mercoledì 31 marzo 2010

Petit déjeuner




È l'ora di occuparsi di altro,

di stare in disparte, dimessi,

guardare dentro se stessi,
verniciare il nostro nulla di smalto


Camminare leggeri con scaltrezza

sentire pensieri venire senza pressione

sperimentarli nei versi senza ossessione
e lanciarli nel cielo sospinti da brezza


Ho dovuto per forza azzerare

la mia indignazione; il mio livore non serve:

della rabbia è utile fare conserve

a colazione spalmare, mangiare

Rivoluzioni possibili

*

Ce la faremo a metterci in pari col Ruanda?

martedì 30 marzo 2010

I veneziani non sono mica strulli

(mentre cominciano le difficoltà e poi si aggravano)

Signora granda, testa che massa
massa ne passa, che quasi schissa,
Dia dei sostegni de cese e palassi
Dia de le taje che su ne tien fissi
Dia de le onde che le ne fa grassi,
ne ingrassa de ogni grassia, Dia Venessia -

aàh Venessia aàh Venàssia aàh Venùsia

Andrea Zanzotto, Filò, (Sezione: Recitativo Veneziano), Meridiani Mondadori.

Signora grande, testa che troppo
troppo ci sopravanza, che quasi ci schiaccia,
Dea dei sostegni di chiese e palazzi
Dea dei tronchi¹ che ci reggono saldi,
Dea delle onde che ci fanno ricchi,
ci colman di ogni grazia, Dea Venezia -


aàh Venessia aàh Venàssia aàh Venùsia

[traduzione di Tiziano Rizzo]

¹taje: “tronchi tagliati”, per le palafitte

sabato 27 marzo 2010

Domanda amorale

«139. Presunta superiorità. Voi dite che la morale della compassione è una morale superiore a quella dello stoicismo? Dimostratelo! Prendete però la nota che “superiore” e “inferiore”, nella morale, non si possono a loro volta valutare sulla base di un metro morale: poiché non esiste nessuna morale assoluta. Prendetele dunque altrove le unità di misura e - siate cauti!».

Friedrich Nietzsche, Aurora, Adelphi, Milano 1964

Caro Alex, dove prendere dunque tali «unità di misura»? Sii cauto, mi raccomando.

giovedì 25 marzo 2010

Divertimento

È così divertente
credere in D-o
Ci dovresti provare qualche volta
Provaci adesso
e scopri se
D-o vuole
o non vuole
che tu creda in Lui

Leonard Cohen, Il libro del desiderio, Mondadori, Milano 2007

Uno più uno più uno più uno più

Il New York Times porta alla luce un gravissimo scandalo di violenza sessuale ripetuta che un sacerdote americano del Wisconsin commise negli '50 dello scorso secolo. Da tale scoperta viene alla luce altresì il fatto che, di tale vicenda, era a conoscenza anche il futuro Papa, Joseph Ratzinger.
Dall'America giunge poi la notizia che la legge sulla riforma della sanità americana dovrà essere rivotata per vizi procedurali. Se non ricordo male, tale legge fu approvata con un ridottissimo margine di voti a favore e che determinanti furono quelli di alcuni noti rappresentanti parlamentari “antiabortisti”.
Bene, non so se questi ultimi siano di fede cattolica, ma se lo fossero non mi sorprenderei se, dopo una telefonata della Santa Sede, decidessero di cambiare idea sul sostegno alla suddetta legge (qualora ci fosse una nuova votazione).

martedì 23 marzo 2010

«Necessità necessità verbo dei muti»

Quante parole nei comizi e folla
nel marzo quarantotto! Gente fissa
ogni ora del giorno e della notte in piazza Duomo.
Aldo, Angelo, persino la collega dell'ufficio accanto
vestita così bene
dicono che la gente che lavora
deve stare al suo posto
che si sa bene per chi bisogna votare.

A Carla per il voto le mancano degli anni
e a lei sembrano molti

Aldo s'arrabbia
e invece è lui che fa rabbia
disoccupato quand'è sera, sofferente
al rifugio che notte gli presenta
per molti o pochi soldi,
e se accarezza Carla
le accarezza le mani, e parla.

