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domenica 1 gennaio 2023

Solidarietà aleatoria

Dal discorso del presidente della repubblica, estraggo:
1. «Dal Covid - purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare».
Infatti, non dimentichiamo.
2. «Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone.»
Non sapevo che costringere milioni di cittadini sovrani prima a restare a casa senza alcuna ragione, e poi a iniettarsi un farmaco sperimentale per lavorare o per studiare, o semplicemente perché avevano più di 50 anni è stata una forma di solidarietà concreta.
Non lo sapevo e forse sarà anche per questo che preferisco essere aleatorio.

lunedì 25 aprile 2022

Letterina conculcata


mi spieghi perché coloro che inviano armi al governo banderiano ucraino – e che oggi sono venuti a portarti le ghirlande e a cantare con la banda Bella ciao – non inviano armi anche ai palestinesi e agli houthi? Perché palestinesi e houthi non trovano, ogni mattina, l’invasor, o forse perché essi non hanno intercessori presso le agenzie di rating, le quali mantengono il debito pubblico italiano un gradino sopra la discarica della spazzatura?

mercoledì 2 giugno 2021

A viso aperto

«Questo è tempo di costruire il futuro.»

- Semplice o anteriore?
- La seconda che hai scritto.
- Io sarò Stato, tu sarai Stato, egli sarà Stato, noi saremo Stato, voi sarete Stato, essi saranno Stato?
- Declina meglio il plurale e togli quella cazzo di maiuscola.
- E se invece fosse il tempo futuro di costruire?
- Io costruirò, tu costruirai... eccetera?
- Il settore immobiliare non è più il traino del Paese: abbiamo cementificato abbastanza.

«La Repubblica è, anzitutto, la storia degli italiani e della loro libertà.»

- Limitate.
- Lasciapassare.
- Uno davanti, due didietro, tutt'e tre con la mascherina.
- Il distanziamento.
- Documenti.
- Certificati.
- Bolli.
- In triplice copia.
- Coprifuoco sino alle 22, 23, 24
- Autodichiarazione d'amore: l'Italia è il paese che amo perché s'abbocca facile.
- E infatti:

«La democrazia è qualcosa di più di un insieme di regole: è un continuo processo in cui si cerca la composizione possibile delle aspirazioni e dei propositi, nella consapevolezza della centralità delle persone, più importanti degli interessi.»

- Ma che te lo dico a fa'.
- Sergio, Bruno le avete prese le misure di distanziamento dei tavoli?
- Nun rompe er cazzo e mettete a sede e «Se invece der vitello te danno er mulo / tu magna e sta' zitto e vaffanculo.
- Ecco.

«Il terrorismo è stato sconfitto e lo Stato ha prevalso con gli strumenti del diritto.»

- Anche il terrorismo dei settori deviati dello Stato è stato sconfitto? Chiedo perché da quanto Ella ha rimembrato, sembrerebbe che il terrore degli anni di piombo sia stato solo quello delle Brigate Rosse.
- No, quello è stato messo nelle secrete vie del cor soavemente tenute sotto chiave.

[...]

Poi il discorso prende una piega architettonica nell'aria con le mani - e prosegue e ricorda pure il sorriso di Luana. 
E volge al finale con:

«La Repubblica possiede valori e risorse per affrontare queste sfide a viso aperto.»

Benissimo, Presidente. A viso aperto, senza mascherina, detto da Lei vale di più.

lunedì 31 maggio 2021

Permette? Decio Cavallo

Ancora una volta, la nostra cara, amata repubblica fondata sul lavoro, premia i cavalieri e mai i cavalli. Ma è giusto così: se essa si fonda sul lavoro è naturale che il lavoro stia sul fondo del mar e a galleggiare sia qualcos'altro, ad esempio chiazze di greggio, brandelli di plastica, mascherine usate e venticinque pezzi di m... materia organica che ondeggiano or qua, or là.

