulto prepara memoria uno
scaffale di ricordi in continuazione la vita
la vita le note che invadono sì leggere
gli scalzi ondulare làsciati làsciati andare
sciolto da tutto un filo soltanto ma vola
vola aquilone vanto del cielo bacia le nubi
tranquille sedere sul prato affascinati su
su in fretta a corsa a corsa è ora di partire
ma una parte rimane migliore migliore
e che parte magnifica arte richiami si sale
si scende le scale un fischio veloce i piedi
senti tremare ripiglio il mare indeciso isola