Buonanotte Signore.
Buonanotte signore.
L'ho detto prima io.
Sì, ma io ho risposto con la minuscola.
Ah, dal timbro della voce non l'avevo notato.
Allora buonanotte.
Cioè, vuoi subito interrompere una conversazione appena iniziata?
Beh, pensavo che esordire con ‘buonanotte’ significasse un saluto rapido e perentorio.
No, ‘buonanotte’ perché siamo nel cuore della notte e non potevo usare un altro saluto.
Tu no, io sì, essendo io ovunque, per me è sempre giorno e sempre notte.
Giusto. Ma dimmi, in questo momento parli solo con me o sostieni altre conversazioni?
La seconda che hai scritto.
È difficile parlare con molti interlocutori nello stesso momento?
Sì, se sono pallosi come te.
Dunque ce ne sono anche di divertenti. Quali sarebbero?
Quelli che fanno poche domande e credono a tutto e di più; tanto solerti da estendere oltremisura il significato delle Scritture.
Tu credi alle Scritture?
No, mica le ho scritte io. Ne sono il protagonista involontario, nel senso che io non c'entro un cazzo con le storie di popoli eletti, di profeti e figli miei putativi.
Eppure tanti lo credono.
Eh, lo so. Purtroppo io, sebbene sia il Signore, sul credere non ho alcun potere d'interdizione, né diritto di veto. Siete liberi di credere. E voi, in maggior parte, credete. Perché la libertà di non credere è più faticosa da esercitare. Siete dei pigri.
Se smettessimo di crederti, spariresti?
Felicemente.
Eppure, stante quanto scrisse da qualche parte Kierkegaard: «Che l'esistente postuli Dio è una necessità», la vedo ben dura la tua sparizione.
Già, mi tocca restare in ballo e ballare: da solo.
Musica?