sabato 1 maggio 2021

Fiore di maggio

Con una propaganda a tambur battente, usando tutti i media disponibili, complice anche gli affanni delle terapie intensive e della forzata ospedalizzazione (e burocratizzazione sanitaria, che ha prodotto un assurdo numero di protocolli - e di ricoveri) della malattia, hanno fottuto la mente di gran parte della popolazione con la paura di ammalarsi e morire. Di qui l'interventismo parossistico governativo, ché non gliene frega un cazzo alla politica se la gente muore - succedeva, succede, succederà: dicono i "dati" istat, mediamente un seicentomila di morti all'anno negli ultimi dieci anni, solo non c'erano bollettini a ricordarlo.
Essi (i poteri) hanno fatto e fanno uso di tutti i mezzi (soliti) a disposizione: stato d'emergenza permanente, notiziari martellanti bollettini con la conta dei morti, filmati di corsie d'ospedale e di sale di rianimazione, medici e infermieri sudati e stremati, ambulanze, sirene, pronti soccorsi, facce addolorate, prefiche, virologi prezzolati e beccamorti, matematici, statistici che si attaccano ai dati come gli astrologi alle costellazioni; i vaccini sperimentali obbligatori; gli opinionisti ondivaghi che adeguano l'opinione a seconda di come si muove il mare dell'opinione pubblica. 

Hanno rotto i coglioni, tutti, soprattutto coloro che abusano della retorica dell'emergenza per consolidare la legittimità di potere, che mostrano - con slogan vari, video e foto - come si prendono cura delle persone, ingabbiandole dentro le sbarre dei protocolli, delle sicurezze, delle procedure, degli sbarramenti e delle chiusure. Facce di culo di vario tipo che nessuna mascherina del cazzo potrà mai nascondere, sindacalisti compresi che immagino oggi ricorderanno qualcosa, chissà cosa, chissà perché.

domenica 25 aprile 2021

Tanto cemento

Se avessi qualcosa da dire, oggi, sul 25 aprile, lo direi, ma temo di non averlo, sicché sto zitto, al riguardo, e, come ai Tempi di Bellosguardo, me ne sto «nella corusca distesa che s'inarca verso i colli», lontano dal celebrare distorto delle museruole FFP2, dai gomiti alzati delle autorità ubriache di potere securitario, e dalla gente (troppa, tanta) che li applaude perché rassicurata dai protocolli delle Fave di Sion.
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Ai critici progressisti

Non mi parlate di primavere avvenire
le vostre bocche acide le disseccano.
Non dite che domani la giustizia vi farà vivi,
che sarà vendetta nei figli la schiena piagata dei padri.
Non consolate nessuno non toccate nessuno
non spostate le pietre pazienti delle macerie.

Lo sappiamo, ma molto più forte di voi:
i nostri fratelli verranno con picchi e badili
a rovesciare neve e cenere. Nei cortili
sarà spezzato il gelo che ai gennai passati fu eterno
la fogna renderà le scarpe all'assassinato
la calce cancellerà lo sgorbio stralunato
sarà dimenticato dimenticato l'inverno.

Ma oggi ancora la vendetta è al poeta
più dolce del vino e della dimenticanza.
E per farvi crepare, ottimisti,
oh colarvi dentro tanto cemento
quanto basti per un monumento
alla Salubrità dei Popoli Progressisti.

Franco Fortini, in Poesia e errore, 1948

______________

Oh, colarvi dentro tanto cemento
quanto basti per un monumento...




giovedì 25 marzo 2021

Democrazia, vita

«Il 24 marzo del 1944, 335 civili e militari italiani vennero trucidati dai nazi-fascisti nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Il ricordo di quella strage deve restare un monito per tutti noi e per le generazioni future. Difendiamo sempre la democrazia, difendiamo sempre la vita.» Roberto Speranza, pagina facebook del 24 marzo 2021
Esimio Ministro Speranza, mi consenta una domanda. La chiosa con la quale chiude la doverosa commemorazione delle Fosse Ardeatine («Difendiamo sempre la democrazia, difendiamo sempre la vita»), si riferisce a come le autorità politiche dovrebbero agire in riferimento a quel particolare periodo storico (qualora ipoteticamente e sciaguratamente si ripresentassero circostanze analoghe a quelle che determinarono l'eccidio), oppure essa avrebbe la pretesa - come, ahimè!, temo - di far intendere che l'attuale azione di governo contro l'attuale crisi sanitaria è mossa in difesa della «democrazia» e della «vita»?

