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domenica 26 dicembre 2021

Pratiche persecutorie

 Ripropongo, tal quale, lo stesso post di anno scorso per il giorno di Santo Stefano, con una piccola variante, spero apprezzabile e facilmente comprensibile.

Auguri a tutti gli Stefano. Oggi si celebra, infatti, il primo martire della storia cristiana (anche se, in realtà, fu il secondo, giacché il primo fu Giovanni il Battista, decollato da Erode). Stefano morì lapidato da una folla che lo giudicò "eretico" perché predicava il messaggio evangelico (tra la folla, c'era anche Paolo di Tarso, colui che poi diventerà San Paolo). A proposito di lapidazione - pratica di omicidio rituale molto in voga nei millenni passati - è universalmente noto l'episodio evangelico dell'adultera che stava per essere lapidata dalla folla (una volta, la gente si poteva assembrare sotto le feste) e che, in extremis, fu salvata da Gesù con la celebre frase «Chi è senza green-pass¹ scagli la prima pietra».

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¹ Non tutti i tesserati sono persecutori, ma tutti i persecutori hanno il green-pass.

sabato 18 dicembre 2021

Sette volte meno

 «L'acqua, alla pietra, dice qualcosa?» 
Guido Ceronetti

No, silenziosamente scorre, passa sopra senza pretendere nient'altro che poterlo fare, levigando levigando,  togliendo, anno dopo anno, alla pietra, quel di più che le impedirebbe di diventare storia. 


***

21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

giovedì 25 novembre 2021

Ancora oggi il mio lamento è amaro

Vorrei vomitare, ma per vomitare ci vorrebbe qualcosa sullo stomaco e non ce l'ho, non mangio da giorni, ho un buco: posso vomitare un buco? Un buco nero, che assorba tutta la vostra smisurata detenzione mentale, la rinchiuda dentro di sé e la faccia esplodere, sparire nel niente o qualcosa di più. Do del voi a degli umani che si atteggiano a potenti e, di più, a coloro che contenti applaudono e gioiscono perché trovano soddisfazione al desiderio della loro bava. 

I carnivori, soprattutto i carnivori, sono animali che quando pregustano del cibo cominciano copiosamente a sbavare. Chi ha un cane conosce bene il fenomeno: l'animale sta vicino al padrone, a tavola, e aspetta un agognato boccone che sa che arriverà e, nell'attesa, comincia a gocciolare ai lati della bocca. Così molti concittadini sbavano alle conferenze draghiane quando il padrone fa vedere loro il boccone. Solo non sono cani. Solo il dragone non è un padrone: è peggio, vi assicuro, peggio.

2 I malvagi spostano i confini,
rubano le greggi e le menano al pascolo;
3 portano via l'asino degli orfani,
prendono in pegno il bue della vedova.
Spingono i poveri fuori strada,
tutti i miseri del paese vanno a nascondersi.

Il Libro di Giobbe, 24

domenica 18 ottobre 2020

Par che luca



Gli sono corso incontro piuttosto veloce (ero in discesa, è stato facile), inutilmente. Arrivato al punto d'impatto, dell'esplosione di colori nessuna traccia: solo fango con impronte di ferro di cavallo, un po' di sterco, una piccola cavalletta ch'è volata via. E io sono rimasto lì, illuminato dalla luce abbagliante del sole appena ritornato, sotto un ultimo scroscio di acquazzone che mi colava addosso come acqua battesimale.

«Guai a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! [...] Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito». (Luca, 11, 46-52)

Infine, una bella doccia calda e via.

domenica 18 novembre 2018

Bevi la cocacola

Interno locale stellato. Ora di cena. I tavoli tutti occupati. Il servizio è iniziato. Entra un cronista dell'Ansia. 

- Buonasera Signori Epuloni: non lo sentite il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre state banchettando?
- Sì. Epperò noi non beviamo Coca Cola.

Pope Francis has lunch with needy people © Ansia

mercoledì 20 giugno 2018

Nell'attesa della sua venuta

«In questi giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo». Luca, 2, 1-7.

Da un punto di vista cristiano è bene o non è un bene che vi sia qualche testadicazzo che favorisca le condizioni della rivelazione?

sabato 10 giugno 2017

La rinuncia di Dio

10Quando annuncerai a questo popolo tutte queste cose, ti diranno: «Perché il Signore ha decretato contro di noi questa sventura così grande? Quali iniquità e quali peccati abbiamo commesso contro il Signore, nostro Dio?». 11Tu allora risponderai loro: Perché i vostri padri mi abbandonarono - oracolo del Signore -, seguirono altri dèi, li servirono e li adorarono, mentre abbandonarono me e non osservarono la mia legge. 12 (Geremia, 16)
Ci sono passi nella Scrittura che, dal mio punto di vista ermeneutico, possono far pensare che il Dio unico sia diventato tale perché abbia, con il terrore, tolto dalla mente degli adoranti tutti gli altri dèi presenti sul mercato dell'adorazione. Infatti, a leggere i suddetti versetti, pare che Dio, per il tramite dei suoi profeti, ammetta implicitamente di non essere l'unico Dio, ma che ve ne siano altri, certo inferiori a Lui che è l'Altissimo onni-eccetera, epperò non è il solo, dato che gli basta(va) un niente, foss'anche uno sguardo, per incazzarsi tremendamente e mandare giù fulmini e strali, peste e corna, lapilli e lava, infamia e desolazione, se qualche sciagurato si azzardava a invocare un altro deucolo di poco conto. 

