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domenica 5 dicembre 2021

La libertà personale era inviolabile

È così: tutte, o quasi tutte le pattuglie di carabinieri, polizia, guardia di finanza e polizia municipale dalla Val d'Aosta alla Sicilia, sono andate, in questi giorni, dai gestori di locali pubblici (bar, ristoranti, alberghi, pizzerie, birrerie, negozi di ogni tipo) ad avvisare, avvertire che, da domani, entra in vigore il super certificato verde e che loro, i gestori, sono gli addetti al controllo, loro dovranno verificare se i clienti sono in regola e se a un controllo delle forze dell'ordine qualche cliente risulta sprovvisto, per i gestori saranno guai, multe salatissime, minacce di chiusura del locale.

Io non so quanto ci metteranno a fare lo stesso nelle case.

venerdì 16 giugno 2017

Iva soli

«C'est triste des gens qui se couchent, on voit bien qu'ils se foutent que les choses aillent comme elles veulent, on voit bien qu'ils ne cerchent pas à comprendre eux le pourquoi qu'on est là. Ça leur est bien égal. Ils dorment n'importe comment, c'est des gonflés, des huîtres, des pas susceptibles, Américains ou non. Ils ont toujours la conscience tranquille». 
Louis-Ferdinand Céline, Voyage au bout de la nuit


Più o meno è vero: abbiamo la coscienza tranquilla, da brave ostriche.  La sera, la notte arrivano e che vuoi fare? Vuoi metterti a litigare con te stesso sullo Ius soli? Non posso. Fossi lussemburghese, forse. Mi batterei con vigore affinché altri non lo diventino. Ma italiano, suvvia, lo sia chiunque: che c'è di prezioso in sé nell'esserlo? Il parlarlo e lo scriverlo, forse. Altro? Ad esempio: pagare la tassa di circolazione dell'auto, della caldaia e dei pannelli solari alla Regione di appartenenza?

Per risolvere la questione: io darei la cittadinanza onoraria a tutti coloro che la richiedono, indistintamente. Con l'Iva al 22%.

lunedì 17 ottobre 2016

Appunti usuranti

A lavoro usurante corrisponde un lavoratore usurato.
Quali parametri usare per stabilire con correttezza quali lavori sono usuranti e quali no?

È indubbio che alcuni tipi di lavoro siano più usuranti di altri. Sia in termini di consumo mentale che fisico.

Ma siamo proprio sicuri che qualche lavoro sia escluso dal concetto di usura?

Mettiamola in questi termini: quante persone lavorerebbero se potessero vivere senza lavorare, ossia senza vendere sul mercato del lavoro la propria forza, la propria capacità lavorativa?

Chi è che lavora per divertimento, per passare il tempo, per gratificare la propria condizione esistenziale?

Quante mani alzate vedete laggiù?

Riassumiamo: la maggioranza delle persone nasce in una condizione in cui, a un certo punto della vita, o vende la sua forza lavoro o si barcamena con mille espedienti, tipo dormire nelle stazioni, mangiare alla croce rossa, farsi il bagno nei bagni pubblici e cambiarsi i vestiti una tantum perché hai le mutande incrostate.

Io ho conosciuto alcuni di questi tipi umani e mi ci ero anche affezionato, tranne alla puzza.

Non lavoravano. A uno, al compiere dei 65 anni, perché aveva comunque fatto una ventina d'anni di lavoro, gli dettero la minima (prima campava con le mance dei preti). Se la fotteva in tre giorni di albergo per dormire e mangiare e poi punto a capo.

Non faceva lavori usuranti, no: ma era usurato fin nel midollo.

Io alle facce di cazzo sindacali con le trippe da cintura sbottonata dopo mangiato gli strofinerei le palle in terra così per fargli capire da dove vengono e dove vanno le usure.

Tra parentesi: io sono cattivo, ecco, almeno ci provo.

Per non parlare delle facce di cazzo di governative.

Vox populi, che è vox dei, dice non ci sono più soldi. Benissimo. Vedete perché sono cattivo? Perché non ci credo. I cattivi non credono a un cazzo e se incontrano un dio gli chiedono di aiutarli a discredere, a screditare il credo.

Il lavoro usurante dei giovani mortificati dai voucher e dal merdoso job act li mette naturalmente contro gli adulti a un passo dalla pensione perché vulgata vuole che la giustizia di ora provocherebbe ulteriore ingiustizia per chi la pensione – in previsione – proprio non l'avrà.

Guerriglie tra poveri morti di fame. Neanche i primi della classe, gli stronzetti che pontificano alla radio, se ne avvedono. E mettono contro partite iva e dipendenti, privato e pubblico, mai nessuno che infili un dito nell'occhio o nel buco del culo giusto.

Schermaglie volgari, giustappunto.