Se quest'ultimo fosse l'intento suo, mi consenta altresì di inoltrarle questo messaggio.

giovedì 21 gennaio 2021

Giorno della memoria

 


«In Bordiga esist[e] un nesso inscindibile tra analisi del capitalismo come produzione mercantile e salariale e critica della democrazia come sua forma politica specifica, tra concezione del socialismo come fine della produzione di valore e concezione del partito come ‘organo’ che il proletariato internazionale deve darsi per realizzare tale obiettivo storico. Da tale sistema coerente di principi teorici discendono poi ben precise valutazioni sulla natura capitalistica dello stalinismo, sul carattere imperialistico della seconda guerra mondiale e su quello ‘interclassista’ del movimento della resistenza, sulla natura ‘totalitaria’ degli apparati degli stati democratici». Liliana Grilli

«Fino a quando i rapporti di produzione restano mercantili e monetari e salariali tutto il sistema della automatica macchineria forma un mostro che schiaccia sotto il peso della sua oppressione una umanità schiava ed infelice, e questo è il Mostro che domina tutto il quadro tracciato da Marx della società presente, il Capitale stesso, spersonalizzato, e perfino ‘declassato’ nelle nostre frequenti conclusioni, in risposta al vaneggiare che in un terzo del mondo sia sparita la Classe nemica, la Borghesia».
[...]
«Chi si appropria il prodotto? Forse il lavoratore? No, nemmeno per una briciola: esso va tutto, la risposta da facile propaganda è ovvia, al capitalista, al padrone, al borghese, [ai soviet]. Anche Marx se ne servirà molte volte [...] Chi si appropria il capitale prodotto dal lavoro vivente (plusvalore) non viene presentato come persona umana né come classe umana: è il Mostro, il Lavoro oggettivato, il Capitale fisso, monopolio e fortilizio della Forma Capitale in se stessa, Bestia senza anima e perfino senza vita, ma che divora ed uccide il lavoro vivo, il lavoro dei vivi e i vivi». Amadeo Bordiga



martedì 19 novembre 2019

A ciascuno il suo onorario

Aldilà della vicenda specifica che riguarda Liliana Segre (sempre sia lodata) e la gara delle amministrazioni comunali a chi le dà o non le dà la cittadinanza onoraria, in primo luogo mi sembra opportuno osservare che tale titolo onorifico sia pleonastico conferirlo a chi cittadino - in qualche altra città della stessa nazione - lo è già. In secondo luogo, mi pare evidente che le amministrazioni comunali, e in particolare i sindaci e gli assessori che si prodigano in tale esercizio celebrativo, lo facciano principalmente per dar lustro alla propria immagine, sia ai fini di una propaganda politica spicciola, sia per gonfiare il proprio petto di tacchini rappresentanti pubblici sulle pagine facebook istituzionali e ricevere tanti "mi piace", molti "cuoricini" e un paio di sporadici vaffanculo.

E la domanda sorge artefatta: perché invece di dare cittadinanze onorarie, i sindaci non elargiscono un onorario a ogni cittadino semplice, tale che si andrebbe ad assommare allo stipendio o, altresì, al reddito di cittadinanza? Le casse comunali non lo consentono? Allora il premio sia estratto a sorte tra i cittadini residenti iscritti regolarmente all'anagrafe; oppure ai viandanti che passano per la città.
A me, per esempio, magro come sono, piacerebbe molto avere la cittadinanza onoraria di Abbiategrasso. Si può fare?

domenica 6 maggio 2018

Il lievito vivo



Ogni mattina, sulla Terra, come sorge il Sole (ma anche quando tramonta: dipende dai turni), un proletario (uomo o donna che sia) si sveglia e sa che dovrà lavorare, altrimenti non potrà campare.
Ogni mattina, sulla Terra, come sorge il Sole, un capitalista (uomo o donna che sia) si sveglia e sa che dovrà sfruttare il lavoro che compra al lavoratore per produrre una determinata merce (quale che sia: «una cosa che mediante le sue qualità soddisfa bisogni umani di un qualsiasi tipo»), altrimenti non potrà aggiungere un grammo di valore al capitale inizialmente investito per produrla.
Ogni mattina, sulla Terra, come sorge il Sole, non importa che tu sia proletario o capitalista: l'importante è che tu venda o tu compri forza lavoro, ovverosia, sotto le ferree leggi della logica capitalistica, è necessario che il lavoro sia ridotto a merce.