Ché siano state queste scenate di gelosia furibonda a far sì che, alla fine, noi mortali adoranti, ci siamo adattati, per salute spirituale e corporale, all'idea che in Cielo vi sia un solo Deo, maschio, sulla sessantina, barba e capelli mossi, che quando gli girano spara sempre nel mucchio e ndò cojo cojo?

Per assurdo: se Dio ci fosse e ci volesse veramente bene come fossimo suoi figli (e noi, dunque, tutti fratelli), visto che - anche se indirettamente, più che altro come scusa e/o sprone - è nel suo nome che ancora si compiono copiosi crimini e scelleratezze, e molte testedicazzo comandano e fottono il mondo; in breve: un Dio magnanimo e filantropo, da unico che è diventato, sbaragliando la competizione ultraterrena, potrebbe, magicamente, auto scomparire? Togliere l'idea di Sé dalla nostra mente sprovveduta, sì bisognosa e dipendente di cazzate trascendentali, come un oppiomane lo è del lattice che trasuda dalle capsule immature del papavero officinale? 
Insomma, una preghiera: Dio, per l'amor d'Iddio e di noi, tuoi presunti fiji de 'na mignotta, potresti rinunciare a essere? Potresti sparire? Ti prego, Dio, dicci addio, anche soltanto per qualche secolo: che cosa vuoi che sia per te che sei Eterno? Niente, non sarebbe niente. 

lunedì 1 maggio 2017

Accerta il merito con l'accetta

A Ernesto Galli Della Loggia, con osservanza

1 «Gli uomini di Èfraim si radunarono, passarono il Giordano verso Safon e dissero a Iefte: «Perché sei andato a combattere contro gli Ammoniti e non ci hai chiamati con te? Noi bruceremo te e la tua casa». 2Iefte rispose loro: «Io e il mio popolo abbiamo avuto grandi lotte con gli Ammoniti; quando vi ho chiamati in aiuto, non siete venuti a salvarmi dalle loro mani. 3Vedendo che non venivate voi a salvarmi, ho esposto al pericolo la vita, ho marciato contro gli Ammoniti e il Signore li ha consegnati nelle mie mani. Perché dunque siete venuti oggi contro di me a muovermi guerra?». 4Iefte, radunati tutti gli uomini di Gàlaad, diede battaglia a Èfraim; gli uomini di Gàlaad sconfissero gli Efraimiti, perché questi dicevano: «Voi siete fuggiaschi di Èfraim; Gàlaad sta in mezzo a Èfraim e in mezzo a Manasse». 5I Galaaditi occuparono i guadi del Giordano in direzione di Èfraim. Quando uno dei fuggiaschi di Èfraim diceva: «Lasciatemi passare», gli uomini di Gàlaad gli chiedevano: «Sei un Efraimita?». Se rispondeva: «No», 6i Galaaditi gli dicevano: «Ebbene, di' scibbòlet», e se quello diceva: «Sibbòlet», non riuscendo a pronunciare bene, allora lo afferravano e lo uccidevano presso i guadi del Giordano. In quell'occasione perirono quarantaduemila uomini di Èfraim. 7Iefte fu giudice d'Israele per sei anni. Poi Iefte, il Galaadita, morì e fu sepolto nella sua città in Gàlaad.» Giudici, 12.

Professore, mi scusi: provi anche lei a dire «scibbòlet».

Come, si rifiuta? Stia tranquillo: qui nessuno vuole afferrarla e portarla - vivo - presso i guadi dell'Arno (a sciacquarsi le mutande). Ciò precisato: le è balenato di leggere - attentamente - questa informativa? Non si fermi al titolo, entri nel dettaglio, veda che un po' di selezione naturale va da sé. Certo, le politiche inclusive hanno consentito di diminuire, complessivamente, la percentuale di abbandono scolastico (che rimane pur sempre elevata). Chissà perché poi i maschi abbandonino gli studi in misura maggiore delle femmine. Chissà perché, poi, gli studenti nati all'estero abbandonino in misura doppia la scuola rispetto agli indigeni. Forse perché chiamati a svolgere mansioni lavorative (per le quali non serve alcun diploma) che, oramai, gli studenti italiani si rifiutano di svolgere? Sia come sia, per non dilungarmi, concludo facendole una domanda che segue una sua affermazione: 
proprio perché la scuola promuove tutti, cioè non seleziona, e una scuola che non seleziona, che non accerta il merito, è una scuola che in linea di principio rifiuta di fornire alla società, al mondo del lavoro, qualunque attestato affidabile circa le reali competenze, la volontà d’impegnarsi, le capacità di ingegno e di carattere, dei giovani che le sono stati affidati. 
Nella sua attività accademica, dopo aver "selezionato", per merito, i giovani che si sono a lei affidati, gliel'ha fatta loro una raccomandazione per  farli entrare a lavorare, per es., in via Solferino?

domenica 16 aprile 2017

Oli devoti

Sono stato alla messa. Il prete, dopo la lettura del Vangelo (Gv, 20), nell'omelia ha ricordato che furono delle donne (Maria di Magdala, Maria di Giacomo, Salome [Mc, 16, 1]) a scoprire la tomba vuota, perché esse si recarono di buon mattino al sepolcro con degli «oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù» [Id.].