Io volevo dire stasera che tutto il lavoro erode (da Erode, gran figlio di puttana che eppure poteva non esserlo) e usura.

Solo coloro che sanno sfruttare, erodere, usurare al meglio il lavoro altrui (un lavoraccio anche questo, nevvero) vivono senz'attrito, in sospensione, perché evitano la vita che non desiderano.

Chi lavora non desidera lavorare, è costretto a lavorare. Farsi piacere il lavoro è una costrizione. Dice qualcuno che non sarebbe nessuno se non avesse il lavoro. O bravo bischero. Ma tu sei nato con il lavoro appiccicato addosso come i coglioni?

Articolo Uno: l'Italia è una repubblica fondata sui.

mercoledì 13 aprile 2016

Riformatemi

La riforma costituzionale? Penso sia altamente incostituzionale.

In altri tempi, quelli in cui mi dibattevo (moderatamente) negli spalti della politica (non c'è posto in campo per gli scarponi) a fare il tifo per una parte (la sinistra), mi sarei lasciato prendere la mano dallo sdegno e mi sarebbe persino presa voglia di sbandierarlo su queste pagine del fatto che la presente riforma costituzionale lede assai gravemente il principio cardine della sovranità popolare, segnatamente riguardo ai modi in cui essa potrà esercitarsi (esprimersi); infatti, al già scarso potere sovrano di eleggere dei rappresentanti, si aggiunge definitivamente che gli eletti saranno dei meri schiaccia pulsante che approveranno leggi decise altrove. 

Ma vabbè.
Dal marzo 2013 son uscito dallo stadio e col cazzo che mi ci rivedono alla partita. Certo, subisco le contese, non riesco a esserne completamente fuori, ma non le patisco. Faccio spallucce per scrollarmi di dosso gli ultimi resti di indignazione e mi consolo - magramente - pensando che questo modus operandi del riformismo suppositoire possa un giorno venire buono per diffondere estesamente lo stesso senso di schifo e disappartenenza alla res pubblica che pubblica non è, bensì completamente privata e schiava di interessi che non mi riguardano (se non le bucce o le croste - ottanta euri! ottanta euri! - o i gagliardetti della storia patria pace amore e libertà).

Vado a ungermi.

martedì 13 ottobre 2015

Frammento di politica

......
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Il bruco contorsionista

e blatta e rospiciattolo
in quella sua merdosa gimkana di distinguo
per scartare il fetore
di tutti i morti ammazzati dalla sua parte

Che vedi - ti spiegavo

contarli a milioni non serve
perché anche immenso il numero è astrazione
mentre ogni vita presa ad una ad una
è irripetibile opera d'arte

La spia il delatore che tuteggiavo

per equivoco di buon cuore
quando sapevo che il mio dovere morale
con in pugno la Walther calibro nove lungo
era sparare.

Giovanni Giudici, O beatrice, Mondadori, Milano 1972

Il Senato s'è morto. Ammazzato.
Amen.

sabato 3 ottobre 2015

Riforme astrali

«L'articolo 2, definito il cuore della riforma, stabilisce che il futuro Senato sarà "composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal presidente della Repubblica". I nuovi senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali che dovranno sceglierli "tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori". La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà "in proporzione alla loro popolazione" e nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. Due senatori spetteranno anche a Trento e Bolzano.»

Se - e capite bene che questo "se" la dice lunga - quanto sopra fosse stato approvato ai tempi in cui a capo del governo c'era Berlusconi, è  probabile che sarebbe venuto giù il mondo, mediaticamente parlando, e anche agorafobicamente berciando, a girotondare, a bellaciaare una mattina mi son svegliato, e le Monde e the Guardian e el Pais e la Frankfurter Allgemeine a fare l'eco che gli italiani correvano un serio rischio democratico, appelli, firme, palme d'oro, premi nobel, forza, non lasciamo solo il Belpaese.
E, lo confesso, se questa modifica costituzionale fosse stata fatta da Berlusconi mi sarei indignato molto di più anch'io, ne avrei scritto un giorno sì e l'altro pure, avrei infamato questa e quello, per sfogare la rabbia e l'impotenza.
Adesso, invece, no: l'impotenza rimanendo, la rabbia è scemata, per le seguenti ragioni: 

