Visualizzazione post con etichetta Walter Benjamin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Walter Benjamin. Mostra tutti i post

giovedì 20 luglio 2017

Angelus Novus

Luisella camminava con aria inflessibile; gli occhi, puntati come fendinebbia, illuminavano i piedi e i polpacci delle persone che la precedevano. Dietro sentiva, distante, un respiro affannoso seguirla, di qualcuno che cercava di non farsi accorgere, appunto, che la stava seguendo. Seguendo per cosa? Per il vestito attillato che modellava il suo corpo perfetto da ogni punto di vista? [Ognuno scelga e immagini il suo punto di vista]. Lo sapeva perfettamente che avrebbe dato nell'occhio con quel vestito. «L'importante è non dare alla mano», si era detta, persuadendosi che un po' di sguardi addosso avrebbero confortato la sua autostima. Ne aveva bisogno. La sera precedente Massimiliano le aveva detto che non avrebbe fatto in tempo a tornare per quel fine settimana e che, dunque, la due giorni alle Terme Benessere sarebbe saltata. Fosse stato per lavoro, avrebbe capito e accettato. Invece lo sapeva che lui le avrebbe preferito la mamma. Già, la mamma: la chiamava così, lei, anche se non lo era, perché tecnicamente era la matrigna, colei che aveva risposato il padre, rimasto vedovo da poco tempo e neanche dopo un anno riaccompagnato a questa, «L'ha fatto per i soldi, lo sai benissimo», gli aveva sempre detto e non era la sola a dirlo e a pensarlo, ma tutto l'entourage di mogli e fidanzate dei fratelli Tamarroni.

Arrivata a destinazione in anticipo, Luisella decise di aspettare l'ora esatta prima di entrare dall'estetista, concedendosi qualche minuto di vetrine. D'improvviso, mentre stava per varcare la soglia della speranza in un negozio di polacchine marchigiane, un signore - «Sicuramente lo stesso che mi stava seguendo», ebbe subitanea l'impressione - con un tesserino affisso alla polo verderame e taccuino e penna in mano, presentandosi come giornalista di cronaca del locale quotidiano, si rivolse a lei in questi termini:
«Mi scusi signora, sarebbe così gentile da lasciare una dichiarazione in merito ai saldi stagionali?»
Luisella, aggiustandosi con nonchalance il top che rischiava di scendere oltre misura, rispose:
«Non ho niente da dire, soltanto da mostrare [W. Benjamin]. E se tocca, meno».

mercoledì 15 febbraio 2017

Il messo (24)

Intermezzo

« “Una delle caratteristiche più notevoli dell'animo umano, – scrive Lotze, – è, fra tanto egoismo nei particolari, la generale mancanza di invidia del presente verso il proprio futuro”. La riflessione porta a concludere che l'idea di felicità che possiamo coltivare è tutta tinta del tempo a cui ci ha assegnato, una volta per tutte, il corso della nostra vita. Una gioia che potrebbe suscitare la nostra invidia, è solo nell'aria che abbiamo respirato, fra persone a cui avremmo potuto rivolgerci, con donne che avrebbero potuto farci dono di sé. Nell'idea di felicità, in altre parole, vibra indissolubilmente l'idea di redenzione. Lo stesso vale per la rappresentazione del passato, che è il compito della storia. Il passato reca seco un indice temporale che lo rimanda alla redenzione. C'è un'intesa segreta fra le generazioni passate e la nostra. Noi siamo stati attesi sulla terra. A noi, come ad ogni generazione che ci ha preceduto, è stata data in dote una debole forza messianica, su cui il passato ha un diritto. Questa esigenza non si lascia soddisfare facilmente. Il materialista storico lo sa. »

Walter Benjamin, Angelus Novus, “Tesi di filosofia della storia”, n. 3, Edizione Einaudi.