Ma Gesù non c'era più. 

Ora, non per essere dissacrante, ma credo che - anche in considerazione del fatto ch'Egli era l'Unto del Signore - se almeno un vangelo avesse raccontato di Gesù risorto mentre le donne lo massaggiavano¹ con oli profumati, beh, la storia della cristianità - e forse della civiltà in generale - sarebbe stata meno misogina.

***
A parte, ma mica poi tanto.

Poco distante da me, in chiesa, c'era una donna che aveva con sé un cane, taglia media, ben educato, dall'aspetto simpatico, che voleva sedersi sulla panca accanto a lei. 

Per associazione, non posso quindi non ritrascrivere i miei preferiti versi pasquali:

È la Pasqua, la Pasqua, la Pasqua!
Corro in bagno, riempio la vasca,
perché al suono di tante campane
la mia anima puzza di cane.

Toti Scialoja, La mela di Amleto, Garzanti, Milano 1984
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¹ A prescindere dal fatto che certi massaggi facciano sempre resuscitare.

martedì 4 aprile 2017

Il castigo

1 Allora una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano». 2Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c'era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all'altare di bronzo.3La gloria del Dio d'Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l'uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. 4Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono».5Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non abbia pietà, non abbiate compassione. 6Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: non toccate, però, chi abbia il tau in fronte. Cominciate dal mio santuario!».
Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. 7Disse loro: «Profanate pure il tempio, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!». Quelli uscirono e fecero strage nella città. 8Mentre essi facevano strage, io ero rimasto solo. Mi gettai con la faccia a terra e gridai: «Ah! Signore Dio, sterminerai quanto è rimasto d'Israele, rovesciando il tuo furore sopra Gerusalemme?».
9Mi disse: «L'iniquità d'Israele e di Giuda è enorme, la terra è coperta di sangue, la città è piena di violenza. Infatti vanno dicendo: «Il Signore ha abbandonato il paese; il Signore non vede». 10Ebbene, neppure il mio occhio avrà pietà e non avrò compassione: farò ricadere sul loro capo la loro condotta». 11Ed ecco, l'uomo vestito di lino, che aveva la borsa al fianco, venne a rendere conto con queste parole: «Ho fatto come tu mi hai comandato».

Ezechiele, 9

domenica 17 maggio 2015

Degli scalzi e ignudi

Diversamente dal mio coetaneo Giulio Murolo, io oggi, in casa, sparo col compùtero, cazzate a salve, Regina, mater misericordiae, vita dolcezza e speranza nostra, salute. Grazie.
Da giovane pregavo. Poi a un certo punto ho smesso. Ma ricordo ancora molte preghiere. Ricordo anche che, alcune, le modificavo per ricavare delle rime interne, delle assonanze, per far risaltare il valore dell'enjambement. Mio Dio mi pento e mi dolgo con tutto il cuore di che? Dei miei peccati che d'altronde ho commesso con cognizione di causa, quella bella ragazza dal seno largo apertamente in mostra sulle pagine di playmen merita un atto impuro, non trovi, o Signore degli Eserciti? Trovava. Avevo un Dio complice. 
Altro esempio di liberalità divina: se il Dio del Deuteronomio (25, 11-12), prescrisse:

«Quando degli uomini si mettono a litigare, e la moglie dell'uno si avvicinerà per liberare suo marito dalle mani di quello che lo percuote, stenderà la mano e afferrerà i suoi genitali, tu le mozzerai la mano; l'occhio tuo non ne abbia pietà.»

Il mio diceva: tu, anziché mozzarle la mano, le dirai di muoverla, così vedrai che l'energumeno smetterà di percuotere il di lei marito. Avevo un Dio libertino, oltreché liberale.

Per tornare sull'infermiere pazzo di Secondigliano, sempre nel Deuteronomio si legge (25, 5-10): 

Se dei fratelli staranno insieme e uno di loro morirà senza lasciare figli, la moglie del defunto non si sposerà fuori, con uno straniero; suo cognato verrà da lei e se la prenderà per moglie, compiendo così verso di lei il suo dovere di cognato;6 e il primogenito che lei partorirà porterà il nome del fratello defunto, affinché questo nome non sia estinto in Israele. 7 Se quell'uomo non vuole prendere sua cognata, la cognata salirà alla porta, dagli anziani, e dirà: «Mio cognato rifiuta di far rivivere in Israele il nome di suo fratello; egli non vuole compiere verso di me il suo dovere di cognato». 8 Allora gli anziani della sua città lo chiameranno e gli parleranno. Può darsi che egli persista e dica: «Non voglio prenderla». 9 In questo caso, sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli leverà il calzare dal piede, gli sputerà in faccia e dirà: «Così sarà fatto all'uomo che non vuole ricostruire la casa di suo fratello». 10 La casa di lui sarà chiamata in Israele la casa dello scalzo.