Ma il sangue, è vero che ha un ritmo
in certi mesi detti primavera
accelerato? e vale anche per noi, qui sotto il ritmo
della città?
e quest'inverno rigoglio come viene
tradotto sopra i volti? ma dietro i vetri
che cosa bolle alla Montecatini
dov'è la primavera della Banca
Commerciale?

Aldo s'è messo in testa che la Carla
vada con lui a mangiare, una sera

ma sarà una sera che Carla ha da fare
con tante cose in casa, col bambino
ch'è nato a sua sorella.

Col bambino che è nato e si prende
altro spazio, è più esiguo
l'esiguo margine a fughe

a un totale parziale o sub-totale
non è che può mancare molto; sopravvive
difatti, solo chi impara a vivere.

Necessità necessità verbo dei muti
idillio accanto alla calcolatrice
corsa proficua degli storpi, amore
del badilante sullo sterro, gravità
sul capezzolo dei nati, erba del prigioniero,
lo stesso capriccio del vento nel tuo nome
fa portatore di polline natura.

E
Elio Pagliarani, La ragazza Carla (III, 5), [1960], da Tutte le poesie, Garzanti, Milano 2006.

Rivoluzionari in pectore

Da questa notevole intervista di Antonio Gnoli ad Aldo Busi traggo questo passaggio secondo significativo che sicuramente toccherà l'animo di molti di noi, blogger solitari, che non riusciamo a inventarci un 1789 a casa nostra.

«Lei come si definirebbe?
"Un lottatore, se qualcuno cade, ma davvero, sono pronto ad aiutarlo".

Un lottatore con il fantasma della morte. Come convivono le due cose?
"Ho fatto tantissime cose, ma a 62 anni quello che porto a casa è molto poco. Non potevo inventarmi un 1789 a Brescia. Da solo non ce la fai. Indubbiamente godo di una libertà sconosciuta ai più. Però sono anche uno che alla fine se la suona e se la canta. Allora la libertà o è un valore che trasmetti e condividi con altri, oppure è il sogno di un pazzo. E io mi vedo più pazzo che sognatore. E poi a me non basta vedermi, voglio sapere come sono visto. È questo il mio inferno. La mia follia mentale che fa sì che io sia equamente distribuito fra tutti i miei personaggi".»

Una perfetta sintesi

Formamentis ci regala una prova da vero virtuoso.

domenica 21 marzo 2010

Post dis-servizio

Vi avevo detto che col cambio nome indirizzo web avevo perso tutto l'elenco personale dei blog che seguo vero? Bene, ho passato un'ora e più a rimetterli col copia e incolla. Du' palle, ma ne valeva la pena (mi scuso in anticipo con coloro che, per ora, non sono stati ri-elencati: abbiate pazienza).
Di poi, cosa più uggiosa della mia, quella capitata a Malvino. Vi consiglio di leggere tal disavventura e di ri-linkare il suo “nuovo” blog (occorre farlo riscalare in fretta la classifica per soddisfare la sua “eccitazione”).

Gratta & Scrivi (un best-seller)

Ho letto con piacere l'articolo di Giulio Mozzi oggi sulla Domenica del Sole 24 Ore («Per favore, niente snobismi»). Non entro nel merito delle questioni da lui affrontate a margine di altri interventi del dibattito Mercato & letteratura che il settimanale culturale ha inaugurato domenica scorsa 14 marzo (anche se, tendenzialmente, ritengo che Mozzi abbia ragione su tutta la linea).
Dicevo del divertimento, e spiego perché. Ma prima leggiamo l'incipit:

«Il mio mestiere è: leggere romanzi e racconti in dattiloscritto, e segnalare quelli che mi sembrano interessanti all'editore che mi paga lo stipendio. Ricevo due o tre plichi al giorno, e due o tre giorni la settimana mi metto lì, leggo, sfoglio - ho deciso che ha tutti sono dovute la lettura di trenta pagine e una sfogliata - e, il più delle volte, butto via. sui mille e passa dattiloscritti che leggo ogni anno, mediamente una decina scarsa sono interessanti (il che non significa: pubblicabili). Gli altri no. Gli altri sono spesso ingenui, spesso brutti, spesso velleitari, non di rado orrendi».