  • seppur con deplorevole ritardo, ho appurato, diciamo dal 2013 in poi, che quali che siano le maggioranze al potere e quale che sia il conduttore col microfono in mano, l'Italia potrà solo essere peggiorata, con maggiore o minore velocità. Il governo Renzi ha il merito di accelerare sulla via del peggio, facendo della Repubblica, non solo fattivamente, ma anche formalmente, una repubblica sempre meno pubblica e sempre più cosa 'e merda.
  • a parte l'abbaiare inutile delle minoranze bisognose di dog-sitter, questo governo rappresenta al meglio i reali e concreti interessi della classe dominante perché compatta le opposte fazioni con la messa in opera delle migliori e più persuasive procedure di legge per lo sfruttamento della classe dominata; classe sociale, quest'ultima, che - dati i tempi - si trova di fatto sprovvista di un soggetto politico che ne rappresenti gli interessi, per il fatto stesso che, all'interno di una società basata sulla forma valore, quale che sia il partito (di sinistra, di destra, o grillista) si trova di fronte gli stessi problemi determinati dalla crisi generale del sistema produttivo capitalista: vendere il proprio debito pubblico con uno spread basso, favorire il mercato interno e, soprattutto, esterno.
  • A mio parere, la nuova forma costituzionale che si va prefigurando disincentiva ancor di più la partecipazione politica delle masse: in altri termini, è probabile che, alle prossime elezioni, si assista a un ulteriore calo della percentuale dei votanti. Questo, a mio avviso, sarà un bene. All'obiezione di coloro i quali dicono: e vabbè, questi comanderanno e fotteranno lo stesso, mi viene da rispondere: prima o poi il problema della legittimità dovrà essere posto, e se non si porrà allora, beh, ci meritiamo i Renzi altre cinque legislature.
  • Dal dopoguerra ad oggi, nelle "democrazie" occidentali mature, o meglio, granny, assistere a una riforma costituzionale è un po' come assistere al passaggio di una cometa. Uno alza gli occhi al cielo e si dà una grattata alle palle. Gli occhi al cielo sono per la cometa. 

domenica 1 dicembre 2013

Scuola di etica

«La scuola serve a qualcosa? Per arrivare all’Università c’è un percorso pedagogico di tredici anni. Hanno senso tanti anni di insegnamento se, arrivati al livello più alto degli studi, questi studenti sono pronti a truffare? 
Si dirà: non bisogna generalizzare, e poi la colpa principale è delle famiglie, è di uno Stato populista. Vero, ma questo significa che di educazione civica la scuola ne fornisce poca, se i figli non sanno rendersi indipendenti e ribellarsi ai padri su quel minimo di eticità su cui si fonda la convivenza civica. Meglio ingannarsi che ingannare.»


«Se i figli non sanno rendersi indipendenti e ribellarsi ai padri su quel minimo di eticità su cui si fonda la convivenza civica» è a causa del fatto che «la scuola [...] fornisce poca» educazione civica.

Ho letto bene. 
Turbato, ho telefonato a una collega in gamba e le ho chiesto un parere.

Collega in gamba: «Da un punto di vista pedagogico, come in un film di Greenway, Aldo Grasso meriterebbe di esser fatto arrosto».
Io: «Vero, ma poi chi lo dovrebbe mangiare?»
Collega in gamba: «Le universitarie in Ferrari».
Io: «Giusto. Questa sì che sarebbe educazione civica».

Aldo Grasso non merita altra replica in forma di predica.
Gli va fatto soltanto notare che, dal 30 ottobre 2008, la disciplina educazione civica è stata depennata in favore dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione.

Ah, dimenticavo. Volete conoscere la collega? Eccola:

domenica 20 ottobre 2013

Il companatico e la frutta

Se uno volesse riassumere sinteticamente cosa ha scritto oggi nel suo editoriale il professor Ernesto Galli Della Loggia, potrebbe sbrigarsela così: L'Italia è un irredimibile Paese di merda.
Secondo Ernesto Galli Della Loggia, infatti, «L'Italia sta precipitando nell'abisso», e questo non è dovuto soltanto crisi economica; le cause sono molteplici, ravvisa il professore, elencando sommariamente quelli che sono, a suo dire, i principali punti di crisi e tutte (o quasi tutte) «le incapacità e le debolezze», della società italiana. Si va dalla scuola alla magistratura, dalla burocrazia alla politica, dalla società civile persa dietro gli smartphone allo scollamento tra Nord e Sud del Paese. Queste e altre ancora le critiche sferzanti che il professor Ernesto Galli Della Loggia riserva al Paese. Quella che, tuttavia, mi ha impressionato di più, è le seguente:
«Una volta tanto, però, bisognerà pur parlare di che cosa è stato, e di che cosa è, il capitalismo italiano. Di coloro che negli ultimi vent’anni hanno avuto nelle proprie mani le sorti dell’industria e della finanza del Paese. Quale capacità imprenditoriale, che coraggio nell’innovare, che fiuto per gli investimenti, hanno in complesso mostrato di possedere? La risposta sta nel numero delle fabbriche comprate dagli stranieri, dei settori produttivi dai quali siamo stati virtualmente espulsi a opera della concorrenza internazionale, nel numero delle aziende pubbliche che i suddetti hanno acquistato dallo Stato, perlopiù a prezzo di saldo, e che sotto la loro illuminata guida hanno condotto al disastro. Naturalmente senza mai rimetterci un soldo del proprio. Né meglio si può dire delle banche: organismi che invece di essere un volano per l’economia nazionale si rivelano ogni giorno di più una palla al piede: troppo spesso territorio di caccia per dirigenti vegliardi, professionalmente incapaci, mai sazi di emolumenti vertiginosi, troppo spesso collusi con il sottobosco politico e pronti a dare quattrini solo agli amici degli amici.»
Oh, finalmente, qualcuno che, dai piani alti di via Solferino, tira qualche pelino del culo a quei rottinculo dei capitalisti nostrani i quali, oltre a fare ciò che sono obbligati a fare nella logica del sistema capitalistico, aggiungono alle pratiche legali garantite dalla Costituzione, anche pratiche antisociali che cozzano contro il secondo comma dell'articolo 41 della Costituzione (se il primo comma dichiara che «L'economia privata è libera», il secondo afferma che essa «Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.»), con la complicità della politica e, a volte, della magistratura, organi statali che, quasi sempre, dimenticano che esiste un terzo comma nello stesso articolo, che recita:
«La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.» 
Fini sociali un cazzo.
Ma non divaghiamo, torniamo dentro la Loggia Dei Galli.
Mi piacerebbe, anzi no: non mi piacerebbe, non ho voglia captarlo benevolmente: rifaccio. 
Vorrei sapere, insomma, se nella striminzita critica “morale” (quella costituzionale l'ho fatta io, per completezza), dell'imbelle (e vorace) capitalismo nostrano, il professore include anche i cosiddetti soci del Patto del Sindacato che posseggono quote considerevoli della proprietà del giornale dov'egli editorialeggia. Curiosità legittima, la mia, perché apprezzo molto coloro che hanno il coraggio di sputare nel piatto dove mangiano. Il companatico e la frutta. 

mercoledì 26 settembre 2012

I veri amici di Cesare

«Basta credere a questo e la morte sarà accolta come un beneficio. E così noi siamo piuttosto gli amici di Cesare poiché abbiamo abbreviato il tempo in cui egli avrebbe dovuto attendere paventando la morte. Inchinatevi, o romani, inchinatevi e bagniamo tutti, nel sangue di Cesare, le nostre mani fino ai gomiti e macchiamo le nostre spade del suo sangue: e poi mettiamoci in cammino, per raggiungere il foro e, nel mentre brandiamo le rosse armi sopra le nostre teste, tutti gridiamo come un sol uomo: “Pace, libertà e indipendenza!”».
William Shakepeare, Giulio Cesare, Atto III, Scena Prima, traduzione di Gabriele Baldini, Rizzoli, Milano 1963

Se fossimo veramente amici di Cesare, ovvero dell'Italia, ovvero della repubblica democratica fondata sul lavoro, ovvero del luogo in cui tutti i cittadini dovrebbero essere uguali di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso o di facce a culo; in cui si dovrebbe adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; in cui dovrebbero essere stati rimossi gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori (e con lavoratori metteteci tutti coloro che respirano, cazzo, dai neonati agli anziani) all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese - bene, se fossimo veramente amici dell'Italia, dovremmo abbreviare questo suo attendere la morte: dovremmo ucciderla, sacrificarla, immergere le nostre mani nel suo sangue, per vedere e per capire, da bravi medici autoptici, quanto è stata tradita e vilipesa nel corso di tutta la sua storia.
Con il nostro affidarci alle riforme, al credere a questo o quel beduino di turno, manterremo in vita non il corpo vivo dello Stato e della società, ma i parassiti che divorano e i necrofili che fottono quel che resta di un  cadavere.
Stiamo assistendo al fallimento più totale di tutte quelle promesse scritte su un libretto che, tra poco, compirà sessantacinque anni. Peccato, dentro ci sarebbe scritta anche una bella storia, a parte quell'articolo sette che però io leggo in questo modo: siccome Stato e Chiesa sono, ciascuno nel loro ordine, indipendenti e sovrani, Bagnasco faccia i cazzi propri e si tolga quella veste da principe di uno Stato straniero prima di mettere bocca nei fatti interni di uno stato che non gli appartiene (ovvero gli appartiene in virtù del nostro particolare modo italico di essere gregge).

Ma a parte queste deviazioni puntigliose, resta una semplice constatazione da fare, che prendo a prestito dalla cara Olympe:
«Marx ha scritto che ogni epoca si pone solo i problemi che può risolvere, e questo è vero, ma oggi siamo giunti precisamente al punto in cui non è più possibile risolverne nessuno senza risolverli tutti»