sabato 17 gennaio 2026

Quando l'Antropocrazia?

« Il Progetto Antropocratico è stato creato per consentire agli Esseri Uma-
ni di valutare la realtà sociale dal punto di vista delle loro vere esigenze e
con tale fine viene diffusa.
Se i Politici e tutti coloro che detengono il potere, sulla base delle loro
esperienze sociali, si orienteranno verso di essa, metteranno in atto tutte
quelle azioni necessarie alla sua rapida attuazione.
Al Cittadino cosa è possibile fare per spingere la realtà sociale verso
l’Antropocrazia?
Tutti coloro che sono dotati di pensiero immaginativo e sono animati
dal desiderio di contribuire al riassetto sociale, meditando sui pensieri for-
niti dall’Antropocrazia, potranno creare quella base di opinione sociale che
faciliterà altri verso la comprensione culturale dei contenuti antropocratici.
Le vie, attraverso le quali, la Storia conduce il progresso sociale sono
misteriose, ma non è pensabile che in tale cammino non abbiano impor-
tanza i pensieri e le azioni degli Esseri Umani. Chi, essendone in condi-
zione, si rifiuti di collaborare allo sviluppo generale, pecca verso se stesso,
verso i propri contemporanei e, soprattutto, verso le nuove generazioni. Se
ciascuno mediterà sulla sovrabbondanza dei benefici ricevuti, in rapporto
ai propri sacrifici, sentirà, prima o poi, la necessità di restituire, almeno in
parte, quanto ricevuto.
L’Antropocrazia non è un progetto politico che si debba affermare con
lotte tra schieramenti, ma un progetto scientifico, capace di unire tutti gli
Uomini di buona volontà, per il bene comune. Essa è stata concepita in spi-
rito di servizio e con tale spirito viene diffusa. La sede della valutazione dei
contenuti antropocratici non è quindi il solo intelletto, ma anche il cuore.
Il punto di partenza della concezione antropocratica della vita sociale è,
da un lato, la certezza della bontà del Progetto Divino, e, dall’altro, la con-
vinzione che la realizzazione di tale Progetto preveda, come indispensabile,
la cosciente e libera collaborazione degli Esseri Umani. Noi non veniamo
in questo Mondo solo per godere o soffrire dell’esistente, ma anche per col-
laborare alla sua evoluzione, partendo dalle nostre esperienze.
Chi venga a conoscenza dell’Antropocrazia e ponga le domande sul
come e sul quando della possibile attuazione, parte di tali domande dovreb-
be porle alla propria riflessione. Il contributo verso l’accelerazione della re-
alizzazione antropocratica può essere fornito da chiunque, anche attraverso
semplici riflessioni, che per l’Universo non cadono mai nel nulla. Partendo
da tali premesse possiamo aprire il discorso sulle ragionevoli speranze che
possano nascere in noi a partire dalle valutazioni della problematica sociale
che stiamo vivendo.
Partiamo dall’Italia in cui viviamo.
Tutti assistiamo al verificarsi di fenomeni sociali patologici che sono l’e-
satto opposto di quanto le ideologie del passato avevano prospettato ed il
cui costante regredire fa volgere quasi con nostalgia lo sguardo ai precedenti
periodi, tanto quelli successivi si dimostrano disastrosi. Tali fenomeni sono
stati tutti generati dalla progressiva chiusura dei residui spazi di libera Cre-
atività. Mali quali la disoccupazione, l’insicurezza economica e giuridica,
il ricorso a sostanze droganti, il degrado ambientale, la dissolutezza dei
costumi, l’allontanamento dal Trascendente, il crollo delle famiglie, l’isola-
mento degli individui, il diffondersi della delinquenza, la recrudescenza di
gravi malattie e l‘impotenza di fronte ad esse, la disaffezione verso le scuole,
la sterilità delle ricerche mediche e biologiche, la mancanza di basi su cui
costruire le proprie speranze e quindi il crescere delle condizioni di dolore
nelle coscienze, sono tutti ascrivibili al progressivo soffocamento legislativo
della Creatività umana.
Non è quindi da meravigliarsi se risulterà sempre più difficile realizzare
aggregazioni governative in un tale contesto sociale, giacché tutti additano
ai mali ma nessuno presenta un progetto concreto che possa divenire base
di una sana riflessione umana.
Solo il Progetto Antropocratico, fornirà la via d’uscita da questo precipi-
tare, che sembra inarrestabile.
Per ciascuno dei mali sopra accennati, nel proseguire di questa disamina
antropocratica, se ne indicherà l’eziologia sociale, partendo dalle singole
patologie, cioè si indicheranno cause e rimedi.
Sulla base della chiarezza del quadro che ne emergerà, sarà facile poi
cercare e trovare quelle intese allargate, per passare poi alla realizzazione.
Si è pienamente coscienti che il passaggio dalle diagnosi alle terapie sia
estremamente urgente, ma si è anche certi che se non si trovano soluzioni
valide, cioè conformi a Verità, qualsiasi intervento frettoloso, non avvicinerà
ma allontanerà il risultato auspicato».

