mercoledì 29 luglio 2020

Nuotare (Correre 4)

4. È un mio limite culturale, ma io i Lovin' Spoonful manco sapevo esistessero se non li avesse rammentati Murakami che li tira in ballo nuovamente per dire che la loro musica è fantastica. Per curiosità, ho provato ad ascoltare due o tre canzoni di tale gruppo e non dico che mi abbiano fatto cagare, ma insomma, qualche strizzone non nego sia venuto. Per fortuna avevo il bagno vicino. È così, quando ho nelle orecchie questa musica leggera leggera, sciolta sciolta, a poco a poco riaffiora nell'intestino il ricordo dell'andare di corpo, anche di quella volta che, a quattordici anni, marinai la scuola (prima liceo), da solo, per passare la mattinata di primavera a leggere Corto Maltese e Supersex, quando, improvviso, nel parco dove mi trovavo, fui assalito da un urgente bisogno di andare in bagno e corsi stringendo le chiappe e arrivai pelo pelo al water di casa. Corto Maltese mi cadde per le scale, mentre Supersex finì ai piedi del lavandino, aprendosi alla formula orgasmica Ifix tcen tcen...
Se facessero mai un film sulla mia vita - solo a pensarci mi vengono i sudori caldi -, in fase di montaggio verrebbe aggiunto quasi tutto. Il regista finirebbe col dire ogni momento: «Beh, questo episodio si può anche aggiungere, con quel poco che hai da raccontare». Proprio così, ho poco da raccontare, traccheggio in balia del quotidiano gioco balordo dei non incontri e dei non inviti, momenti che si succedono senza un significato preciso, fino ad arrivare al presente. Quando penso all'esistenza umana (giacché a volte penso anche all'esistenza canina o gattesca), mi accade di aver l'impressione di non essere una zattera arenata sulla spiaggia, piuttosto una carretta che aspetta l'inverno per portare la legna in casa (Murakami pensa di essere una zattera, ma nel mondo occidentale chi fa più le zattere se non al parco divertimenti degli uomini primitivi?). Sarà stato colpa dell'aliseo hawaiano che, soffiando e facendo ondeggiare dolcemente gli alberi di eucalipto sopra la sua testa, gliel'ha fatta girare per il forte effetto balsamico di vicks vaporub naturale.

Comunque, oggi non sono andato a correre: sono stato a nuotare, di mattina, in una piscina comunale, all'aperto. Ho pagato il biglietto d'ingresso, ho firmato il foglio della presenza e del tracciamento e sono andato negli spogliatoi a cambiarmi senza - come da regola - lasciare niente nel locale (si deve portare tutto dietro, in borsa). Le prime quattro corsie della vasca da 25 metri erano occupate da un folto gruppo di ragazzini dei centri estivi che eseguivano esercizi indicati dagli istruttori. Una istruttrice, alla quale ho levato malvolentieri gli occhi di dosso (se ne avessi avuto un altro paio, due glieli avrei lasciati addosso volentieri), mi ha indicato la corsia n. 5 come libera e ivi mi sono non tuffato, ma infilato, per nuotare come posso e riesco, a stile diciamo libero, e recuperando un po' di fiato a ogni virata. Sono stato quaranta minuti a mollo e ho percorso poco più di un chilometro, non molto, ma già qualcosa per uno che si è messo a fare piscina relativamente da poco. Ho avuto fastidi con gli occhialini, purtroppo, perché non oscurati, cosicché il sole riflesso nella vasca non mi consentiva una buona visuale (soprattutto esterna, nella zona dove c'era l'istruttrice che dava lezione a due signore che facevano acquagym). Infine, sono tornato negli spogliatoi e, nella zona docce (c'era scritto: max tre persone alla volta) c'erano due ragazzini di forse sette anni che si lavavano. «Posso entrare?» ho chiesto e loro mi hanno guardato in silenzio (non so se assenso) sicuramente mormorando, tra sé sé: chi è questo perticone secco coi baffi e la cuffia rossa morettiana? «Tranquilli, non tiro schiaffi, purché non vi azzardiate a dire la parola professionalità». 

Il gioco delle domande

cari democratici,

cristiani, non cristiani, credenti, non credenti, di sinistra, di destra (?), di centro, liberali, socialisti, progressisti e conservatori, comunisti à la Berlinguer, trapezisti e saldatori, prodiani o dalemiani che siate, voi democratici che siete favorevoli al prosieguo dello stato di emergenza, voglio farvi questa domanda - e vi prego, rispondetemi sinceramente - se anziché questo governo strano (democraticamente legittimo, per carità di patria), vi fosse stato un altro governo, anche quello precedente, per esempio, Conte primo ministro ma con Salvini ministro dell'interno, sareste d'accordo col prolungamento dello stato d'eccezione?


***

Rosencrantz: «Per fare certe cose uno stato democratico ha proprio bisogno dello stato d'emergenza?»
Guildenstern: «Tu credi davvero che la sovranità appartiene al popolo?»

martedì 28 luglio 2020

Correre 3


3. Come detto precedentemente, quello che segue è un ricalco imperfetto de L’arte di correre di Murakami Haruki. Dato che, per ovvi motivi, non posso riportare per intero le pagine di tal libro, dovete o leggere questi miei brevi capitoli con il volume accanto, oppure fidarvi. «La seconda che hai detto», sento bofonchiare qualche lettore.