Ecco, nel massimo rincrescimento per le vittime e nel cordoglio verso i cari delle medesime, mi chiedo: il Murolo avrà ucciso anche la cognata per non farsi togliere le scarpe o per non farsi sputare in faccia?

martedì 9 settembre 2014

Un dio alla rinfusa

"Tutta intera la storia di Giuseppe e di Giacobbe si deve necessariamente pensare trascritta da storici diversi, tanto è precaria la sua consistenza. Nel capitolo 47 della Genesi si narra che Giacobbe, quando andò a far visita per la prima volta al Faraone accompagnato da Giuseppe, era vecchio di centotrent’anni. Se da questi togliamo i ventidue che egli trascorse nell’angustia per l’assenza di Giuseppe e i diciassette che Giuseppe aveva quanto fu venduto e i sette, infine, che per causa di Rachele trascorse in servitù, risulta che egli si trovava all’età assai avanzata di ottantaquattro anni quando sposò Lia, mentre Dina contava appena sette anni, quando subì violenza da Sichem, e Simeone e Levi appena, rispettivamente, dodici e undici, quando saccheggiarono per intero quella città, passandone a fil di spada tutti i cittadini. e non ho bisogno di passare in rassegna tutto il Pentateuco. Basta che si osservi come in questi [...] libri tutti i precetti e i racconti siano confusamente e disordinatamente esposti, senza ordine cronologico, e come uno stesso fatto sia spesso ripetuto e talvolta in diverso modo, per rendersi conto facilmente che tutto questo materiale fu raccolto e accumulato alla rinfusa, per essere poi più agevolmente esaminato e ordinato."


Benedetto Spinoza, Trattato teologico-politico, Einaudi, Torino 1972 (Capitolo nono).

Quanto del materiale documentale, prodotto di scarto di questi anni, andrà a puntellare l'esistenza di un dio creato alla rinfusa?

- Guarda umano che oggi mi sono pettinato dopo aver fatto la doccia?
- La doccia? Con quale acqua è alimentata la doccia nell'alto dei cieli?
- Con la pipì degli angeli.

venerdì 1 agosto 2014

Mosè

[*]
Meno male la Bibbia è stata già scritta. Però mi domando come mai non si riprende il filo del discorso, in particolare per riallacciare in forma ufficiale i rapporti con Dio. Ma Dio (stavo per dire Madia) sarà d'accordo a essere di nuovo tirato in ballo in un dialogo serrato con... con chi, già? Chi prende le parti di popolo eletto? Gli ebrei sono troppo impegnati a sparare (dicono per difendersi preventivamente). Anche gli arabi sparano in vari luoghi ove il loro credo ha preminenza (Libia, Iraq, Siria e non dimentichiamoci l'Afghanistan). Noi italiani abbiamo le mani legate, bloccati dall'influenza della teocrazia vaticana che si arroga da secoli il titolo di rappresentante di Dio in terra. E quindi dove trovare nuovi profeti, nuovi salmisti, nuovi testimoni del complicato rapporto tra l'uomo e Dio?

Io una certa idea ce l'avrei. Quasi quasi scrivo al cardinal Ravasi per sentire se ci trova un editore. Il Centro Editoriale Dehoniano di Bologna andrebbe benissimo.


