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sabato 20 agosto 2011

Retroproiezioni


«[...] quando un maschio e una femmina si accoppiano non sempre il risultato è un bambino: anche quando avviene la fecondazione, il risultato è assai spesso un aborto spontaneo. Dire, quindi, “quel bambino” è una retroproiezione. Tutto questo, ovviamente, se parliamo del maschio e della femmina della specie umana, sennò, “quando un maschio e una femmina si accoppiano”, il risultato può essere anche un bacarozzo.
Altrettanto rozzo e superficiale, dunque, è affermare che “l’insorgere della persona è il frutto di una copula”: tra copula e persona ci sono di mezzo molti passaggi, né sufficienti, né necessari. Qualunque definizione si possa dare di“persona”, infatti, non si dà nel frutto di una copula che generi un essere inadeguato ad assumerla, come è nel caso di un feto anencefalo o di una mola vescicolare, che pure hanno una identità nuova e distintada qualunque altra. In realtà (questa sì vera realtà, di là da interpretazioni retroproiettive), si ha persona solo se (e quando) il prodotto della fecondazione arriva a raggiungere un grado di sviluppo tale da renderla possibile. Prima di tale grado non si ha bambino, se non nelle aspettative, ma un feto. E fuori da tali aspettative un feto è un feto, non è ancora persona. Potrebbe non diventarlo mai. Può dispiacere, ma è così [...]». Luigi Castaldi.

«Nouriel Roubini: Le aziende non stanno facendo nulla, non sono di aiuto, sono nervose per l’accresciuto rischio. Dichiarano che stanno tagliando la capacità in eccesso poiché non c’è abbastanza domanda, ma questo porta ad uno stallo. Se non si impiega personale, non ci sarà abbastanza reddito, né fiducia da parte dei consumatori, e quindi non abbastanza domanda. Negli ultimi due/tre anni c’è stato un peggioramento a causa del massiccio trasferimento di reddito dal lavoro alla rendita, dai salari al profitto; il differenziale di reddito è cresciuto. La propensione alla spesa delle famiglie è maggiore di quella delle aziende, poiché le aziende hanno maggiore propensione al risparmio delle famiglie, pertanto la re-distribuzione del reddito e della ricchezza rende il problema della scarsa domanda ancora peggiore. Karl Marx aveva ragione. Ad un certo punto, il capitalismo può auto-distruggersi. Non si può continuare a trasferire reddito dal lavoro al capitale senza causare eccesso di capacità produttiva e calo della domanda aggregata. Questo è ciò che è accaduto. Pensavamo che i mercati funzionassero. No, non stanno funzionando. Il singolo può essere razionale. L’azienda, per sopravvivere e crescere può abbattere sempre più il costo del lavoro, ma i costi del lavoro sono il reddito e quindi il consumo di qualcun altro. È un processo auto-distruttivo» [via Vulvia]

Voi direte: cosa c'entra la questione dell'aborto con il processo auto-distruttivo del capitalismo?
Non lo so, so solo che stamani mi sono alzato è ho trovato due preziose spiegazioni, ovvero due risposte che "fotografano" aspetti del reale affatto diversi. E io voglio conservare queste risposte per riproiettarmele nella mente alla bisogna.

mercoledì 6 luglio 2011

Non considerano la lor semenza

via Corriere.it
Mi piacerebbe conoscere le motivazioni di quel 15% di ginecologi favorevoli al test di gravidanza. Così, tanto per sapere, tanto per avere maggiori informazioni e poi farsi una migliore opinione in merito. Magari anche per confermare il mio ferreo pregiudizio che essi siano una manica di stronzi.

- Dottore, dottore, mi aiuti
- Si calmi signorina. Mi dica tutto.
- Ieri sera ho avuto un rapporto consensuale con un giovanotto che avevo conosciuto nel pomeriggio. Sa com'è, le vacanze, il mare, una musica e un bicchiere in più. Tutto bello, ma purtroppo si è rotto il suo preservativo. Si vede che tenendolo al caldo del portafogli aveva perso "resistenza". 
- E allora? Cosa posso fare per lei?
- Mi prescriva, la prego, la pillola del "giorno dopo".
- Non posso. Prima lei deve fare un test di gravidanza.
- E perché?
- Perché se risulta incinta così la farò sentire in colpa perché vuole "abortire".

Si torna sempre lì. A cercare di dare ragione alla natura, al principio del seme. Mai che considerino la semenza che non li rende bruti ma liberi di potere dire o no.