mercoledì 30 ottobre 2013

La comunicabilità dell'esperienza


[La] natura della vera narrazione [...] implica, apertamente o meno, un utile, un vantaggio. Tale utile può consistere una volta in una morale, un'altra in un'istruzione di carattere pratico, una terza in un proverbio o in una norma di vita: in ogni caso il narratore è persona di “consiglio” per chi lo ascolta. Che se oggi questa espressione ci sembra antiquata, ciò dipende dal fatto che diminuisce la comunicabilità dell'esperienza. Per cui non abbiamo consiglio né per noi né per altri. “Consiglio”, infatti, è meno la risposta a una domanda che la proposta relativa alla continuazione di una storia (che è in atto di svolgersi). Per riceverlo, bisogna anzitutto saperla raccontare. (A prescindere dal fatto che un uomo si apre a un consiglio solo nella misura in cui sa far parlare la propria situazione). Consiglio, cucito nella stoffa della vita vissuta, è saggezza. L'arte di narrare volge al tramonto perché il alto epico della verità, la saggezza, vien meno. Ma si tratta di un processo che viene di lontano. E nulla potrebbe essere più sciocco che vedere in esso solo un “fenomeno di decadenza”, per non dire un fenomeno “moderno”; mentre è solo un accompagnamento di forze produttive storiche, secolari, che ha espulso a poco a poco la narrazione dall'ambito del parlare vivo e manifesta insieme, in ciò che svanisce, una nuova bellezza.»
Walter Benjamin,“Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov”, Angelus NovusEinaudi, Torino 1962 (a cura di Renato Solmi), pag. 250-251 edizione Einaudi Tascabili, 1995.

Per ritornare a quanto di confuso ho scritto ieri, evidenzio questa frase: «un uomo si apre a un consiglio solo nella misura in cui sa far parlare la propria situazione». Sarà per questo che, della mia situazione, io ne parlo in maniera sì confusa? Perché non voglio aprirmi a un consiglio e passare a un'altra situazione? Semplicemente perché ho la presunzione che il mio parlare, il mio narrare, sia cosa viva, gratuita, apotropaica.
In altri termini, io tento di filtrare in narrazione i miei vissuti (pensieri, parole opere e omissioni  e la colpa la faccio morire vergine), non tanto per aprirmi ai consigli altrui, quanto per trarre un vantaggio immediato dal raccontarli. È chiaro che da ciò io tragga un utilenon sono mica un discepolo di Sacher Masoch. E tuttavia, di tale vantaggio, di tale utile, io non faccio un vanto, e non do consigli agli altri, perché la mia arte crepuscolare (datemi uno schiaffo), non è certo latrice di saggezza, ma solo di concupiscenza. Io scrivo perché concupisco: la scrittura ha per me una funzione erettile e un fine orgasmico. È anche per tale ragione* che, vicino alla tastiera, tengo sempre un pacchetto di fazzolettini. 

*Le altre due ragioni sono: per piangere; e per sputare, come se davanti avessi facce (non importa elenchi quali).

lunedì 9 aprile 2012

Lunedì dell'Angelus Novus

Paul Klee, Angelus Novus, 1910
«C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.»
Walter Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino 1962

Buongiorno Angelo, buon lunedì. Sole, monti spruzzati di neve, freddino. Colazione calma. Sfoglio Il Sole 24 Ore di ieri, leggo il fondo di Guido Rossi, mi stupisco:
Pur non essendo finora stata presa alcuna decisione per garantire la difesa dei diritti e delle democrazie costituzionali occidentali, da più parti ci si interroga finalmente su quale sia la vera funzione degli istituti di credito ed in modo particolare delle banche, prime protagoniste del capitalismo finanziario. Verrebbe qui d'istinto il desiderio di citare testualmente una frase di circa un secolo fa: «Ma, a mano a mano che le banche si sviluppano, e si concentrano in poche istituzioni, si trasformano da modeste mediatrici in potenti monopoliste, che dispongono di quasi tutto il capitale liquido di tutti i capitalisti e piccoli industriali, e così pure della massima parte dei mezzi di produzione e delle sorgenti di materie prime di un dato paese e di tutta una serie di Paesi». La frase è di Lenin in "L'imperialismo, fase suprema del capitalismo" (capitolo secondo).
Mi stupisco, cioè, come sia possibile che il giornale della Confindustria, organo di riferimento del padronato e del capitale finanziario italiano, possa ospitare una frase di Lenin (citazione che fa da supporto a Rossi per attaccare una politica assolutamente prona nei confronti dei mercati internazionali).

Ma è uno stupore di paglia: una soffiata di vento e si disperde. In fondo ieri era Pasqua. In fondo anche il Papa legge il Vangelo e rimane il Papa. Così come in Confidustria si legge un passo di Lenin e si rimane saldamente confindustriali. La conversione non è roba da pantofole. È uno scioglimento di corpi. È rivoluzione.

A proposito di corpo. Sento una rivoluzione. Il bagno è vicino.