lunedì 19 maggio 2014

Un leone, un asino e un buffone



1 Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre Geroboamo stava sull'altare per offrire incenso. 2 Per comando del Signore, quegli gridò verso l'altare: «Altare, altare, così dice il Signore: Ecco nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato Giosia, il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane». 3 E ne diede una prova, dicendo: «Questa è la prova che il Signore parla: ecco l'altare si spaccherà e si spanderà la cenere che vi è sopra». 4 Appena sentì il messaggio che l'uomo di Dio aveva proferito contro l'altare di Betel, il re Geroboamo tese la mano dall'altare dicendo: «Afferratelo!». Ma la sua mano, tesa contro di quello, gli si paralizzò e non la poté ritirare a sé. 5 L'altare si spaccò e si sparse la cenere dell'altare secondo il segno dato dall'uomo di Dio per comando del Signore. 6 Presa la parola, il re disse all'uomo di Dio: «Placa il volto del Signore tuo Dio e prega per me perché mi sia resa la mia mano». L'uomo di Dio placò il volto del Signore e la mano del re tornò come era prima. 7 All'uomo di Dio il re disse: «Vieni a casa con me per rinfrancarti; ti darò un regalo». 8 L'uomo di Dio rispose al re: «Anche se mi dessi metà della tua casa, non verrei con te e non mangerei né berrei nulla in questo luogo, 9 perché mi è stato ordinato per comando del Signore: Non mangiare e non bere nulla e non tornare per la strada percorsa nell'andata». 10 Se ne andò per un'altra strada e non tornò per quella che aveva percorsa venendo a Betel.
11 Ora viveva a Betel un vecchio profeta, al quale i figli andarono a riferire quanto aveva fatto quel giorno l'uomo di Dio a Betel; essi riferirono al loro padre anche le parole che quegli aveva dette al re. 12 Il vecchio profeta domandò loro: «Quale via ha preso?». I suoi figli gli indicarono la via presa dall'uomo di Dio, che era venuto da Giuda. 13 Ed egli disse ai suoi figli: «Sellatemi l'asino!». Gli sellarono l'asino ed egli vi montò sopra 14 per inseguire l'uomo di Dio che trovò seduto sotto una quercia. Gli domandò: «Sei tu l'uomo di Dio, venuto da Giuda?». Rispose: «Sono io». 15 L'altro gli disse: «Vieni a casa con me per mangiare qualcosa». 16 Egli rispose: «Non posso venire con te né mangiare o bere nulla in questo luogo, 17 perché ho ricevuto questo comando per ordine del Signore: Non mangiare e non bere là nulla e non ritornare per la strada percorsa nell'andata». 18 Quegli disse: «Anch'io sono profeta come te; ora un angelo mi ha detto per ordine di Dio: Fallo tornare con te nella tua casa, perché mangi e beva qualcosa». Egli mentiva a costui, 19 che ritornò con lui, mangiò e bevve nella sua casa.
20 Mentre essi stavano seduti a tavola, il Signore parlò al profeta che aveva fatto tornare indietro l'altro 21 ed egli gridò all'uomo di Dio che era venuto da Giuda: «Così dice il Signore: Poiché ti sei ribellato all'ordine del Signore, non hai ascoltato il comando che ti ha dato il Signore tuo Dio, 22 sei tornato indietro, hai mangiato e bevuto in questo luogo, sebbene ti fosse stato prescritto di non mangiarvi o bervi nulla, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro dei tuoi padri». 23 Dopo che ebbero mangiato e bevuto, l'altro sellò l'asino per il profeta che aveva fatto ritornare 24 e quegli partì. Un leone lo trovò per strada e l'uccise; il suo cadavere rimase steso sulla strada, mentre l'asino se ne stava là vicino e anche il leone stava vicino al cadavere. 25 Ora alcuni passanti videro il cadavere steso sulla strada e il leone che se ne stava vicino al cadavere. Essi andarono e divulgarono il fatto nella città ove dimorava il vecchio profeta. 26 Avendolo saputo, il profeta che l'aveva fatto ritornare dalla strada disse: «Quello è un uomo di Dio, che si è ribellato all'ordine del Signore; per questo il Signore l'ha consegnato al leone, che l'ha abbattuto e ucciso secondo la parola comunicatagli dal Signore». 27 Egli aggiunse ai figli: «Sellatemi l'asino». Quando l'asino fu sellato, 28 egli andò e trovò il cadavere di lui steso sulla strada con l'asino e il leone accanto. Il leone non aveva mangiato il cadavere né sbranato l'asino.29 Il profeta prese il cadavere dell'uomo di Dio, lo sistemò sull'asino e se lo portò nella città dove abitava, per piangerlo e seppellirlo. 30 Depose il cadavere nel proprio sepolcro e fece il lamento su di lui: «Ohimè, fratello mio!». 31 Dopo averlo sepolto, disse ai figli: «Alla mia morte mi seppellirete nel sepolcro in cui è stato sepolto l'uomo di Dio; porrete le mie ossa vicino alle sue, 32 poiché certo si avvererà la parola che egli gridò, per ordine del Signore, contro l'altare di Betel e contro tutti i santuari delle alture che sono nelle città di Samaria».
33 Dopo questo fatto, Geroboamo non si convertì dalla sua condotta perversa. Egli continuò a prendere qua e là dal popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderasse dava l'investitura e quegli diveniva sacerdote delle alture. 34 Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla terra.

domenica 19 gennaio 2014

Singolari sintonie

La singolar tenzone [Samuele, I, 17]


[40] Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nel suo sacco da pastore che gli serviva da bisaccia; prese ancora in mano la fionda e mosse verso il Filisteo.
[41] Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero [un trisavolo di Gianni Letta ndr] lo precedeva. [42] Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto. [43] Il Filisteo gridò verso Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?». E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dei. [44] Poi il Filisteo gridò a Davide: «Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche». [45] Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato. [46] In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e staccherò la testa dal tuo corpo e getterò i cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. [47] Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché il Signore è arbitro della lotta e vi metterà certo nelle nostre mani». [48] Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse prontamente al luogo del combattimento incontro al Filisteo.[49] Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. [50] Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada. [51] Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.
[52] Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda alzando il grido di guerra e inseguirono i Filistei fin presso Gat e fino alle porte di Ekron. I Filistei caddero e lasciarono i loro cadaveri lungo la via fino a Saaràim, fino a Gat e fino ad Ekron.[53] Quando gli Israeliti furono di ritorno dall'inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro campo. [54] Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme. Le armi di lui invece le pose nella sua tenda.

Lo so lo so lo so, che i nodi, i grovigli, i garbugli, gli gnommeri in Italia sono altri, ma porca puttana, uno che lo ammazzi, politicamente, ancora, dopo vent'anni, non s'è visto, non s'è dato, e questo giovane Davide di Rignano che sembrava potesse, toh, invece di fiondargli una pietra in testa per poi tagliargliela, niente, nemmeno ci ha provato, anzi, si è trovato d'accordo, in «profonda sintonia» (bastarda sua emittenza), come se non sapesse - e se non lo sa è un cretino - che solo ammazzandolo, politicamente, i Filistei si daranno alla fuga (anziché alla).

mercoledì 28 novembre 2012

Che cosa ho da rendere se non ho tolto?