Primo pensiero: è più facile vincere una bella sommetta al Superenalotto che diventare scrittori di successo.
Secondo pensiero: meno male che non ho nessun libro nel cassetto, anche perché non l'ho scritto. Tutto ciò che ho scritto è, più o meno, qui, in questo blog. Anche le poesie giovanili che mi sembravano degne, ancora, di attenzione ( pubblicate soprattutto all'inizio di questa “impresa blogghistica”). L'unico libro nel cassetto è la mia tesi, ma la stampai a mie spese nel 1997 e ben fu rilegata con copertina di tela e carta fiorentina (grazie all'arte di un fine artigiano cartotecnico); essa non è in nessun cassetto ma accanto a due volumi della Grande Enciclopedia Filosofica della Marzorati (libri che presi come paga invece di denaro quando feci il venditore librario della Rizzoli, nel 1990, ma questa è un'altra storia). E poi ci sarebbero anche delle “epistole”, ma sono in giro pel mondo, a casa di amici e donne variamente amate. Restino lì, nelle loro scatole in soffitta o nelle cartelle delle loro mail.
Terzo pensiero: queste discussioni su cosa sia la vera letteratura lasciano il tempo che trovano. Scrittore è, per me, chi riesce a vivere (guadagnarsi da) attraverso lo scrivere. Che poi tra coloro che rientrano in questa categoria vi siano “artisti” e meri “scrittorucoli” non ha molta importanza. Il canone “artistico” in letteratura, pur evolvendosi, mi pare ormai ben assodato. I modelli da raggiungere, il pantheon dei veri scrittori è cosa più o meno definita. Ma il punto è per me questo: io che ancora ho da leggere una “caterva” di libri indispensabili chi me lo fa fare di leggere la nuova letteratura italiana? La leggerei se fossi pagato per farlo (come un Giovanni Pacchiano, recensore di narrItalia rubrica del settimale suddetto). Io non potrò mai sapere (né giudicare) se la Margaret Mazzantini è brava perché prima di leggere lei devo ancora leggere Menzogna e sortilegio di Elsa Morante o Il porto di Toledo di Anna Maria Ortese (e mi fermo con gli esempi). Sì, certo, ho la puzza sotto il naso, ma io non posso spendere né un euro né un minuto per Carofiglio o per De Cataldo (e cito due sicuramente bravissimi scrittori contemporanei). Il tempo (e il denaro) costringono a delle scelte. Io sono un lettore lento. Io amo spulciare, saltare di palo in frasca, avere cento libri in mano contemporaneamente. Amo sottolineare, scrivere accanto, masticare, a volte leggere a voce alta, rileggere, riportare qui come conseguenza di un pensiero condiviso. Insomma, sono tutto il contrario di un buon lettore di romanzi, che prende il libro di duecento pagine e lo divora in due-tre ore di lettura continua. Io, quando leggo, penso. E il pensiero parte, la storia s'intreccia alla mia storia e il filo narrativo (o saggistico, o filosofico, o poetico) s'infrena agli accadimenti quotidiani sia pubblici che privati (per pubblici intendo anche il mio essere qui in rete sia come lettore che come “scrittorucolo”). Ma perché allora mi occupo di questo tema se la narrativa italiana (ed estera) contemporanea non m'interessa? Perché nel mio subconscio v'è il desiderio di scrivere un libro che abbia successo e che mi permetta facili guadagni. E se non ho cominciato a scrivere alcunché è perché ancora confido nel superenalotto.