Quando corro, al momento, non mi prefiggo altro obiettivo che ritrovare l’indomani il piacere fisico (faticoso piacere) che provo oggi. Sicché non cerco mai di esagerare perché, se mi stanco troppo, il giorno seguente il desiderio di correre è più difficile da appagare. Quando scrivo un post è fondamentalmente la stessa cosa. Anche se sento che potrei continuare, a un certo punto salvo la bozza, rileggo, clicco su “pubblica”. Così mi sarà più facile scrivere il prossimo post (una volta avevo una cadenza giornaliera). Murakami sostiene che Hemingway ha detto qualcosa di simile. Che cosa avrebbe detto Hemingway? Che l’importante è la continuità, non spezzare il ritmo. Nel caso di tenere aggiornato un blog è importante; nel caso di scrivere un romanzo, importantissimo. Se si riesce a mantenere un ritmo costante, un passo, qualche risultato bene o male (bene o male?) lo si ottiene. Ma occorre insistere finché il volano (o anche: la macina dell’asino) non comincia a girare regolarmente, a velocità fissa.

Oggi, mentre correvo, tra le 10:40 e le 11:30, nella ciclopedonale di Buonconte da Montefeltro, non è caduta neanche una goccia di pioggia: per forza, il cielo era sereno. Faceva caldo, ma non troppo  giacché la pista di terra battuta era quasi completamente ombreggiata dagli alberi che costeggiano l’Archian rubesto. È un clima facile da capire, questo. Come intuirete, sto parlando di meteo perché e come ne parla Marukami, per traccheggiare, ossia per perdere tempo. E il tempo facile da capire (e da perdere) non richiede interpretazioni particolari. E allora, perché ne parli? Così, per allungare il brodo (non è vero che tutto fa brodo). Per strada ho incontrato soltanto un corridore, un giovane, al mio primo chilometro, in senso inverso. Poi ho incontrato un gruppetto di ciclo-amatori in mountain bike (anch’essi in senso inverso), tre donne e un uomo a camminare, due di loro con un cane. Una donna, la più bella delle tre, l’ho incontrata che procedeva in senso inverso quasi alla fine della mia corsa di andata – ci siamo detti un fugace buongiorno e scambiati un sorriso (è stata lei che mi ha fatto faccia da ridere se no di solito non sorrido a coloro che volgono il volto, o tolgono il volto da qualsivoglia scambio di saluto) – e, così, ho avuto la possibilità, dato che lei camminava, al mio ritorno di raggiungerla (la ciclopedonale non è ad anello), superarla, sorriderle nuovamente e replicare al suo, «Buona corsa!», un imbranato «Altrettanto», tant’è che lei ha subito replicato «Eh, ma io cammino» ( se si mettesse a correre, signora, vedrà che terrò volentieri il suo passo).

Altro da segnalare? Sì, quasi  tutti coloro che camminano, quando qualcuno, da dietro, si avvicina correndo, si sentono a disagio, come se qualcuno stesse per assalirli alle spalle. Una volta superati, infatti, chi corre ha l'impressione che essi tirino un respiro di sollievo. Personalmente, voglio rassicurarli che, nel mio come nella maggioranza assoluta dei casi, non è così: chi corre, quando sta per superare qualcuno che cammina, cerca di aumentare il passo per mostrare che lui corre in scioltezza, pavoneggiandosi un po' per la propria presunta capacità atletica e badando bene a non inciampare per non incorrere in una figura cacina.

lunedì 27 luglio 2020

Correre 2

2. «Siamo in estate e quindi fa caldo». Cazzo, disse la marchesa. È opinione diffusa che nell’Italia centrale d’estate faccia caldo, soprattutto nei mesi di luglio e agosto. Poi, va bene, ci sono anche le altre stagioni, ognuna con le sue caratteristiche che non importa descrivere qui, perché scrivere sul tempo è scrivere di niente, un niente uguale a quando due persone che non hanno niente da dirsi iniziano a conversare sul tempo che fa – e si sentono, dopo averne parlato, più imbarazzate di prima, perché non hanno parlato di niente.
Qui dove abito non siamo alle Hawaii. Qui non soffiano gli alisei. Durante il dì (dalle 10 fino alle 20) fa caldo poi, se va bene (e quest’estate sinora è andata bene) la sera rinfresca e le temperature scendono abbastanza da sopportare una felpa, per uscire, o una coperta leggera sopra le lenzuola, per dormire. 

Da quando abito qui, cioè da sempre, ossia da quando sono nato, e sono nato più di mezzo secolo fa, ho preso a correre da poco, dallo scorso autunno. Niente di che, soltanto due o tre volte alla settimana. Ma quando sono in ferie di più, anche quattro o cinque volte a settimana. Io devo saltare un giorno o due, per riposarmi e soprattutto per non sfinirmi dato che sono magro come un’acciuga sotto sale e dopo ogni corsa, sebbene cerchi di reintegrare mangiando e bevendo quanto riesco e posso, perdo sempre un po’ di colatura. Almeno mi sembra. Mi asciugo, dunque mi acciugo. E struggo, come in un soffritto.