Come scrive Tooby, pare che da gennaio 2013 arriverà una nuova patrimoniale:
La storia è ancora più mostruosa se consideriamo la porzione del patrimonio che lo Stato incamererà. Se uno ha 1000 euro pagherà 34,20 euro, ovvero lascerà allo Stato il 3,42% del proprio patrimonio; chi invece possiede un patrimonio finanziario di 100000 pagherà 100 euro, ovvero lo 0,1% del proprio patrimonio. Ciò significa che non solo va a farsi benedire il principio di progressività dell’imposizione fiscale, ma pure un eventuale principio di proporzionalità: in altre parole, più sei ricco e meno paghi in rapporto al tuo patrimonio
Lo so che non è bello fare i conti in tasca agli altri e che più triste è farli in tasca a sé (anche al Sé). Però, appena ho letto questa roba m'è preso voglia di bestemmiare.
Non è invidia sociale, no. È solo per appuntarmi da qualche parte questa ipotesi di tassazione per vedere se sarà approvata dall'attuale Parlamento.
[...]
Stasera ho visto Calderoli durante un servizio del tg di Mentana camminare vestito autorevolmente  per entrare nella commissione parlamentare relativa che si occupa della riforma elettorale.
Calderoli e tutti i leghisti presenti. I trasfughi da un partito all'altro. I dipietristi esondati. I Responsabili (Do you remember?). Che dolore profondo: cinque interi anni di rappresentazione popolare allo stato puro. Questa è stata  l'Italia del potere legislativo. Due governi. Uno che è stato una disgrazia peggiore di un terremoto. L'altro di un'alluvione. La faccia del primo ministro del penultimo governo è  impresentabile. La faccia del primo ministro del governo in carica è presentabile. Impreco. Prego.

Salvami Dio! L'acqua mi è alla gola!
In una voragine sto precipitando
Niente ho a cui aggrapparmi
Vado giù tra le acque del profondo
Il gorgo mi sommerge
Gridare mi ha spossato
La carne mi brucia ho consumato gli occhi
Nell'attesa di Dio
C'è più gente a odiarmi ciecamente
Di quanti io abbia in capo
Capelli. Ho più nemici
Dissimulati che in corpo ossa.
Che cosa ho da rendere se non ho tolto?
Tu sei avvezzo Dio alla mia empietà
Ma non ti è ignota la mia espiazione
[...]
Tirami via dal fango
Che non ci resti impigliato
Che il mulinello d'acque profondo
Mi lasci andare
E le Cateratte non mi travolgano
Il Baratro non m'inghiotta
Il Pozzo la sua bocca sopra di me non chiuda
Rispondimi beatifico Signore
Nella tua immensa pietà accorgiti di me
Al servo tuo non negare il tuo Volto
Presto rispondimi il Nemico è in me
Affàcciati alla mia anima
Il tuo riscatto affievolisca i miei nemici
Tu conosci le infamie che sopporto
Ti sono ben noti i miei aguzzini
Oltraggi soffro da spezzarmi il cuore
Ferite che non si curano
Aspetto un compianto e non l'ho da alcuno
Non trovo uno che mi consoli
Negli alimenti mi mettono cicuta
Per la mia sete mi danno aceto
Gli diventi la tavola un capestro
I  loro arrosti sacri un tagliagola!
Gli si abbuino gli occhi li colga la cecità
Rompigli i reni per sempre
Rovesciagli addosso la tua rabbia
Appiccagli il fuoco del tuo furore
Devastagli l'accampamento
Restino vuote le loro tende
Per il loro accanirsi su chi tu hai colpito
E della tua vittima fare più acuto il dolore
Dàgli un castigo adeguato alla colpa
Possano mai vedere la tua salvezza
Cancellali dal Libro della Vita
Tra i salvati non siano più scritti
Ma a me nella miseria e nel dolore
Il sollievo concedi del tuo aiuto
[...]

Salmo 69 (!), Libro dei salmi, Adelphi, Milano 1985, versione di Guido Ceronetti


sabato 16 giugno 2012

Alla ricerca di atti metafisici

«Se invece si sarà accostato a questo testo qualcuno che vive soltanto secondo la carne, a costui deriverà non poco rischio e pericolo. Poiché infatti non sa ascoltare le espressioni amorose con purezza e casto orecchio, tutto ciò che ascolta trasferirà dall'uomo interiore all'uomo esteriore e carnale, lo piegherà dallo spirito alla carne, nutrirà in sé le concupiscenze carnali e a motivo della sacra Scrittura sembrerà spinto e incitato alla libidine della carne. Perciò ammonisco e consiglio ognuno, che non è ancora libero dalle molestie della carne e del sangue e non si è ancora affrancato dalle affezioni della materia, di astenersi completamente dalla lettura di questo libro e dalla spiegazioni che su di esso vengono fornite».

Origene, Commento al Cantico dei cantici, Città Nuova, Roma 1976 (traduzione di Manlio Simonetti).

Mi ricordo benissimo il passaggio da Playboy (o Le Ore) al Cantico dei cantici. Avevo sui 17-18 anni, non ricordo esattamente, e molto spesso il pene in mano, per dare pratica e sfogo a delle esigenze poco pentacostali. Ma la pornografia mi stancava grandemente, in quanto si trattava di osservare sempre i cazzi degli altri trovare frescura e tepore tra gli anfratti muliebri – mentre il mio, timido, nella mano, disperava.
Così mi avvicinai alle Sacre Scritture, penna in mano, oramai affrancato dalle ubbie catechistiche e voglioso di rincorrere «le molestie della carne e del sangue» (?), di adagiarmi sulle «affezioni della materia».
Scelsi la versione ceronettiana chiaramente, quella pubblicata da Adelphi nel 1975 e ristampata poi nel 1982.
Ancora oggi, quando il pensiero dell'amore si associa a quello della tribolazione, mi capita sovente di tuffarmi nell'ebbrezza dei versi del Cantico, anche se con più disincanto e meno mani tra i pantaloni.
Bastano pochi versi, soprattutto i primi, a infondere la soave illusione che un bacio, un bacio soltanto, ma un bacio d'amore s'intende, sia il proseguimento della parola, sia il nostro verbo che diventa carne nell'altro e ci fa all'altro veramente presenti.