sabato 20 marzo 2010

La vera battaglia



Anch'io sono stato in piazza oggi pomeriggio. Piazza Paolo Uccello: del comune ove risiedo, la principale. Cinque minuti soltanto, il tempo di parcheggiare, di andare in edicola e prendere le Lettere a Lucilio di Seneca e poco più. C'era un gazebo surreale della Lega Nord: tre, quattro persone che se la ridevano e se la cantavano, coi manifesti dell'indiano e di Roma ladrona. Avrei voluto dir loro: ma non vi vergognate? Sono 8-9 anni che siete a Roma, al potere... ma come fate a comportarvi ancora come se foste all'opposizione? Ma poi ho lasciato perdere. De tranquillitate animi dentro di me


«[Il saggio] non deve camminare a tentoni, con passi incerti; è sì grande infatti la fede che egli ha in se stesso, che non esita ad andare incontro alla fortuna e non indietreggia mai di fronte ad essa. Né ha di che temerla, perché non soltanto gli schiavi e le proprietà e gli onori, ma anche il proprio corpo e gli occhi e le mani e qualsiasi cosa gli rende più cara la vita, e se stesso insomma, egli annovera fra i beni conquistati per grazia altrui e vive come ceduto in prestito a se stesso e pronto a restituirsi senza rammarico al creditore che ne facesse richiesta». [trad. E. Paratore].

Oh, ma quanto avrei volentieri respinto questi leghisti oltreconfine

venerdì 19 marzo 2010

L'autorità

505-260 «È tanto poco vero che l'aver sentito dire una cosa sia la regola delle vostre convinzioni, che non dovete credere nulla senza mettervi nella condizione come se mai lo aveste sentito.
È il consenso vostro a voi stessi e la voce costante della vostra ragione, e non degli altri, che vi deve fare credere.
Il credere è così importante.
Cento contraddizioni sarebbero vere.
Se l'antichità fosse la regola del credere, gli antichi sarebbero dunque senza regola.
E se fosse il consenso generale: se gli uomini fossero periti.
Falsa umiltà, orgoglio.
Punizione di coloro che peccano, errore.
Sollevate il sipario.
Avete un bel fare: bisogna credere, o negare, o dubitare.
Non avremo dunque regola?
Giudichiamo che gli animali fanno bene ciò che fanno: non vi sarà dunque alcuna regola per giudicare gli uomini?
Negare, credere, dubitare sono per l'uomo ciò che il correre è per il cavallo».

Blaise Pascal, Pensées, [Frammenti, BUR, 1994. Trad. Enea Balmas]

giovedì 18 marzo 2010

In onore di Pier Luigi

A me la notizia è arrivata (grazie a Falso Idillio). E l'intervento di Bersani m'è parso significativo e degno di rilievo. In breve, il segretario del Partito Democratico m'è piaciuto e persino emozionato. Era tanto che non ascoltavo una dichiarazione di voto alla Camera dei deputati.

In onore di Aldo

Nel mio piccolo non posso non linkare Altriabusi «sito che si prefigge di divulgare l’opera letteraria di Aldo Busi. Il sito è ideato e gestito da un gruppo di lettori che se ne occupano a titolo assolutamente gratuito e senza alcuno scopo di lucro.
Aldo Busi è a conoscenza dell’iniziativa e ha concesso l’autorizzazione a pubblicare testi inediti che egli stesso ci fornisce a sua insindacabile discrezione». Buona frequentazione di uno dei più grandi scrittori italiani concessi alla nostra storia letteraria. Sia pure radiato dalla RAI (e da Mediaset): a perderci non sarà certo lui.

Sonetto infamia e mandala

a Franco Fortini
Somma di sommi d'irrealtà, paese
che a zero smotta e pur genera a vista
vermi mutanti in dèi, così che acquista
nel suo perdersi, e inventa e inforca imprese,

vanno da falso a falso tue contese,
ma in sì variata ed infinita lista
che quanto in falso qui s'intigna e intrista
là col vero via guizza a nozze e intese.

Falso pur io, clone di tanto falso,
od aborto, e peggiore in ciò del padre,
accalco detti in fatto ovver misfatto:

così ancora di te mi sono avvalso,
di te sonetto, righe infami e ladre -
mandala in cui di frusto in frusto accatto.