Nicolò Giuseppe Bellia, Logica e attuazione

giovedì 1 gennaio 2026

Il potere e il diritto

« L’Essere Umano sperimenta personalmente la realtà del potere nel
rapporto con la propria corporeità. In tale rapporto si usa la volontà per
muovere il corpo ed il corpo ubbidisce nei limiti delle sue possibilità. Da
parte del corpo si ricevono sensazioni e impulsi che spesso ci costringo-
no a comportamenti corrispondenti. Sotto questo aspetto noi ci attiviamo
per sfamarci, per difenderci e in altre direzioni. In tale duplice rapporto
si sviluppa la nostra vita nella corporeità. Ogni azione umana cosciente è
preceduta e determinata da una nostra riflessione da cui poi scaturisce il
tipo di attivazione volitiva verso la corporeità. Di tali esperienze l’Essere
Umano conserva il ricordo. Sui ricordi è possibile rivolgere la propria ri-
flessione per comprenderne l’aspetto concettuale, trasformandoli in nostre
rappresentazioni, ed inserirli permanentemente in quello che chiamiamo il
nostro patrimonio conoscitivo. Tale duplice attività, volitiva e rappresenta-
tiva, abbraccia la nostra vita nella corporeità. Da parte della corporeità ci
provengono sensazioni di dolore sia nelle azioni volitive sia nelle situazioni
di disequilibrio. Ci arrivano anche sensazioni di piacere o di benessere. La
riflessione sul piacere e sul benessere ci porta a conseguire le relative rappre-
sentazioni che conserviamo in noi, completando sempre più il nostro patri-
monio interiore. In tale dinamica vi è una condizione di nostro potere di-
retto, negli atti volitivi, ed una condizione di soggezione nei confronti delle
richieste della corporeità, filtrate dalla nostra riflessione. Con il progredire
della nostra evoluzione e con lo sviluppo della nostra Creatività in tale set-
tore, il rapporto tra il nostro potere sulla corporeità e quello di essa su di noi
si modifica a favore del nostro potere. Ma la nostra vita non si esaurisce nel
nostro rapporto con la nostra corporeità, ma si sviluppa anche nei confronti
del mondo esterno. Giunti alla convinzione che il nostro supremo interesse
è quello di poter sviluppare ed esercitare la nostra Creatività, giudicheremo
di tutti i possibili rapporti di potere in cui ci imbatteremo a seconda che essi
siano positivi o meno in funzione del nostro cammino verso la Creatività.
Giudicheremo in tal modo di tutti gli aspetti della nostra vita di relazione e
anche di quella sociale. Dal nostro fondamentale impulso verso la Creati-
vità, che noi sempre più sentiremo come il più importante dei nostri diritti,
giudicheremo anche del contenuto dei Codici e delle leggi dello Stato.

Per quanto riguarda il contenuto dei Codici presto ci convinceremo del-
la loro positività essendo essi scaturiti dalla Scienza del Diritto che è nata e
si sviluppa nella direzione della tutela dei Diritti Individuali, tra cui quello
primario della libera Creatività. Altro è il discorso per le altre leggi create
nel tempo dai vari Governi. Senza entrare nell’analisi approfondita delle
varie ispirazioni che le hanno motivate, limitiamoci a riflettere sui disastri
che hanno provocato e provocano come consta a ciascuno anche per dolo-
rosa esperienza diretta.
La vera fonte dei mali che ci affliggono sta nel potere che lo Stato confe-
risce a tali leggi. Nel rapporto con tali poteri manca la nostra contropartita
di convenienza e quindi essi violano la nostra libertà, impedendoci ogni
Creatività. Il potere, conferito dallo Stato a tali leggi, nasce dall’unico con-
creto potere esistente nella realtà sociale, cioè quello dell’Essere Umano sul-
la propria corporeità. Coloro che affermano che la legittimazione del potere
dello Stato deriva dal voto elettorale, avrebbero ragione se fosse semplice
la creazione di nuovi Partiti rappresentativi della variazione delle opinioni
degli Elettori. Alle forti maggioranze, che non sono d’accordo con le strut-
ture politiche imperanti, non è in pratica consentita l’efficace espressione
delle proprie opinioni e non resta altro che l’astensione dal voto, in assenza
di partiti meritori del proprio consenso. Nel mondo si verificano situazio-
ni politiche assurde in cui spesso piccole minoranze gestiscono il potere,
contrapposte ad altre piccole minoranze provvisoriamente all’opposizione,
mentre le grandi maggioranze sono costrette a subire in silenzio.
Il Progetto Antropocratico nasce dalla volontà umana di porre rimedio
ai mali generati e creare condizioni di sviluppo conformi alle vere esigenze
degli Esseri Umani. I dettagli dei capisaldi della riforma antropocratica, in
campo giuridico, saranno ancora approfonditi in seguito. Qui ci si limita,
per il momento, ad accenni generali.
Il Progetto Antropocratico vuole per ora fornire a coloro, cui rimane
ancora tempo per pensare, contenuti di riflessione tali che attraverso la loro
meditazione nasca in essi un apposito organo di percezione interiore, ca-
pace di smascherare immediatamente tutti gli inganni che i detentori del
potere vanno ponendo in essere, per conservare le loro posizioni di conve-
nienza personale. Per coloro cui non rimane tempo per riflettere sulle loro
dolorose condizioni, deve restare la nostra solidale compassione e il nostro
impegno a lavorare perché presto le cose cambino. »