«Stamattina ho corso per un’ora e dieci minuti ascoltando sul mio walkman due album dei Lovin’ Spoonful». Io no, stamattina non sono andato a correre, ma ieri sì. Ho corso per circa un’ora e dieci minuti senza ascoltare alcuna musica. Talvolta le cuffie altoparlanti esterne classiche, a casa davanti al pc, le metto, ma gli auricolari proprio non li sopporto neanche da fermo, figuriamoci per correre. E poi, a pensarci bene, non riesco più a tollerare la musica perenne di sottofondo, quale che sia. Preferisco il silenzio, o meglio: il rumore, a volte anche piacevole, di ciò che mi circonda. Soprattutto: il respiro e il tonfo sordo dei passi. Una volta sola, correndo, mi è capitato di mormorare una canzone, tra i denti, perché forse avevo bisogno di carica: Everybody needs somebody to love.

«Sono nella fase in cui devo lavorare sulla resistenza e aumentare la distanza che percorro, mentre il tempo che impiego è irrilevante. Basta che copra in silenzio il numero di chilometri che mi sono prefisso, mettendoci le ore necessarie». Anch’io, uguale uguale, salvo che in silenzio, come ho detto, i chilometri li faccio davvero, senza gli auricolari e la musica attaccata alle orecchie.

________________
N.B.
Tutte le frasi «tra virgolette» (tranne dove diversamente indicato) sono tratte da L'arte di correre di Murakami Haruki, Einaudi, Torino 2009

domenica 26 luglio 2020

Correre

Capitolo primo

25 luglio 2020, ciclopista dell'Arno, Toscana, Italia.

Chi può permettersi di ridere di Murakami Haruki?

1. Oggi è il 25 luglio 2020, un sabato. Ciclopista dell'Arno, nella Toscana nord orientale. Il tempo è buono, non troppo caldo per essere nel periodo del Solleone. Passa qualche nuvola di panna, sicché non c'è bisogno di alludere all'idea di nuvole. Sto da queste parti, a casa mia. Ogni mattino, siccome non sono uno scrittore, ma un blogger, non mi metto alla scrivania a lavorare, ma perdo tempo, questo sì, con sporadici post scritti e pubblicati (compreso questo, s'intende). Adesso scrivo, non per scrivere un libro, ma dei semplici post, seguendo la traccia di un libro, L'arte di correre (Einaudi 2009) di Murakami Haruki, noto scrittore giapponese. Il libro è definito in copertina come «lo straordinario autoritratto di uno scrittore-maratoneta»; eppure io lo trovo un libro assai imbarazzante, nel senso che se l'avessi scritto io mi sentirei in imbarazzo, anche se, evidentemente, la soglia del pudore, in fatto di scrittura, è diversa per ognuno. Ora, dato che da pochi mesi ho preso a correre anch'io, voglio cimentarmi a scrivere qualcosa non sull'«arte» di correre (non avendola tale arte, non ho potuto metterla da parte e tirarla fuori alla bisogna, davanti alla tastiera) ma sul fatto che io corra e perché e come mi senta correndo, cercando di mantenere il passo dello scrittore giapponese, nel senso di seguire il suo primo capitolo quasi come Pierre Menard scrisse il Don Chisciotte di Cervantes, ma non uguale uguale, no, quasi uguale, e il quasi è dato dal fatto che io scriverò per togliermi quel senso di imbarazzo che ho leggendo questo libro. 

venerdì 24 luglio 2020

Pourparler

via

Chissà che non possa rivelarsi di qualche utilità l’incontro di ieri mattina a Palazzo Chigi sul problematico tema della scuola.

Non c’era un ordine del giorno, tema proposto volutamente generico, esposizione a cascata da parte dei nove intervenuti su invito del presidente del Consiglio Conte e della ministra dell’Istruzione Azzolina: Eraldo Affinati, Concita De Gregorio, Paolo Flores d’Arcais, Ernesto Galli della Loggia, Miguel Gotor, Marco Lodoli, Alberto Melloni, Michela Murgia, il sottoscritto.

[...]

I nove invitati avevano competenze, predilezioni, visioni politiche diverse, se si fosse approfondita la discussione sarebbero probabilmente emersi dei contrasti; la semplice enunciazione dei temi ha dato all’incontro lo svantaggio della genericità compensato però, almeno in parte, dall’esposizione di un ampio catalogo. Si può davvero dire che praticamente tutti i problemi sono stati posti sul tavolo.


Su uno solo, oppure su tre milioni di tavoli?

A parte.
Come suole, i problemi sono posti sul tavolo o sul tappeto. 
Sul tappeto per essere calpestati o aspirati o battuti fuor di finestra (in breve: per sbarazzarsene).
Sul tavolo, invece, per giocarli come carte, per mangiarli come pietanze, per usarli come strumenti (ad esempio una penna o una tastiera) o per lasciarli lì sopra a prendere la polvere? 

- L'ultima che hai detto, tanto, dei nove suddetti intervenuti, nessuno spolvera tavoli, mai.