Certo, notevoli sono le differenze tra l'appartenere all'una o all'altra delle due categorie: 
«L'operaio lavora sotto il controllo del capitalista, al quale appartiene il tempo dell'operaio. Il capitalista sta attento a che il lavoro si svolga per bene e che i mezzi di produzione vengano impiegati appropriatamente».
Ma soprattutto:
«il prodotto è proprietà del capitalista, non del produttore diretto, dell'operaio. Il capitalista paga, per es., il valore giornaliero della forza-lavoro. Dunque, per quel giorno, l'uso di essa gli appartiene come quello di ogni altra merce, per es., di un cavallo noleggiato per un giorno. Al compratore della merce appartiene l'uso della merce; infatti, il possessore della forza-lavoro, dando il suo lavoro, non dà altro che il valore d'uso che ha venduto. [[Il capitalista], mediante la compera della forza-lavoro ha incorporato il lavoro stesso, come lievito vivo, ai morti elementi costitutivi del prodotto, che anch'essi gli appartengono». 
Ecco, in questi ebbri giorni di anniversario, quanto è stato riflettuto e discusso sul tema lavoro, marxianamente inteso quale
«processo che si svolge fra l'uomo e la natura, nel quale l'uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio organico fra se stesso e la natura [in cui] contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura»,
affinché tale processo possa essere affrancato, una volta per tutte, dalla logica capitalistica di sfruttamento e alienazione?

Io penso poco. 

E io penso che vivere il lavoro (o la sua assenza) come una sofferenza, un patimento, una costrizione, un obbligo - sia qualcosa che ancora massimamente affligge il genere umano. Anche e soprattutto a partire da quei luoghi che fanno del lavoro il fondamento della propria costituzione.

Per es. L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro.

Domandiamoci - con e grazie a Karl Marx - quale. 

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Le citazioni marxiane sono tratte dal Capitolo V de Il Capitale.

martedì 7 novembre 2017

Dieci tali Lucas

Non mi piacciono gli anniversari. E aiutato dal fatto che sono senza linea internet a casa, mi sono persino dimenticato di ricordare che, lo scorso 4 novembre, questo blog ha compiuto dieci anni.

Appena quella cazzo di fastweb del cazzo mi ricollegerà col mondo, offrirò da bere leggere qualcosa.

Tanti auguri, Lucas.

venerdì 25 dicembre 2015

Avanzamenti nel tempo

« Ogni uomo va morendo di ventiquattro ore al giorno. Ma a prima vista non si riconosce precisamente in nessun uomo di quanti giorni egli sia già avanzato verso la morte. Però questo non impedisce alle società d'assicurazione sulla vita di trarre dalla durata media della vita degli uomini conclusioni sicurissime e, quel che è molto più, assai profittevoli. » 
Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Cap. 6.

Diversi anni fa, la mattina della vigilia di Natale, andavo in banca a farmi dare un'agenda di regalo, nella quale, ad anno nuovo, iniziavo ad annotare piccole inezie, quello che mangiavo, cosa compravo, quanto mi toccavo, quante sigarette fumavo. Anche i sogni descrivevo, quando me li ricordavo o avevo voglia. A volte persino delle poesie vi appuntavo, ma poche: per esse preferivo un quaderno a parte, a quadretti.
Anche stamani sono andato in banca, l'Etruria, non per l'agenda, ma perché a volte il bancomat fa i capricci. Al mio turno, mi sono seduto davanti alla scrivania della bancaria vestita di nero e, dopo aver verificato se ci fossero difetti alla carta, le ho chiesto se davano ancora in omaggio quelle agende di una volta, rilegate in pelle.
Dopo aver risposto che no, da anni non le regalano più, lei ha continuato, sorridendo:
«E poi per raccontare le proprie masturbazioni - cerebrali e non - ci sono i blog no?»
«Piuttosto i social network oramai», ho replicato.
«Da quelle parti si chiamano pippe», ha concluso.