Mi abbeveri di baci la tua bocca
Perché il tuo amore inebria più del vino

È bello i tuoi profumi respirare
Il tuo nome è un unguento penetrato

Dalle vergini sacre sei amato
Trascinami con te nella tua corsa

Baciarsi, quando diventa l'esito di un incontro, è un atto metafisico. Il suo compiersi illumina il vissuto e si resta abbacinati, dacché – in quell'attimo – ci si sente trascinati dentro l'essere dell'altro, in una ritrovata unità.

Stop. Conto di ritornarci. Ora fuori a godersi il tardo pomeriggio di un sabato africano. Dicono le ciliegie.

domenica 3 giugno 2012

Per citare un Salmo

Anche se hanno una numerazione differente, si tratta dello stesso Salmo, riportato secondo due diverse versioni.

38.
salmo di David per l'Offerta del Ricordo.

Furioso mi percuoti Signore Iddio
Violento sei tu nell'Avvertirmi
Trafitto dalle tue frecce
La tua mano calcata addosso
La tua collera nella mia carne
Nulla ha lasciato intatto
Il castigo che infliggi alle mie ossa
Nulla d'intero lascia
Mi sono crollati in testa i miei peccati
Il loro peso tremendo mi schiaccia
Colano le mie ulcere cancrena
Così pago la mia follia
Sono piegato e prostrato oltremisura
Tiro avanti in una perpetua cupezza
Coi fianchi pieni di fuoco
Un corpo dove più nulla è puro
Largamente trebbiato e assiderato
Un cuore che di leonessa
Getta ruggiti
Ti espongo il mio stato o mio signore
Senza attenuarti un solo mio gemito
Il cuore mi sobbalza la forza mi abbandona
Nei miei occhi la luce si fa fioca
Anche i più cari tra i miei amici
Davanti alle mie piaghe arretrano
I miei congiunti si tengono a distanza
E chi vuole il mio sangue va tramando
Chi mi ha procurato il malanno non cessa mai
Di ripetere i suoi incanti
Io imito il sordo che no può udire
Il muto che non può aprir bocca
Io sono l'Uomo-Che-Non-Ci-Sente
La Bocca-Che-Non-Ribatte
Perché io spero in te Signore
Rispondi tu per me Dio mio
Io dico – Non gli sia dato
Di trionfare di me
Di vedere il mio crollo! –
Sto avvicinandomi all'ultimo tonfo
Con un dolore che mai mi lascia
Proclamo la mia colpa
So di penare per il mio peccato
Sono tra stuoli di nemici assurdi
Tutti mi odiano senza perché
Ripagandomi il bene con male
Imputandomi il bene compiuto
Signore non mi abbandonare!
Non tenerti lontano Dio mio!
Presto soccorrimi signore mio
Salvezza mia.


I Salmi, Einaudi, Torino 1994, versione di Guido Ceronetti.
Salmi 37
Salmo. Di Davide. In memoria.

Signore, non castigarmi nel tuo sdegno,
non punirmi nella tua ira.
Le tue frecce mi hanno trafitto,
su di me è scesa la tua mano.
Per il tuo sdegno non c'è in me nulla di sano,
nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati.
Le mie iniquità hanno superato il mio capo,
come carico pesante mi hanno oppresso.
Putride e fetide sono le mie piaghe
a causa della mia stoltezza.
Sono curvo e accasciato,
triste mi aggiro tutto il giorno.
Sono torturati i miei fianchi,
in me non c'è nulla di sano.
Afflitto e sfinito all'estremo,
ruggisco per il fremito del mio cuore.
Signore, davanti a te ogni mio desiderio
e il mio gemito a te non è nascosto.
Palpita il mio cuore,
la forza mi abbandona,
si spegne la luce dei miei occhi.
Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe,
i miei vicini stanno a distanza.
Tende lacci chi attenta alla mia vita,
trama insidie chi cerca la mia rovina.
e tutto il giorno medita inganni.
Io, come un sordo, non ascolto
e come un muto non apro la bocca;
sono come un uomo che non sente e non risponde.
In te spero, Signore;
tu mi risponderai, Signore Dio mio.
Ho detto: «Di me non godano,
contro di me non si vantino
quando il mio piede vacilla
Poiché io sto per cadere
e ho sempre dinanzi la mia pena.
Ecco, confesso la mia colpa,
sono in ansia per il mio peccato.
I miei nemici sono vivi e forti,
troppi mi odiano senza motivo,
mi pagano il bene col male,
mi accusano perché cerco il bene.
Non abbandonarmi, Signore,
Dio mio, da me non stare lontano;
accorri in mio aiuto,
Signore, mia salvezza.






La Bibbia di Gerusalemme.