P. S. 
Curiosità. 
Sebbene tra i nove convenuti vi siano certamente degli esimi professori, non si capisce perché mai, quando in sede governativa parlano di scuola, sia convocato un maestro o una maestra della scuola primaria oppure dell'infanzia. Boh. 


mercoledì 22 luglio 2020

Scheletri nell'armadio

- Hai qualche scheletro nell'armadio?
- No, fuori dell'armadio. Quando apro l'armadio, ne vesto uno.
- Fuor di metafora: hai dei segreti che vorresti rimanessero tali?
- Sì, taluni: sono i miei agenti.
- In che senso?
- Nel senso che mi agiscono, costruendo alibi.
- Hai peccato?
- Qualcosa da parte, sì. Non molto, a dire il vero, due o tre etti. Ne vuoi?
- Roba buona?
- Tagliata.
- Quando ti sei confessato la penultima volta?
- Dopo Pasqua: camminavo e piangevo per i fatti miei quando è passato un prete con un Maggiolino cabrio che mi ha chiesto: «Perché piangi?» E io: «Sono allergico alle graminacee: mi è preso un prurito forte agli occhi, non ho resistito e me li sono grattati. Ho goduto e ora piango. Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei grattamenti». E il prete: «Bene: ego te absolvo».
- E come ti sei sentito, dopo?
- Assolto per insufficienza di prove.
- Hai la fedina pulita.
- Credo in un solo Lyso Formio.
- Non lo bere, eh!
- No, no: lo sniffo e basta, quando passo lo straccio in bagno.
- Ah, ma che bravo che sei! Fai le faccende.
- Pazienza. Francesco Pazienza è uno degli agenti dei quali sopra dicevo.
- Vabbè, adesso esageri: ogni risposta che dài sembra tu giochi al Bersaglio!
- Sbaglierò.

lunedì 20 luglio 2020

Classi pallaio

- Maestro...
- Ditemi, o alunni.
- Possiamo portare le bocce?
- Certo, anche quelle delle mamme.


tre milioni di banchi

La rigida giustizia che li frega

(Inf. XXX, v.70)

Suggerimento: perché il governo, parallelamente ai fondi di recupero europei che riuscirà a ottenere, non decreta d'urgenza - in segreto, per ora - un piano di alleggerimento fiscale ultravantaggioso per tutte quelle dittarelle che tengono la sede in Olanda, Lussembergo e Irlanda? Dimodoché, seppur poco, qualche miliarduccio in tasse lo intascherebbe anche da tali papponi, fregando, al contempo i cosidetti paesi frugali (fregali, Conte, pensaci tu).

sabato 18 luglio 2020

Vedessimo

Vedessimo, cioè, se noi ci
vedessimo
come siamo fatti, come eravamo fatti 
allora
noi chiuderemmo gli occhi
per non vederci più
per dimenticarci di come eravamo e siamo fatti
e pregheremmo entità a caso
(di norma le nostre legate alla tradizione
sacramentale cristiana)
per sparire al più presto
ritornare molecole sparse di materia
senza sentimento
che non ricordano e non sentono più
né stiano a cercare se abbia senso o no
il verbo vivere.

Poi potremmo anche
assolverci
benedirci
giustificare tutta l'incompiutezza
e sdraiarci, come si conviene,
in un prato da bravi animali
al pascolo.

E senza aspettare i pastori
iniziare a mungerci
da soli.

venerdì 17 luglio 2020

Per nome

Avevo un nome, poi l'ho perso e non c'è stato verso di ritrovarlo. Dov'è il mio nome, dov'è il mio nome? Mi dicevo, sconsolato, allo specchio. Nessuna risposta. Il mio nome era partito e io dovevo adeguarmi a vivere senza nome, senza essere chiamato, senza essere riconosciuto. Anche mia moglie, quel mattino, forse anche perché mi ero fatto la barba di un mese, stentò a riconoscermi, a identificarmi, le sembrò di avere in casa uno sconosciuto e, per un attimo, fu tentata di chiamare aiuto. «Ma che fai, Maria, sono io, non mi riconosci?». Per fortuna la voce non era cambiata, era la stessa che sentiva spesse volte al telefono, quando stavo fuori casa, giorni interi, per lavoro e rientravo solo il fine settimana. «Senti, Marì, per caso, hai visto il mio nome da qualche parte? Non ricordo dove l'ho appoggiato e non riesco ritrovarlo». «Aspetta», mi fa lei, «che provo a farti squillare il telefono».


giovedì 16 luglio 2020

Maletton

Vicenda Autostrade: 
Chiusura estremamente brillante per Atlantia (+26,65% a 14,49 euro) a Piazza Affari, con l'accordo in Consiglio dei ministri per l'Aspi. Il titolo ha scambiato quasi 18 milioni di azioni, sfiorando il 2,2% del capitale.
Quale miglior prova della socializzazione delle perdite, privatizzazione dei profitti ?

Ma i Benettoni insistono: «Trattati peggio di una cameriera».
Beh, non so come trattino le loro cameriere (e ne hanno, eccome se ne hanno in servizio in pianta stabile nelle magioni di proprietà), epperò vorrei mestamente dire ai signori Benettoni che io le cameriere le tratto bene, educatamente, dando del lei a prescindere e scendendo al tu solo se richiesto; inoltre, a quelle particolarmente gentili, mi viene naturale porgere dei fiori e dei sorrisi, mentre a voi, signori Benettoni, se avessi modo (e ciò m'intristisce perché modo non ce l'ho), getterei in capo secchiate di merda.

