venerdì 29 maggio 2015

Una pigrizia generale

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La politica che un paese esprime è il riflesso condizionato di quello che esprime il popolo di quel paese. Nella fattispecie, il popolo italiano che cosa esprime? A parte il sempiterno mugugno da malcontento, il desiderio politico degli italiani non è quello di una società più giusta, equa, prospera e solidale, ma è quello di veder soddisfatto il proprio interesse particolare, relegando l'interesse generale ai discorsi ufficiali che le massime autorità dello Stato tengono nelle varie occasioni comandate – e niente è più vacuo, inutile, disatteso di un discorso presidenziale.
Che cosa c'è alla base della nostra attesa politica? Avere una casa, un'auto, in breve: avere accesso ai beni di consumo per avere i quali occorre, per la stragrande maggioranza degli individui, vendere a ore la propria forza lavoro.
Quindi, si lavora principalmente per sussistere.

Se non c'è alcun progetto politico che azzardi a immaginare un tipo di società diversa da quella della sussistenza, è perché fondamentalmente il popolo non ha altra mira, altra ambizione che quella di veder soddisfatti, più o meno decentemente, i propri bisogni primari e, quando è grassa, anche alcuni secondari, per esempio quelli ricreativi, che vedranno domani tante famiglie allegramente andare a trascorrere brevi vacanze repubblicane fuori porta.

Siano giorni lieti per tutti, soprattutto se serviranno per non andare a votare.

« Il comunismo non toglie a nessuno il potere di appropriarsi dei prodotti della società, toglie soltanto il potere di assoggettarsi il lavoro altrui mediante tale appropriazione.
Si è obiettato che con l'abolizione della proprietà privata cesserebbe ogni attività e prenderebbe piede una pigrizia generale.
Da questo punto di vista, già da molto tempo la società borghese dovrebbe essere andata in rovina per pigrizia, poiché in essa coloro che lavorano, non guadagnano, e quelli che guadagnano, non lavorano. Tutto lo scrupolo sbocca nella tautologia che appena non c'è più capitale non c'è più lavoro salariato.» K.Marx-F.Engels


1 commento:

UnUomo.InCammino ha detto...

Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza.

Passati due o tre lustri ;) e non e' cambiato un cazzo di un cazzo.
Il problema del comunismo e' che, nella sua izrazionale razionalita', ipotizza una societa' di giusti, disinteressati, accoglienti, servizievoli del prossimo, egalitari, interessati a valori morali, indifferenti a ingordigia, sfruttamento, consumismo, servizismo, potere, etc. .
In pratica una via all'inferno lastricata delle migliori intenzioni.

> toglie soltanto il potere di assoggettarsi il lavoro altrui mediante tale appropriazione

Questa e'una sciocchezza delle tante di Marx.
Perche' e' proprio lo sfruttamento come dispositivo per l'accumulo e come gratificazione del potere che ' massimamente diffuso nella specie. Perche' e' cosi' che la termodinamica e la biologia e la selezione intraspecie hanno voluto e realizzato in milioni di anni per i mammiferi e centinaia di migliaia di anni per gli ominidi e i primati.

La societa' borghese e capitalista finira' in rovina per il collasso da overshoot, da insostenibilita' sempre piu' grave, per l'evidente violazione dei limiti dell'ecosfera.