Ma chi è questo Dio che prima perseguita, poi viene chiamato in soccorso come difensore? Perché questa contraddizione?
Per dare una interpretazione antropologica religiosa di tale salmo, credo occorra seguire la nozione girardiana di capro espiatorio. 
Cerco di riassumere rapidamente: ogni religione è religione vittimaria. Ovvero, la religione fu il primo tentativo strutturato che gli uomini si dettero per risolvere il virus della violenza che rischiava di far collassare le comunità che ne erano colpite. Poiché la religione, attraverso il rituale, riusciva a trasformare la violenza indiscriminata di tutti contro tutti, nella violenza discriminata di tutti contro uno.
Bene, questa funzione primaria del religioso subì, con la scrittura giudaico-cristiana, una trasformazione: per la prima volta la vittima, che nelle religioni primitive e nelle religioni classiche accetteva di buon grado il suo ruolo di vittima colpevole dei mali dei quali era accusata (“mali” che portavano disordine, caos nella comunità), provò a ribellarsi, a chiamare in difesa Dio, un Dio nuovo, un Dio difensore delle vittime e non dei persecutori.
Il salmo in questione mostra bene, a mio avviso, questo tentativo di chiedere protezione a un Dio nuovo in contrapposizione al Dio della comunità, al Dio violento che sempre mandava a morte gli accusati.
E infatti, tra il primo Dio violento e il secondo Dio soccorritore, il salmista mette in evidenza come la vittima predestinata sia stata abbandonata al suo destino di capro espiatorio da tutti i membri della comunità, amici e parenti compresi. 
Tutti mi odiano senza perché. Appunto, non c'è motivo, o anche se ci fosse, anche se venisse individuato un crimine quale che sia, esso non sarebbe la causa della violenza intestina che riguarda tutti coloro che ne rimangono coinvolti.
...
Ma perché parlo di questo? 
Due ipotesi:
a) per ricordarmi ogni tanto alcuni concetti chiave dell'autore sul quale mi sono un tempo laureato.
b) per dare la mia inutile solidarietà alle popolazioni emiliane sconvolte dal terremoto, che mai prenda loro la tentazione (mai prenderà, ne sono sicuro) di cominciare a trovare colpevoli di questo disastro naturale e solo naturale che li sgomenta e atterrisce. 
Dio non c'è purtroppo, giacché se ci fosse sarebbe da prendere a schiaffi (altro che i capri espiatori).

mercoledì 12 ottobre 2011

Il brodo di Dio

Il mal di gola mi avvicina a Dio perché penso: perché cazzo esiste il mal di gola, Dio? L'ugola infiammata mi fa venire in mente le grida nel deserto dei profeti. Allora apro la mia Bibbia di Gerusalemme, quella con la copertina di tessuto rosso, e cerco  qualche passo confortante. Ezechiele il visionario può andare. Sfoglio e noto che in ottobre (decimo mese) Dio parlava volentieri al suo popolo eletto (24, 1-14)


Il dieci del decimo mese, dell'anno nono, mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, metti per iscritto la data di oggi, di questo giorno, perché proprio oggi il re di Babilonia punta contro Gerusalemme. Proponi una parabola a questa genìa di ribelli dicendo loro: Così dice il Signore Dio:
Metti su la pentola,
mettila e versavi acqua.
Mettici dentro i pezzi di carne,
tutti i pezzi buoni, la coscia e la spalla,
e riempila di ossi scelti;
prendi il meglio del gregge.
Mettici sotto la legna e falla bollire molto,
sì che si cuociano dentro anche gli ossi.
Poiché dice il Signore Dio:
Guai alla città sanguinaria,
alla pentola arrugginita,
da cui non si stacca la ruggine!
Vuotala pezzo per pezzo, senza fare le parti,
poiché il suo sangue è dentro,
lo ha versato sulla nuda roccia,
non l'ha sparso in terra per ricoprirlo di polvere.
Per provocare la mia collera,
per farne vendetta,
ha posto il suo sangue
sulla nuda roccia, senza ricoprirlo.
Perciò dice il Signore Dio:
Guai alla città sanguinaria!
Anch'io farò grande il rogo.
Ammassa la legna,
fa' divampare il fuoco,
fa' consumare la carne,
riducila in poltiglia
e le ossa siano riarse.
Vuota la pentola sulla brace,
perché si riscaldi
e il rame si arroventi;
si distrugga la sozzura che c'è dentro
e si consumi la sua ruggine.
Quanta fatica!
Ma l'abbondante sua ruggine non si stacca,
non scompare da essa neppure con il fuoco.
La tua immondezza è esecrabile: ho cercato di purificarti, ma tu non ti sei lasciata purificare. Perciò dalla tua immondezza non sarai purificata finché non avrò sfogato su di te la mia collera. Io, il Signore, ho parlato! Questo avverrà, lo compirò senza revoca; non avrò né pietà, né compassione. Ti giudicherò secondo la tua condotta e i tuoi misfatti». Oracolo del Signore Dio.


Ecco cosa mi ci vorrebbe: un bel brodino di pecora vecchia cotto a legna, che spenga questo fastidioso bruciore. Dio, una volta, curava il popolo coi mezzi di bordo (e il brodo era fra questi). E se qualcuno non seguiva le sue indicazioni, si arrabbiava di brutto.
Oggi Dio è un Signore ritiratosi dalla vita sociale; e parla poco e punto, e non grida più né lancia i suoi severi moniti. Tutto questo perché a forza di brontolare la sua gente gli è venuto il mal di gola.