***
In giro sorgono lamentazioni sul fatto che, dopo l'intervista del nuovo direttore di la Repubblica a Il Foglio, sia divenuto chiaro a tutti che, in Italia, non vi siano più giornali di sinistra (Avvenire a parte, qualcuno osa dire, ma vabbè). Non rammentano Il Manifesto perché si autodefinisce, in maniera assai impropria, quotidiano comunista (e comunista di che? di come? di quando?)

Facciamo ora un esempio semplice su come dovrebbe essere un giornale di sinistra: della suddetta dichiarazione dei Benettoni, fare un titolo in prima pagina e un editoriale che fomenti un sanissimo odio di classe. Purtroppo, da decenni, i signori del capitale sono trattati, da tutta la stampa, non solo italiana, coi guanti di velluto.

***
Sia chiaro: io non dico di dare fuoco alle pecore, ma ai maglioni, alle sciarpe, ai Malettoni.

mercoledì 15 luglio 2020

È partita la gara

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha confermato, a questo proposito, quanto detto qualche giorno fa dal commissario straordianario Domenico Arcuri: “la gara per i test sierologici al personale scolastico è partita".
Io, nel blog, parlo poco, anzi, quasi niente delle vicende legate al mio mestiere; mi capita tuttavia di parlarne fuori del blog, con colleghi, colleghe e amici. E riguardo ai test sierologici previsti per tutto il personale della scuola da fare prima che inizi il nuovo anno scolastico (e accademico?), ho chiesto lumi a un amico blogger, e docente lui stesso, e lui mi ha risposto così:

«Non servono a un cazzo. Una volta che sai che un prof o uno studente ha avuto il covid cosa fai? Ce l'ha avuto, e adesso no. Fine. Soldi sprecati. Tra l'altro leggevo che ci sono persone che nemmeno sviluppano anticorpi specifici: beccano il covid ma hanno un sistema immunitario così forte che lo elimina prima ancora del tempo necessario a sviluppare anticorpi specifici. Usa altri anticorpi o non ha punti deboli dove è possibile che il virus si replichi, boh. Comunque, questi sarebbero persone che hanno avuto il virus ma al sierologico non risulterebbe.

Il punto è cosa intendono fare se scoprono qualcosa nei sierologici: ti chiudono in casa fino a quando qualcuno decide di farti il tampone? E la classe dove lavori? E i loro parenti e le persone con cui sono venuti in contatto?
Ci sono 2 milioni di test a bando, dice la ministra. Ci sono 10 milioni di persone nella scuola. Ci sono a spanne 8 milioni di famiglie coinvolte, ciascuna, mediamente, composta da 3,5 persone - facciamo tamponi a 25-30 milioni di persone, vediamo come si organizzano il ministero dell'istruzione e quello della sanità!
Possibile che siano così coglioni da non rendersi conto delle proporzioni di quello che gestiscono? Non hanno idea di cosa fare! O forse sono solo pupazzetti manovrati appunto dai "giganti del webbe", sono loro gli webeti (rispolveriamo il loro insulto di qualche anno fa).»


Questo per quel riguarda i test seriologici. Poi c'è anche la questione dei banchi. Dice, infatti, il ministro.
«Siamo pronti anche con la gara per i banchi»
Che gara? Vediamo:

50 euro se banco "normale" di legno e metallo. 300 euro se banco "moderno" con le ruote. Ora, lasciando da parte l'andante della nonna e delle ruote, speriamo almeno che, in caso di acquisto di banchi mobili, le monoposto siano gommate Michelin.

Non mi resta che ripetere, col mio amico: possibile che siano così coglioni da non rendesi conto delle proporzioni di quello che gestiscono?
Possibile, sì.

martedì 14 luglio 2020

En garde

- Non abbassiamo la guardia.
- Facile dirlo, per voi guardiani.
- Facile subirlo, per voi guardati.
- Vi piace tenerci in guardina?
- Non faccia lo spiritoso e, ripeto, non abbassate la guardia.
- Le mutande si può?
- Quelle ce le avete abbassate già da un po'.
- Per favore, non spinga.
- Silenzio! Mettete le maschere e state in guardinga!




lunedì 13 luglio 2020

Un sonetto

Ieri Grillo Beppe ha pubblicato sul suo blog un panegirico scritto da qualcuno in romanesco sulla sindaca e l'ha chiamato sonetto.
È certamente un lapsus, giacché forse voleva dire: so’ sozzo. 

domenica 12 luglio 2020

Basta un chilo di zucchero

Nonostante il nome marzulliano, Pillole di ottimismo è una pagina facebook (per me di recente scoperta) interessante. Il direttore, il prof. Guido Silvestri e la redazione, lo scorso 9 luglio, hanno scritto un post, Un messaggio chiaro, che riporto per intero:

Pensiamo che ormai sia chiaro a tutti come COVID-19 in Italia sia in fase di tregua, con pochi contagi che fanno intravedere una progressiva endemizzazione del virus. Come abbiamo detto spesso, basandoci sulla osservazione classica della stagionalità dei virus respiratori nei climi non-tropicali, una seconda ondata di COVID-19 a fine autunno/inizio inverno è una possibilità molto reale. La gravità di questa ondata, ovviamente, non la possiamo conoscere, ma sarebbe irresponsabile non essere pronti a qualsiasi evenienza. Su questo punto ci siamo espressi da tempo e saremo peggio di un disco rotto.