martedì 1 dicembre 2015

Ruzzare a Rozzano

I grandi a Parigi. 
I piccoli a Rozzano (diffidare delle cittadine con troppe zeta). 
A parte questo, la Terra dovrebbe farci un dispetto: aumentare di un secondo la velocità di rotazione per ogni cazzata pubblica che i politici, gli economisti, i religiosi, i giornalisti e pubblicisti di vario genere a libro paga, sparano [*]. Trottolino amoroso e du du, da da da. Finalmente giramenti di testa, oltreché.

È risaputo: l'arte produce i suoi effetti quando resta a mezz'aria, sospesa, come una bestemmia che sta lì lì per uscire e poi buona educazione vuole che si vada a scuola per imparare l'educazione. 
Secondo me, per tagliare la testa al mucco, bisognerebbe che a Natale tutte le scuole restassero aperte, per insegnare grammatica, matematica e astronomia. 

Lasciate in pace il compleanno di Gesù. 
Anche noi iscritti su Facebook, riflettiamo: potrà far piacere una o due volte ricevere gli auguri di buon compleanno da centinaia di amici e conoscenti, ma poi, alla terza, che rottura di palle. Auguri, tanti auguri... auguri un cazzo.

Sono, siamo nati. E finita lì, non ci dovrebbe essere alcun bisogno di ricordarlo tutti gli anni: meglio sarebbe ricordarselo tutti i giorni finché saremo in vita. Che senso avrebbe poi festeggiare il compleanno da morti? 
Ma Gesù è risorto.
Ma era Pasqua. E non era più un bambino. Ma soprattutto: non mi risulta che nei Vangeli Gesù abbia mai soffiato alcuna candelina. Forse perché prevedeva che gliene sarebbero state accese troppe in futuro (anche in formato elettronico da 50 cent).

Sentiamo l'opinione di Dio.

[...]

Ha detto che finché la domenica sarà occupata da Scalfari lui non si pronuncia.

____________
[*] Escludo artatamente i blogger perché la loro non è un'opinione pubblica, bensì pubblicata, a gratis.

venerdì 24 aprile 2015

Fissità

Da me a quell'ombra in bilico tra fiume e mare
solo una striscia di esistenza
in controluce dalla foce.
Quell'uomo.
Rammenda reti, ritinteggia uno scafo.
Cose che io non so fare. Nominarle appena.
Da me a lui nient'altro: una fissità.
Ogni eccedenza andata altrove. O spenta.

Vittorio Sereni, Stella variabile, Garzanti, Milano 1981

Una forte assenza di vento accompagna il silenzio della notte; nel momento esatto in cui le stelle iniziano a lampeggiare, riappare lo stesso cielo coi fuochi d'artificio di Berlino, quello ripetutamente raccontato quando i pranzi e le cene volgevano al termine, rievocato mentre io pigramente appallottolavo resti di mollica che facevo rimbalzare sopra il tavolo. Non avrei mai creduto si fissasse dentro me qualcosa che non ho vissuto, che so nominare appena, come un debito: il debito di essere qui.

Ti abbraccio forte



mercoledì 31 dicembre 2014

Dal Papocchio al Papoglio

C'è vento. Conoscete il vento. Tira forte. Scassaforte. Mi porta la neve davanti alla porta. Abito una casa con le porte. A volte esco, a volte entro. Stasera esco per entrare in un'altra casa, da un'altra porta. Pensavo: e se torno e la neve ha seppellito la porta, ritrovo la casa?  Per fortuna, la casa che abito ne ha due di porte. Delle due una, è vero. 
Settimana santa della politica vaticana. Gli italiani ripongono molta fiducia nel Papa. Il Papa ha citato Benigni, grande artista italiano. Ma io penso che i veri grandi artisti italiani siano per forza antipapisti o non siano. 
Detto seriamente: perché i media italiani danno tanto spazio politico ai discorsetti parrocchiali del Papa? Forse perché Napolitano sta per abdicare? C'è tanto bisogno di un monarca in Italia.

