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lunedì 20 maggio 2019

Un copione da variare

Vado avanti perché indietro. 
C'è molto mondo laggiù, ne vorrei meno.


Bisognerebbe che gli scontri dei manifestanti con la polizia si trasformassero in happening; ad esempio: dato che i poliziotti sono preparati a difendersi e a contrattaccare, e per questo sono muniti di attrezzature per l'offesa e la difesa, è inutile quindi incaponirsi e prendere manganellate a ufo e respirare fumo di lacrimogeni, molto meglio effettuare una disposizione scenica alogica, in cui si canta, si scherza, si dialoga, si monologa con o senza teschi in mano, si recita a soggetto, si scorreggia, ci si struscia, si bivacca, si fona Dante con la supervisione di Gianfranco Contini.

Ahi serva Italia di dolore ostello
nave sanza nocchier in gran tempesta
piena di figli di puttana da bordello [variante in onore di Forza Nova]

E se proprio l'happening prendesse una brutta messa in piega, per vie traverse sparpagliarsi, perdere la forma di raduno, individualizzarsi, tornare cadauno, far sì che la carica celerina non si scarichi e resti tutta dentro le armature e le sacche testicolari degli agenti antisommossa i quali, a giusto titolo, potranno ritornare la sera a casa con le palle piene.

Le polluzioni dei poliziotti.

Argomento a piacere.


Oh, facinorosi a ufo, sappiate: in democrazia, non c'è cosa più preziosa che la noia delle forze dell'ordine.

domenica 18 marzo 2018

Trascendi e sali


Ieri sera sono andato a vedere Alessandro Bergonzoni mettere in scena la prima del suo nuovo spettacolo, Trascendi e sali (titolo non definitivo, come lui stesso, da ultimo, ha rivelato).

Impressioni: ascoltarlo è come far salire la mente su un ring per allenarsi a ricevere una serie ininterrotta di frasi e parole usate, vissute, giocate, rimescolate, affascinate, gettate tutte per fare centro con la loro polisemia. 
Funambolo della lingua, Bergonzoni fa stare gli spettatori sul filo, in equilibrio, eppure senza pericolo perché si fa lui stesso rete che ci raccoglie, piegati in due dalle risa o da subitanee, fugaci rivelazioni di senso. 

Bergonzoni è irriassumibile, solo godibile nell'attimo, un'artista autenticamente carpe diem, eppure non carpibile, non perché incomprensibile, ma perché il suo è un tessuto narrativo irriducibile, neanche a lavarlo a novanta gradi con la liscivia (alla fine, ci si lascia e via). Infatti, tra gli spettatori soddisfatti, ma comunque attoniti, a fine spettacolo, si poneva la seguente questione: perché non mi ricordo niente di quello che ha detto, nonostante che, mentre lo diceva, sentivo la lingua italiana diventare finalmente adulta, piena, esposta, pornografica senza mai dire una parolaccia o una bestemmia, senza mai uscire dal seminato eppure seminando in noi, impossibilitati dipoi a una qualsiasi imitazione, l'idea che la parola sia qualcosa di più che un suono con un significato, ma che sia, di per sé, verbo incarnato, carne della nostra stessa carne, fisicità pura, «salto nell'Altro».

Eccolo qua, l'obiettivo di Bergonzoni: saltarti addosso, venirti in collo, raccontarti una storia che non vuole farti addormentare, bensì risvegliare, farti ricordare che il linguaggio e, nel nostro caso, la lingua italiana, possiede tutte le parole necessarie per arrivare a comprendere il non sense della vita, sì, ma con una necessaria, imprescindibile postilla: acclaratone il non senso, un solo senso rimane: capire che il male esiste e che il bene potrebbe esistere di più. Proviamo a farlo.

Intanto io alluco.

mercoledì 25 aprile 2012

Libération


– Ciao cara.
– Ciao caro.
– Non ti amo più.
– Non ti amo più.
– L'ho detto prima io.
– L'abbiamo detto insieme.
– Hai ragione.
– Lo sapevo.
– Però ti voglio bene.
– Cos'è il bene senza amore?
– Un affetto placido.
– Beniamino? È morto. Michele? Fa dei film del cazzo.
– Ti voglio bene per questo.
– Qualcuno mi odia per questo.
– Ma dicevamo dell'amore.
– Zitto un po' con questo amore.
– Era per restare in tema.
– Io cerco di deviare.
– Allora starò zitto.
– Ho detto zitto sull'amore, per il resto puoi parlare.
– Di cosa parlo?
– Di te.
– Mi pare di aver detto tutto.
– Mi pare che non hai detto tutto.
– Cosa dovrei dire ancora?
– Quello che non osi dirmi.
– Eppure ho osato dirtelo.
– Abbiamo osato dircelo.
– Appunto.
– Ma ce lo siamo detti senza dirci il perché ce lo siamo detti.
– Forse per non farsi troppo male.
– Ma forse è necessario farsi male.
– Perché sarebbe necessario?
– Per conoscere chi siamo.
– E a cosa serve conoscere chi siamo?
– Per poter ridire un giorno ti amo senza guardarsi alle spalle.
– È tardi cara, sono stanco, ho avuto una giornata.
– È tardi caro, non sono stanca ed è stata una bella giornata.