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- condannata l'intera città e le
fiamme a torri.
come un sorcio, come una
rossa babbuccia, come
una stella un geranio, una
lingua di gatto, oppure -
il pensiero, il pensiero
che è foglia, ciottolo, un vecchio
uscito da un racconto di
Puskin
.
Ah
crollo di travi
marce
.
vecchia brocca in
cocci
la notte fatta giorno dalle fiamme, le fiamme...
William Carlos Williams, Like a mouse
versione di Cristina Campo, La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991.
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giovedì 18 agosto 2011
venerdì 31 luglio 2009
«È rimasta laggiù, calda, la vita»

È rimasta laggiù, calda, la vita,
l'aria colore dei miei occhi, il tempo
che bruciavano in fondo ad ogni vento
mani vive, cercandomi...
Rimasta è la carezza che non trovo
più se non tra due sonni, l'infinita
mia sapienza in frantumi. E tu, parola
che tramutavi il sangue in lacrime.
Nemmeno porto un viso
con me, già trapassato in altro viso
come spera nel vino e consumato
negli accesi silenzi...
Torno sola
tra due sonni laggiù, vedo l'ulivoroseo sugli orci colmi d'acqua e luna
del lungo inverno. Torno a te che geli
nella mia lieve tunica di fuoco.
Cristina Campo, La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991
venerdì 24 luglio 2009
Amore
Amore mi diede il benvenuto; ma l'anima mia si ritrasse,
Di polvere macchiata e di peccato.
Ma Amore dal rapido sguardo, vedendomi esitante
Sin dal mio primo entrare,
Mi si fece vicino, dolcemente chiedendo
Se di nulla mancassi.
Di un ospite, io dissi, degno di essere qui.
Amore disse: Quello sarai tu.
Io, lo scortese e ingrato? O, amico mio,
Non posso alzare lo sguardo su Te.
Amore mi prese la mano e sorridendo rispose:
E chi fece gli occhi se non io?
È vero, Signore, ma li macchiai: se ne vada la mia vergogna
Là dove merita andare.
E non sai tu, disse Amore, chi portò questa colpa?
Se è così, servirò, mio caro.
Tu siederai, disse Amore, per gustare della mia carne.
Così io sedetti e mangiai.
Di polvere macchiata e di peccato.
Ma Amore dal rapido sguardo, vedendomi esitante
Sin dal mio primo entrare,
Mi si fece vicino, dolcemente chiedendo
Se di nulla mancassi.
Di un ospite, io dissi, degno di essere qui.
Amore disse: Quello sarai tu.
Io, lo scortese e ingrato? O, amico mio,
Non posso alzare lo sguardo su Te.
Amore mi prese la mano e sorridendo rispose:
E chi fece gli occhi se non io?
È vero, Signore, ma li macchiai: se ne vada la mia vergogna
Là dove merita andare.
E non sai tu, disse Amore, chi portò questa colpa?
Se è così, servirò, mio caro.
Tu siederai, disse Amore, per gustare della mia carne.
Così io sedetti e mangiai.
domenica 24 maggio 2009
Nessuna rosa è certa

*Ogni giorno uscendo verso l'auto
io traverso un giardino
e spesso vorrei che Aristotele
fosse arrivato al-
l'esame del ditirambo,
che fossero rimasti i suoi appunti.
Erba ruvida guasta il prato fine
mentre io guardo a destra e a sinistra
tic toc -
E a destra e a sinistra le foglie
crescono sul pesco di un anno
lungo il tronco snello.
Nessuna rosa è certa. Ciascuna è una rosa
e questa, diversa da un'altra,
s'apre piatta, quasi come un piatto
senza tazza. Ma è una rosa, color
di rosa. La senti ruotare lentamente
sullo stelo di spine.
William Carlos Williams
Cristina Campo, La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991
*La stessa rosa fotografata stamani in due scatti in rapida successione (il primo scatto è assolutamente casuale)
Cristina Campo, La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991
*La stessa rosa fotografata stamani in due scatti in rapida successione (il primo scatto è assolutamente casuale)
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