Dal punto di vista pratico la preparazione è tutto -- perché consente il monitoraggio, T3, interventi mirati, proteggere ospedali, luoghi di degenza e RSA, rafforzare la medicina del territorio, adottare terapie precoci, triage rapido dei casi, implementazione nuovi protocolli di cura (anticorpi, antivirali, plasma, etc). Tutte cose che, se fatte bene, per tempo e con le dovute RISORSE, ridurranno enormemente i morti da COVID. Accettando poi con serenità il fatto che il rischio zero non esiste (come non esiste per nessun’altra malattia) ed evitando di ricorrere a misure “straordinarie” che hanno un effetto devastante a livello socio-economico.

Se invece non saremo preparati, e la situazione dovesse, Dio non voglia, sfuggire di mano come a marzo scorso in alcune zone d’Italia, l'unica opzione possible poi diventerebbe richiudere tutto – un’opzione che porterebbe ad enormi sofferenze per la popolazione. E noi già ci vediamo i soliti noti dare la colpa al popolino stupido ed indisciplinato, agli sciagurati tifosi, alla movida, ai complottisti sfigati, ai bambini senza mascherina a scuola, e magari se la prenderanno anche con chi spiega la scienza con obiettività e cerca di trasmettere ottimismo e serenità ad una popolazione stremata da mesi di reclusione.

E no, cari signori. Si sappia bene che noi a questo giochetto non ci staremo. Quello che si deve fare a livello di preparazione lo diciamo a chiare lettere oggi, 9 luglio 2020, nel mezzo di questa tregua estiva, e su questo insisteremo ogni giorno. Prepararsi a livello sanitario ed in modo adeguato ad una possibile seconda ondata di COVID-19 è una PRECISA RESPONSABILITA’ POLITICA ED ISTITUZIONALE, a partire dal Governo, dai ministeri rilevanti e dai loro comitati consultivi, e dalle strutture sanitarie loco-regionali. Il tutto senza cercare di scaricare questa responsabilità sui cittadini, che in uno stato democratico devono essere protetti dalle istituzioni sanitarie stesse mentre continuano a svolgere i loro diritti e doveri costituzionali.

Per cui, da oggi in poi, cari Signori e cari Colleghi, chiederemo sempre meno chiacchiere, meno epidemiologia difensiva, meno richiami generici alla “prudenza”, ed invece più fatti, più assunzioni di responsabilità, e soprattutto più PREPARAZIONE e più INTERVENTI MIRATI, a cui devono essere destinate tutte le risorse necessarie. Perché a febbraio scorso è andata come è andata (aperitivi, topi vivi e via discorrendo), errori li abbiamo fatti tutti e capiamo bene che non si può tornare indietro. Il futuro però è un’altra storia e per questa non ci saranno scusanti. Lo dicevano i nostri insegnanti di una volta: errare è umano, perseverare diabolico.

Oggi, poi, Silvestri stesso ha scritto un altro post per analizzare l'attuale situazione epidemiologica in Italia e nel mondo, aggiungendo poi un paragrafo per parlare di come in Italia la questione Covid si sia politicamente infossata in due estremismi:
Da un punto di vista psicologico il meccanismo in entrambi i casi è molto semplice: la paura del virus si esorcizza pensando in un caso che il virus non esista o sia innocuo, concetto che mina alla base la possibilità di fare i dovuti interventi di preparazione e monitoraggio; oppure la paura si neutralizza pensando, nell’altro caso, che ci sia una panacea risolutiva, quasi miracolosa (una specie di culto di Santa Chiusura) che deve essere imposta a tutti in una visione governativa di tipo paterno-fascista. 
A mio avviso entrambi questi estremismi hanno il potenziale per fare gravi danni al modo in cui si affronteranno le prossime fasi del problema COVID-19, anche perché entrambe le posizioni prestano il fianco a strumentalizzazioni politiche di segno opposto, che purtroppo conosciamo molto bene.
Per concludere questo copia e incolla, di mio aggiungo soltanto questo: in Italia le due tare psicologiche sono diventate, ahinoi, bandiere politiche che i citrulli sventolano per coprire il vuoto, la cretineria e l'impotenza della politica stessa. Da un lato quelli filogovernativi che hanno difeso la Santa Chiusura sottostimando la sciagura economica, sociale e psicologica in corso; dall'altro quelli dell'opposizione meloniana e salviniana che ostentano il loro non portare la mascherina dentro i locali pubblici (dove gli è consentito) perché sono quelli del popolo della libertà (e glielo dice Sgarbi). E a dare risalto a questo squallore il comportamento indecente dei media nostrani, televisioni private in primis, che hanno pompato l'emergenza per mietere quattrini pubblicitari e diffondere spot sull'orgoglio patrio: vergognosi e squallidi agenti spargipanico. 

Scappamenti



A proposito di rivincita: ieri pomeriggio, mentre correvo arrancando (leggera salita) su una strada montana costeggiata da faggi, sono passati due camper dai quali sono fuoriuscite delle zaffate di nafta che mi hanno costretto a fermarmi, uscire di carreggiata e abbracciare un albero, allo stesso modo in cui Nietzsche abbracciò un cavallo a Torino, con la sola differenza che a subire le frustate fumogene dei vetturini non c'erano cavalli, ma io e i faggi.