domenica 9 novembre 2014

Ottantanove


Io nell'Ottantanove di novembre
anno del crollo del muro di Berlino
stavo con una ragazza che ebbe
per prima la grazia di farmi un

Non sapevo se quella che stavo vivendo
era una storia con la S maiuscola
Forse solo adesso comprendo
che quella grazia non tornerà mai più

La grazia di chi credette per un momento
(durato quasi due anni) che il mondo
trovasse un comune fondamento:
di libertà di pace di continuo godimento

Ma un muro crollato non significa niente
è come l'amore farfalla che svolazza
il mondo si è liberato forse per niente
io mi sono incatenato a quella ragazza

Dare troppo peso agli eventi è uno sbaglio
perché ogni minuto che passa li cancella
Il ricordo esenta dall'azione - nell'abbaglio
che la Storia fosse soltanto quella

e ciò che segue mera conseguenza.


martedì 4 novembre 2014

L'Italia in particolare

[*]
«In un mondo che manifesta tensioni e instabilità crescenti, si vanno affermando nuove e più aggressive forme di estremismo e di fanatismo che rischiano di investire anche l'Europa, e l'Italia in particolare, infiltrandone gradualmente le società. È una minaccia reale, anche militare, che, insieme all'Unione Europea e alla Nato, dobbiamo essere pronti a prevenire e contrastare»
A quale minaccia reale Napolitano si riferisce, all'Isis? Non mi pare che, se non in modo generalizzato, riferendosi cioè all'Occidente nella sua totalità, i sanguinari rincoglioniti islamici abbiano minacciato in concreto lo Stato italiano. Tutt'al più quello Vaticano, che in fondo è uno Stato a sé, con le sue Guardie mercenarie in costume di ordinanza e le picche sempre pronte per infilzare i nemici del Sacro Romano Impero -della sicurezza del quale, francamente, il presidente della repubblica dovrebbe disintessarsi.
Dunque, quali sono le forme di estremismo da cui le Forze Armate dovrebbero difenderci? Gli operai delle acciaierie di Terni? Gli strenui oppositori alla linea ad alta velocità in Val di Susa? (Li hanno già sistemati, alcuni, in primo grado). I sopiti "forconi"? Gli indipendentisti veneti? I pastori sardi?
Chi si sta affermando aggressivamente, forse anche  militarmente, per mettere a repentaglio la pace democratica italiana ed europea?

Provo a rispondere: un cazzo nessuno. Gli ultimi terroristi “organizzati” che hanno ammazzato prima i giuslavoristi D'Antona, Biagi ed Emanuele Petri, agente della Polfer, sono in carcere da anni, nel silenzio più assoluto (brigatisti omicidi, per carità, ma ditemi il senso di questo tipo di 41bis) e, credo, senza alcun tipo di seguaci estremisti fedeli alla linea (cattivo pensiero: seppur nella maniera più assurda e sbagliata, vale a dire uccidendo vigliaccamente esseri umani indifesi, gli ultimi brigatisti tentarono di colpire quei tecnici che si prestarono a fornire alla politica le modalità per la precarizzazione del lavoro che tanto male ha fatto e fa a intere generazioni).

E quindi, di chi parla Napolitano?

Secondo me presente (verbo presentire) che qualcosa non va, che - sotto sotto - questa bella repubblica fondata sul lavoro rischia di affondare sul lavoro. Il problema maggiore è che un ex comunista faccia finta di non sapere il perché nel mondo si manifestano «tensioni e instabilità crescenti».
Perché Presidente, perché? Faccia una seduta spiritica in un salone del Quirinale per farselo dire da qualche suo ex compagno che adesso non c'è più.

giovedì 11 settembre 2014

Una mano sul peto

Ansiolin
Ogni essere umano ha caratteristiche sue proprie, e tuttavia non credevo che i tre sopra avessero il cuore in tre posti diversi. Che Michelle lo abbia più in alto non mi stupisce: è specifico delle donne avere il cuore più vicino al cervello. Neanche Biden mi sorprende: tiene la mano alla stessa altezza del taschino interno dove, solitamente, si tiene il portafoglio. Obama invece si tiene sul cuore non il palmo, bensì i polpastrelli, parti della mano più ricche di terminazioni nervose, come se egli avesse bisogno di un sovrappiù di sensibilità per ritrovare il suo cuore perduto. 