Andrea Zanzotto, Il Galateo in Bosco (1978), da Le poesie e prose scelte, Meridiani Mondadori, Milano 1999.

Nota mia a margine.
Vorrei che questo sonetto fosse indebitamente letto tenendo presente la situazione politica italiana partendo dal presupposto che l'Italia è un paese vocato a generare vermi mutanti in dèi.

martedì 16 marzo 2010

Le fate non possono tutto

a Popinga

«Per qualunque fatagione, come per l'ipnotismo, ci vuole una favorevole disposizione del soggetto, una propensione, nel senso che le fate non possono fare tutto¹, ci sono dei limiti, come un ipnotizzatore, che non può ipnotizzare un cieco ad esempio, o un miope affetto da forte miopia stando inoltre a grande distanza, né può ipnotizzare uno che non ne voglia sapere e sia sempre distratto e scettico. Le fate non possono tutto²; inoltre sono legate ad un territorio; e però per una ragione o per l'altra cercano sempre di catturare qualcuno, in genere un bel cavaliere, e allora tendono trappole. Non sono trappole semplici, anzi partono da molto lontano, si estendono, come una grande ragnatela impalpabile, funzionano come le linee di forza di Faraday, come una elettrocalamita nel suo campo magnetico, che tira verso il centro, e il campo magnetico è fatto a imbuto».

Ermanno Cavazzoni, Storia naturale dei giganti, Guanda, Parma 2007 (pag. 70).

Pippe scozzesi


Pare che nel Nord Europa siano dei grandi segaioli.
Noi mediterranei (in ispecie italiani) invece: che gran tromboni.

sabato 13 marzo 2010

Domande phastidiose 2

Aspetto con fiducia Phastidio mi spieghi questo parlare enigmatico del Superministro Tremonti: «I governi hanno dato alla finanza soldi per salvarsi, la finanza usa ora questi soldi per speculare contro i governi stessi».
Primo: non capisco perché Tremonti parli di governi al plurale e di finanza al singolare.
Secondo: chi sono questi governi di preciso? Quelli europei, immagino. Se sì, rientra fra questi anche quello greco?
Terzo: perché il ministro non fa un esempio preciso, dei nomi e, soprattutto, le ragioni per cui la finanza si comporta così? Forse perché se la finanza facesse "cadere" quei governi che le han prestato soldi, allora essa non sarebbe tenuta più a restituirli?

Coincidenze

Oggi ho visto i primi venti minuti (circa) di Operazione Valchiria. Mi ha colpito l'episodio del tentativo di assassinare Hitler da parte del Generale Henning von Tresckow (interpretato da Kenneth Branagh). «Tresckow aveva convinto un membro dello staff del dittatore, il tenente colonnello Heinz Brandt, a portare sull’aereo di Hitler un pacco, che conteneva due mine mascherate da bottiglie di Cointreau. Ma [...] la fortuna fu dalla parte di Hitler, perché, forse per la bassa temperatura del cargo, il detonatore non funzionò. Tresckow non venne scoperto e continuò a cercare un altro modo per assassinare Hitler».

Dopo son venuto qui davanti e ho visto questa notizia.
E poi questa.

Ancora sul riso degli angeli

«Non riesco nemmeno per un momento a immaginare un uomo al di fuori di Dio. Perché l'uomo con gli occhi aperti non vede né tavolo né finestra, vede Dio. Ma Dio non gli dà un attimo di tregua. EGLI non ha limiti, EGLI infrange quelli dell'uomo che LO vede. Ed EGLI non dà tregua fino a che l'uomo non GLI assomigli. Ecco perché EGLI insulta l'UOMO e insegna all'UOMO ad insultarlo, insultare LUI. Ecco perché ride nell'UOMO di un riso devastante. E quel riso che conquista infinitamente l'UOMO, LO priva di ogni capacità di comprensione: esso raddoppia quando, dall'alto delle nubi che il vento disperde, EGLI vede quello che sono; raddoppia se, costretto da un bisogno lungo la strada, MI VEDO, vedo il cielo vuotato dal vento.