Nicolò Giuseppe Bellia, Antropocrazia. Logica e attuazione, capitolo V

sabato 6 dicembre 2025

La sicurezza giuridica

« Con la Fiscalità Monetaria e con il Reddito di Cittadinanza Genera-
lizzato l’Essere Umano potrà realizzare la sicurezza economica. Con tale
sicurezza ci si potrà avviare verso la Creatività e quindi verso la trasforma-
zione dei contenuti interiori di dolore, in felicità. A questo punto dobbia-
mo chiederci: sarebbe ciò sufficiente per una prospettiva di vita serena? La
risposta è: no!
Se la Creatività, la Fantasia ed il Libero Lavoro consentiranno a cia-
scuno di realizzare anche prodotti materiali, con l’impiego dei beni forniti
dalla Natura, come potrà l’Essere Umano non sentire propri tali prodotti?
Egli certamente li amerà e li considererà come una estrinsecazione della
propria Personalità e si sentirà anche libero di scambiarli con altre cose
realizzate dai propri simili, con fini reciproci di convenienza personale. Con
ciò il patrimonio personale sarà costituito da ciò che ciascuno sente come
estrinsecazione della propria interiorità, con l’aggiunta di quanto sarà en-
trato legittimamente in possesso durante la propria vita. Ma nel mondo
non esistono soltanto forze positive. L’esperienza ha insegnato che possono
nascere conflitti tra gli Esseri Umani, motivati da buona o cattiva fede. Tale
doloroso patrimonio di esperienze, proprie ed altrui, terrebbe l’Essere Uma-
no in apprensione per la propria sicurezza e per quella dei propri beni. Egli
si sentirebbe portato ad armarsi per difendersi e difendere le proprie cose, e
ciò tanto più quanto maggiore sarebbe il piacere derivategli dalla disponibi-
lità di quanto con fatica realizzato.
I Pensatori del passato avevano fondato su tali esigenze psicologiche la
necessità dell’esistenza dello Stato. Qualcuno arrivava ad affermare, con
poca coerenza logica: homo homini lupus. Se tutti gli uomini fossero lupi
il problema non si porrebbe in quanto non vi sarebbe Creatività e quindi
prodotti da contendersi. La verità è che nel cammino verso il superamento
della materialità si hanno, tra gli Esseri Umani, diversissimi gradi di svilup-
po e quindi potenzialità di conflitti, anche tra coloro che sono avanzati in
questo cammino.
Per risolvere la problematica descritta non vi è altra possibilità che quella
di accettare l’esistenza di una struttura giuridica pubblica che, impropria-
mente, si è abituati a chiamare Stato. La funzione di tale struttura dovrebbe
essere quella di tutelare validamente quelli che vengono chiamati “diritti
individuali” e, soprattutto la Libera Creatività, la cui esigenza è stata sopra
descritta. In tale campo noi non siamo all’anno zero, in quanto la Civiltà
ha creato la Scienza del Diritto con i relativi Codici. Tutte le tribolazioni
e le tragedie sperimentate in passato, nel settore giuridico, dipendono non
già dalla inadeguatezza della Scienza del Diritto e dei relativi Codici, ma
dal fatto che l’amministrazione di tale fondamentale settore è stata tenuta
dalle organizzazioni statali, via via concretatesi storicamente, tutte fondate
sulla spasmodica ricerca della conquista del Potere senza limiti. Il corretto
rapporto tra il Potere ed il Diritto sarà esaminato in seguito. Per ora limitia-
moci a registrare la dolorosa esperienza di tutti coloro che si sono imbattuti
in problemi di violazione dei propri diritti e di quelli dei propri simili.
Basta guardare lo stato della Giustizia in Italia per sentirsi certi che in tal
modo le cose non potranno andare avanti.
Il Problema è quindi quello di concepire valide correzioni all’attuale
struttura giuridica che se non funziona, come non funziona, deve avere in
sé degli errori di impostazione che è assolutamente necessario correggere.
L’Antropocrazia ha individuato una delle possibili cause di tale dissesto
nella forma di reclutamento dei membri di tale struttura da parte del potere
statale come si è venuto storicamente formando.
Trattandosi, come detto sopra, di un problema fondamentale per la fu-
tura evoluzione positiva dell’Essere Umano, occorrerà approfondire al mas-
simo tale argomento, per evitare che in futuro possano ripetersi le nefandez-
ze di tale settore, che siamo stati, per il passato, costretti a subire o a vedere
accadere, con orrore».