Per carità, tutti noi che circoliamo con il motore a scoppio - chi più, chi meno - impestiamo l'aria. Ma quel che, in certi frangenti, un respirante (faggio compreso) si domanda è: ma come cazzo fanno a passare alla revisione certi spargitori di fumo nauseabondo?


sabato 11 luglio 2020

A buco pillonzi



Boh, a me paiono tutti piegati a buco pillonzi: o no?


N.B.
Con ciò, non si desidera essere irriverenti coi fedeli musulmani: si denigra qui la mania di quelli de Il Post di spiegare le cose, non il loro spiegarle bene (di norma, sono bravi in questo), ma il loro specificare nel titolo che lo spiegano nell'articolo. E che altro dovrebbero fare? E, sia chiaro, anche l'aver tolto il "bene" (ricordate lo «spiegata bene»?) non attenua il fatto che sia assai pleonastico annunciare che loro spiegheranno le cose se tu, o lettore, avrai voglia, tempo e la giornata adatta di fartele spiegare.

Nel caso, io avrei le tende a vela del gazebo che non mi riesce spiegare bene. Se me le spiegate, vi darò 22 centesimi di mancia.

giovedì 9 luglio 2020

Allo Strega! Allo Strega!

Ci sono vari modi per non farsi cogliere di sorpresa dalla tristezza e quello preferito da Giovanni era imprecare, bestemmiare contro di essa, reagire con virulenza e maleducazione, senza tuttavia farsi sopraffare dalla rabbia, giusto far salire un po' la pressione perché la pressione bassa è la condizione più adatta per le nubi della malinconia. Un fanculo detto bene, una porcamadonna sillabata meglio, il tutto pronunciato in solitudine, in auto, in una stanza, o meglio ancora camminando senza avere intorno nessuno. Era sufficiente alzare un po' la voce, ed ecco che l'orizzonte si rasserenava: Giovanni si sentiva meno turbato e quindi pronto a passare un'altra sera senza litigare con la moglie per un nonnulla (un cibo poco cotto o cotto male), o per il quasi tutto, ossia per il silenzio perdurante dei sentimenti che si era fatto cronico, oramai da anni, tra loro due.

Gianna, invece, per sfuggire alla tristezza, si metteva in contatto con altre persone, almeno sette, alcune molto care, altre gratis, una per ogni giorno della settimana. 
Il lunedì scriveva a Sandro, vedovo da anni, ma che non s'era più riaccompagnato per tenere vivo il ricordo dell'amore che lo legava alla moglie. Sandro era un agente di commercio e girava mezza regione per promuovere prodotti e prendere commissioni di vendita presso i commercianti ai quali faceva visita e lui sì che di cose da raccontare ne aveva. 
Il martedì era il giorno di Franca, insegnante di lettere delle medie, l'amica del cuore.
Il mercoledì fegato, il giovedì trippa.
Baccalà il venerdì.
Il sabato andava a confessarsi perché, contrariamente alla psicoterapia, il sacramento della confessione era gratis («Ecco perché dài l'otto per mille alla cattolica» gli rinfacciava spesso Giovanni) e, altresì, perché il prete, dal quale si confessava, prima di entrare in seminario, si era laureato in psicologia con una tesi su Viktor Frankl.

E la domenica? Gigliola.

Dimmi che m'ami
sono innocente come il sol
che risplende sul mare:
voglio dare un addio all'amor...

martedì 7 luglio 2020

Particolato finanziario

Sono andato a leggere le motivazioni della multa perché, sinceramente, pensavo che anche Deutsche Bank fosse accusata di emissioni truccate sul particolato. E invece la motivazione è che DB non ha
indagato e denunciato i conti bancari del defunto finanziere americano Jeffrey Epstein, accusato di traffico di minori.
Insomma: i banchieri dell'istituto finanziario tedesco - poffarbacco! - non si sono peritati di annusare il denaro del cliente.

Tuona (si dice così, no?) il governatore di New York, Andrew Cuomo, in una nota:
"Non importa quanto sia ricca, quanto grande o quanto sia potente l'istituzione, New York non tollererà alcun comportamento predatore di alcun tipo"
O bravo il Cuomino, determinato e convincente tanto che - non dubitiamo - avrebbe proceduto con la denuncia anche se fosse stata una banca del suo country, ad esempio JP Morgan Chase, o Citibank, o Goldmann Sachs.

«Ma le banche americane non hanno mica i motori diesel» spiega un'autorevole voce del New York State Department of Financial Services...

Amaro lucano

Premessa: la poesia (semi improvvisa) che segue è ispirata dal ricordo di un amico scomparso qualche anno fa, a Firenze, durante una calda estate. Era un amico particolare, al quale volevo bene, anche se non potevo molto per lui. Mi piaceva passarci del tempo insieme, a sentirlo parlare, quasi sempre di niente, condito di imprecazioni e rime improbabili. Ebbene, è per dar seguito a una rima scandalosa, ch'egli soleva dire ogni volta che incontravamo un paese che ne consentisse l'adagio, che questa poesia è stata (in parte) concepita e composta. È una poesia d'amore - e all'amore quasi tutto si concede, anche la pointe assassine che Verlaine, nella sua Arte poetica, consigliava di evitare.