Tutto si dissolve, ebbi la forza di annientare ogni possibile nozione, così come, in un impeto di rabbia, si rompono dei vetri. Poi, non sapendo cosa fare, imbarazzato dalla scenata, mi chiusi al gabinetto.
Nel momento di una passione senza oggetto, cantai, ma lentamente, come per sotterrare il mondo, ma gioiosamente, sull'aria maestosa del Te deum:

DEUS SUM
NIL A ME DIVINI ALIENUM PUTO

Tirai lo sciacquone e, coi calzoni giù, ritto in piedi, mi misi a ridere come un angelo».

Georges Bataille, L'abate C., [1949?], Bollati Boringhieri, Torino 1992 [trad. Roberta Ferrara].

venerdì 12 marzo 2010

Come dolce mirto (il riso degli angeli)



«Se i grandi della terra potessero tuonare quanto Giove in persona, Giove non avrebbe più un momento di pace, perché ogni piccolo ministro, per quanto insignificante, userebbe il suo cielo per i tuoni: e altro non vi sarebbe che tuoni! O cielo misericordioso, tu pure con il tuo fulmine aspro e sulfureo schianti la quercia nodosa e incrollabile e risparmi il dolce mirto. Ma l'uomo, nella sua superbia, indossata ch'egli abbia una breve autorità, tanto più ignaro proprio di quel che più crede di sapere - e cioè qual sia la natura del suo vitreo, fragile spirito - simile a una scimmia infuriata, compie al cospetto del sommo cielo di tali mirifici gesti da far piangere gli angeli, i quali, se avessero la nostra milza, morirebbero dal ridere».

William Shakespeare, Misura per misura, BUR, Milano 1988 (trad. Gabriele Baldini).

giovedì 11 marzo 2010

Senza rimorso

Merda nei miei occhi
Merda nel mio cuore
Dio si spande
ride
irradia
inebria il cielo
il cielo canta a squarciagola il cielo canta
la folgore canta
gli occhi asciutti
il silenzio spezzato della merda nel cuore

Se un glande godendo generasse l'universo, lo farebbe così com'è: ci sarebbero nella trasparenza del cielo, sangue, grida, fetore.
Dio non è un prete, ma un glande: papà è un glande.

la mia crepa è un amico
dagli occhi di vino pregiato
e il mio delitto è un'amica
dalle labbra di acquavite

mi masturbo di uva
mi strofino di mela

Georges Bataille, da Tutti i romanzi (a cura di Guido Neri), Bollati Boringhieri, Torino 1992

lunedì 8 marzo 2010

domenica 7 marzo 2010

Esami di moralismo

a Galatea, ad Alex, a Malvino, a Phastidio, a Formamentis, a Federica, a Giovanni, a Chiara

« - Lei è moralista? Esprima un giudizio ironico sugli italiani.
- Sono dei dongiovanni sul piede di casa che all'estero si lamentano del cattivo caffè e a casa consumano più brillantina che carta.
-
Bene. Definisca scherzosamente la situazione politica in Italia.
- La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.
-
Ne dia un giudizio più amaro.
- Sono un sincero democratico, ma certe cose mi fanno arrossire di rabbia e di vergogna: penso, pertanto, che gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura».

Ennio Flaiano, Diario notturno (Taccuino 1954), Adelphi, Milano 1994.

sabato 6 marzo 2010

Riguadagnare la fiducia


Andreas Gursky, "Pyongyang I", 2007. Chromogenic print. Framed: 120 3/4 x 84 3/4 x 2 1/2 inches, (307 x 215.5 x 6.2 cm). ©Andreas Gursky / VG Bild-Kunst, Bonn 2010.