Non saprei dire quando sia nata, forse è sempre stata in uso, ma l'abitudine di mettersi una mano sul petto quando suona l'inno nazionale è un pessimo rituale, quale che sia la nazione, anche quella che, attualmente, si sente incaricata di guidare il mondo per il proprio tornaconto.

A mio avviso, tale rituale avrebbe ragione d'essere se fosse suonato l'inno della Terra: ogni popolo accorda il suo cuore a quello del pianeta. Bello, no? Forse sì, ma pare irrealizzabile. Quindi, per il momento, nello spazio di qualche decennio, mi accontenterei che, durante l'inno della propria nazione, gli umani la mano, anziché sul cuore, se la mettessero altrove. 
Proprio lì, sì.

venerdì 25 aprile 2014

Un'apparenza che seduce

«Se si considerano rapporti sociali che generano un sistema scarsamente sviluppato di scambio, di valori di scambio e di denaro, o ai quali corrisponde un grado non sviluppato degli stessi, è chiaro sin dal principio che gli individui, benché i loro rapporti appaiano più personali, entrano in relazione reciproca solo in quanto individui in una certa determinatezza, come signore feudale e vassallo, come proprietario fondiario e servo della gleba ecc., oppure come membri di caste ecc., o come appartenenti a un ceto ecc. Nel rapporto di denaro, nel sistema di scambio sviluppato (e quest'apparenza seduce la democrazia) i vincoli di dipendenza personale, le differenze di sangue, di formazione ecc. sono effettivamente saltati, lacerati (i vincoli personali si presentano almeno tutti come rapporti personali); e gli individui sembrano indipendenti (questa indipendenza che è pura illusione e più correttamente andrebbe chiamata indifferenza), sembrano liberamente entrare in contatto reciproco e scambiare in questa libertà; si presentano però in questa luce solo a chi astrae dalle condizioni, dalle condizioni di esistenza (e queste sono a loro volta indipendenti dagli individui e, pur essendo generate dalla società, appaiono quasi tutte come condizioni naturali, ossia incontrollabili dagli individui) nelle quali questi individui entrano in contatto. La determinatezza, che nel primo caso appare come una limitazione personale dell'individuo da parte di un altro, nel secondo si presenta sviluppata come una limitazione materiale dell'individuo da parte di rapporti da esso indipendenti e riposanti in se stessi. (Poiché il singolo individuo non può spogliarsi della sua determinatezza personale, ma può benissimo superare rapporti esterni e subordinarli a sé, nel secondo caso la sua libertà sembra maggiore. Un'analisi più precisa di quei rapporti esterni, di quelle condizioni, rivela però l' impossibilità per gli individui di una classe ecc. di superarli in massa senza sopprimerli. Il singolo può casualmente aver ragione di essi; non può invece farlo la massa di coloro che ne sono dominati, giacché il loro puro e semplice sussistere esprime la subordinazione, e la subordinazione necessaria degli individui ai rapporti stessi)
Karl Marx, Grundrisse (edizione Einaudi, pag. 95-96).

Dalla finestra aperta entra aria soleggiata al mattino e tiepida, confortevole, tempo adatto per le filarmoniche a spasso suonanti una mattina mi son svegliato.
Pomeriggio che pioggia, che cielo grigio, che calo della temperatura. Le ghirlande ai monumenti sfiorite da un soffio di vento, le foglie verdi cadute, il silenzio più duro dell'anno che viene.

Da soli non ci si salva, non date retta ai salvati. Ascoltate i sommersi.

giovedì 24 aprile 2014

In occasione del 69° anniversario


L'edificio dove lavoro tiene quotidianamente esposte le bandiere d'Italia e d'Europa.
Oggi pomeriggio, leggendo la suddetta circolare, ho chiesto alla custode come intendesse «imbandierare ulteriormente» l'edificio.
Ella mi ha guardato un po' titubante, poi si è voltata di scatto mostrandomi e movendo ottimamente son derrière.