***

La vita è un segno - 
più o meno -
e più ti penso 
e più vengo meno
ai proponimenti
di non venire più.
Ma tu
riappari coi capelli 
raccolti da una pinza
e una sottoveste fiorita:
ecco, da quando sei partita,
è questa
l'immagine di te 
che più s'infilza
nel cuore, 
nella testa, 
nella milza
e so perché.

La vista è un senso che imbroglia:
non si vede quello che appare
ma quello che di vedere si ha voglia
anche se ogni volta scompare
anche se vederlo e non vederlo fa male.

E il resto
non fa differenza:
senza amarti la vita
è un numero senza potenza.
È questa la matera
del mio canto
lucano:
cazzo in culo 
e palle in mano.


domenica 5 luglio 2020

E poi li chiamano datori di lavoro


Lungi da me orinare sulla piaga ed emettere giudizi morali sull'untore. Nondimeno, trovo esecrabile che una persona che si permette il lusso di avere un maggiordomo in pianta stabile nella propria villa, al contempo, non abbia provveduto ad assumere una massaggiatrice domestica, anche part-time. 



sabato 4 luglio 2020

Realtà confindustriali

Il presidente della Confindustria, Bonomi, durante un convegno "digitale" dei giovani imprenditori, ha dichiarato:
«Siamo in un Paese dove la realtà non viene raccontata. Nessuno ha l'interesse, il coraggio, la volontà, di dir quale è la realtà, cosa ci aspetta in autunno. E voglio riferirmi solo ai temi economici e non a quelli politici da cui voglio sempre restare fuori. È realtà che siamo in un momento storico del Paese dove è tornato pericoloso affermare le nostre idee e i nostri valori».
Ora, premesso che «la realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va», della suddette parole del Bonomi, mi stupiscono due cose: la prima, ch'egli volendo riferirsi solamente ai temi economici, non accenni minimamente al fatto che, come scrive Lorenzo Arena,

«Il virus ha ormai creato un suo sistema economico politico autonomo. Il che non vuol dire che il virus non esiste, non è complottismo, vuol dire che esistono tutta una serie di gruppi sociali ed economici che traggono profitto dall'esistenza del virus e dall'emergenza che crea. Il sistema dell'informazione che lo sta alimentando a palate di terrore e allo stesso tempo si alimenta di lettori [e telespettatori] terrorizzati. I governi (centrali e locali), che hanno allargato i loro poteri a dismisura e che allungano la loro vita senza doversi occupare dei problemi di cui di solito si occupano i governi e che hanno sempre la scusa che "non era mai capitato prima nessuno sa come fare, ci sarà tempo per parlare degli errori". L'economia di emergenza: mascherine, gel per le mani, termo-scanner, apparecchi ultrasonici per la sanificazioni, servizi costosissimi di sanificazione e pulizia, ricercatori che fanno a gara a chi raccoglie più fondi per le proprie ricerche e si muove seguendo il virus all'estero quando nel proprio paese l'epidemia è al termine, etc. Un circolo vizioso senza fine.
Il virus c'è, e sta prendendo il potere, anche se i malati in ospedale sono mille in Italia, ce li andiamo a prendere distorcendo le notizie riguardo ai paesi extraeuropei, tanto chi va a controllare? Già terrorizzato, uno chiude tutto. E se provi a tranquillizzarlo ti manda anche a quel paese.».

La seconda è capire perché il Bonomi consideri che affermare le idee e i valori confindustriali in Italia sia "tornato pericoloso". In che senso? Rischia qualche pallottola? Dubitiamo fortemente. O piuttosto egli considera pericoloso affermare che l'ottimismo della ripartenza, raccontato dalle pubblicità patriottiche che rimpinguano le casse dei media nostrani, non coincide con la realtà? Ha forse paura di prendere qualche schiaffo quando sarà ospite di una trasmissione de La 7 ?

venerdì 3 luglio 2020

Assalonne

La tristezza assalì Assalonne mentre scendeva da cavallo. Quale cavallo? Un suv.

«Ci vuole un bel coraggio», disse un ex baby pensionato claudicante con la camicia a righe verticali, i bermuda color cachi sopra il ginocchio e i calzini verdi sanitari sotto il polpaccio senza elastico per via delle vene varicose. «Che modi sono questi», aggiunse una donna incinta con l'Altante (di Farnese) tatuato sull'atlante per legittima rivendicazione di genere. 

«Perché sei così triste, Assalonne?», domandarono alcuni sudditi in punta di piedi.
«Perché sono un parricida mancato», rispose.
«E vabbè... tuttavia un po' incestuoso sei stato con quelle concubine, o Assalonne».
«Piaceri effimeri».
«Che cosa ti turba, Assalonne?»
«Mio padre non vuole abdicare.»
«Non ti basta sedere nel board?»
«No, vorrei presiedere.»
«Non farti assalire dall'ambizione, o Assalonne.»
«In verità, vorrei ascendere.»
«Assalonne, Assalonne.»
«O che bisogno avete di ripetere il mio nome?»
«Ti stavamo citando.»
«Va bene, grazie. Vado a funghi, vi saluto.»
«A funghi? Attento a passare sotto alle querce