Per riguadagnare un po' di fiducia e consenso popolare (sempre che l'abbiano perso), il Presidente Capocomico e le sue spalle ministeriali dovrebbero provare ad attuare questa lungimirante politica monetaria che per qualche settimana, di sicuro, galvanizzerebbe una popolazione alle prese con un sempre minore potere di acquisto.
Mi domando solo una cosa: se ciò avvenisse (cioè, da mille euro al mese si passasse, come d'incanto, a diecimila euro al mese), cosa acquisteremmo noi italiani al posto di una bicicletta cinese?

giovedì 4 marzo 2010

Lo spirito dell'uguaglianza

«La democrazia è basata sull'uguaglianza; è insidiata mortalmente dal privilegio. L'uguaglianza non è l'omologazione, la massificazione [...]. Questa uguaglianza come omologazione è una condizione sociale e culturale, che deve essere combattuta dai singoli, affermando il proprio diritto all'originalità rispetto alla massa. L'uguaglianza come il contrario del privilegio [...] è essenzialmente isonomia - “la più dolce delle parole”, come la definisce Otane, nel celeberrimo discorso sulle forme di governo [*] [...] -, l'uguaglianza che deriva da leggi valide per tutti affermatasi, in Grecia, all'inizio del secolo glorioso della democrazia ateniese. Isonomia e democrazia - basta pensarci su un momento - sono le due facce della stessa medaglia. Senza leggi uguali - pensiamo alle leggi ad personam, fatte dai potenti per favorire se medesimi e i propri accoliti - la società si divide in caste, tra chi è sotto la legge che vale per le persone comuni e chi ne è sopra e vive così felice della legge fatta per le persone speciali. La vita collettiva, alla quale tutti in democrazia sono chiamati, si trasforma nel dominio di un un'oligarchia di privilegiati e la legge, da regola in cui tutti si devono poter riconoscere, diventa lo specchio in cui si riflette una società sbilenca».

Gustavo Zagrebelsky, Imparare democrazia, Einaudi, Torino 2007

*Segue nel prossimo post.

L'eternauta



Vento di tempesta stamani. Convolvoli di Polverini restano appiccicati al suolo, data l'umidità. Ieri è piovuto terra. Terra spessa, fango libico, quasi biblico. Che sia stato il cioccolato svizzero incenerito da Gheddafi? Ho provato ad assaggiare leccando il dito col quale avevo pulito il tergicristallo affannato: era buono, tipo Cailler crémant. Mi fo la barba, mi rado la Russa. Mi fo la doccia, mi lavo i Formigoni. Mi asciugo veloce alla stufa, mi vesto in un lampo, son pronto. Speriamo non arrivino gli extraterrestri.

mercoledì 3 marzo 2010

Informazione di servizio

Qualcuno saprebbe dirmi perché i miei post non riescono più a caricarsi automaticamente nel feed del segnalibro live?

martedì 2 marzo 2010

Segnalazione personalistica



A margine di questo superbo post malviniano (che soddisfazione sapere ch'egli ha tra le mani la prestigiosa rivista francese sulla quale tanto ho cercato e studiato e che da tempo - purtroppo - non frequento più... ma mi rifarò, forse, con un abbonamento) linko l'articolo di Jean-Louis Schlegel per un approfondimento del tema in oggetto.

La perduta voce della dissidenza

Giornalettismo ha pubblicato questo mio articolo, cassa di risonanza, perlopiù, di un appello della dissidenza russa ai governi europei. Là c'è il link.
Buona lettura, se vi va.

P.S.
Mi rendo conto che il discorso sulla letteratura russa contemporanea dovrebbe essere allargato. Anche perché, forse, non sono a conoscenza di qualche titolo importante pubblicato in Italia. Libri di Anna Politkovskaja a parte. A lei dedico queste mie poche parole.

lunedì 1 marzo 2010

Un paese impossibile

«L. mi parla di un certo suo affare che vuol combinare. Si tratta di cosa losca, quindi sicura, cerca complici: ha tentato di arrivare ad un ministero ma non ha trovato la strada. “Tutto diventa impossibile in questo paese, persino la corruzione” conclude disgustato».

Ennio Flaiano, Diario notturno (‘Taccuino 1956’), Adelphi, Milano 1994