Visualizzazione post con etichetta Enrico Mentana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enrico Mentana. Mostra tutti i post

giovedì 24 dicembre 2015

Canone Mentana

Sulla riforma Rai non sono preparato. Non sono preparato su quasi niente di quello che questo governo fa. Ogni suo fare mi trova impreparato perché disattento, disinteressato, distopico. Nessun snobismo, per carità, atteggiamento casomai da riservare a cose più importanti.
Ciò nonostante, capita che qualche notiziuola circa l'operato governativo giunga alle mie antenne fuori sesto, la riceva, la elabori ed emetta un giudizio.
Sulla riforma della Rai: ripeto, non sono preparato. Però mi sembra che la modalità di pagamento del canone tramite la bolletta della luce sia una mossa azzeccata (trovo ingiusto però che coloro che non possiedono televisori la debbano pagare lo stesso o che debbano impazzire per dimostrare di non averlo).
Per il resto: la Rai è lottizzata oggi, lo sarà domani, conservo un sano pessimismo a prescindere sulla questione (compresi i capistruttura e le sedi regionali con tanti simpatici lavoratori che ci fanno tanti bei servizi sull'arte, sull'agricoltura e sul caffè decaffeinato: Marco Hagge dixit)

Perché questo post?
Ho letto una intervista a Mentana nella quale viene dichiarato quanto segue:
«Se è vero infatti che il canone in bolletta è un ottimo rimedio contro l'evasione dall'altra parte frutterà a Viale Mazzini 420 milioni in più. E questo, si chiede Mentana, "che effetti avrà sulla concorrenza con le aziende private? Per di più, in una fase in cui c'è un incredibile calo degli introiti pubblicitari, per tutti". Insomma, la Rai "avrà una forza enorme", rischia di affondare Mediaset e La7 e l'unico modo per arginarla è "fissare un tetto".»

 ... e mi è sembrato un ragionamento di merda. Per una volta che è stato trovato un sistema per arginare l'evasione del canone - odioso da pagare quanto si vuole, ma è pur sempre una tassa - cosa lascia intendere chiaramente il direttore del telegiornale di una tv privata? Che era meglio prima quando il canone lo pagavano soltanto dei poveri bischeri, probabilmente lui compreso?
Di più: durante i favolosi anni dell'evasione del canone il problema del tetto sui ricavi pubblicitari dell'azienda pubblica non era un problema perché i mancati introiti da evasione erano compensati dai ricavi pubblicitari?
Augh.

martedì 1 luglio 2014

Vengo dopo il tiggì

Tomo tomo, cacchio cacchio, pochi minuti fa, ho acceso la tv e ho messo il tiggì di Mentana il direttore gringo telegiornalista all'italiana il quale, con cipiglio austero, ha annuciato il servizio sulle baby squillo ai Parioli, mimando altresì cogli indici le virgolette nel dire che le ragazze oggetto in oggetto avevano una clientela vip. E quindi è andato in onda il servizio colle immagini di Roma e dei Parioli e, sorpresa, con decine di ragazze in shorts prese da dietro che camminavano tranquille per strada come suole col caldo e come a dire, guardate quante puttanelle che potrebbero diventare baby squillo e sotto il telegiornalista che litanizzava il servizietto di cronaca con le condanne a questo e a quello, come se l'orecchio fosse a quel punto capace di star dietro all'occhio della telecamera che seguiva come un maniaco le ragazze in shorts (ripeto: riprese da dietro of course per una questione di privacy)


I registi e i montatori dei servizi dei telegiornali andrebbero puniti all'arancia meccanica, occhi aperti spalancati ore e ore sulle loro lordure.

giovedì 13 giugno 2013

«Per restare sospesi da un'altra parte»

La ragione fondamentale per cui un vip dell'informazione come Mentana ha abbandonato un social network come Twitter ce la spiega qui Luigi Castaldi con un post magistrale.
Per parte mia, ne intravvedo un'altra: i vip dell'informazione, ne siano consapevoli o meno, fanno da filtro tra chi esercita il potere e chi lo subisce. Essi sono mediatori, mezzani che cercano di accordare la voce del padrone e la voce del popolo, nella corale del sistema dove tutto è sapientemente organizzato perché tutto cambi affinché tutto resti come prima (cit.).
Spesso, i prosseneti, dopo aver consumato opulente libagioni ai banchetti top del top dei Signori, scendono in piazza a far due passi, per digerire: e subito vanno a braccetto col popolo, perché loro sono dalla parte della gente, dell'informazione, del cittadino che dev'essere informato sui fatti della politica e dell'economia. E quanto sono disposti a convenire col pubblico che il sistema è da riformare, che lo Stato non funziona a causa dei politici ladri e buoni a niente, che parassitano denaro pubblico per i loro viaggi alle Maldive o case a Montecarlo! Come sono brutti questi politici qua, arrivano a dire dalle loro tribune, come non riescono a risolvere i problemi della gente, come bisognerebbe fare piazza pulita, per dare al paese un efficiente Servizio Pubblico.
Pensiamoci bene: da quanti anni in Italia vengono denunciati i misfatti della pubblica amministrazione, della malagiustizia, malasanità, malaistruzione, della criminalità organizzata e affini, dell'evasione fiscale? A che pro? Perché tutto cambi affinché tutto resti come prima (ricit.)
Ma per ritornare alla mia idea su Mentana e il suo abbandono di Twitter:  se usato in modo intelligente (non alla Pigi Battista, per intenderci), Twitter consente un migliore feedback tra informatore e informato, tra battitore e ricevitore: cosa c'è di meglio che fare una battuta, scrivere un tweet veloce che vieppiù dimostri ai miei follower la brillantezza e l'acume che certificano il mio essere vip? Il problema è che le battute non vengono solamente ricevute, applaudite ed emendate, ma anche criticate, controbattute, a volte, con delle risposte che offuscano la brillante intelligenza del professionista dell'informazione. Ed ecco: non sono gli insulti e le offese ad infastidire il vip, no: è lo scoprire che niente giustifica il fatto che lo sia.

venerdì 24 febbraio 2012

Tv sputacchiera


Pochi minuti fa ho visto uno scorcio del tg di Mentana, nel momento in cui ha mandato in onda il servizio sulla «frase estrema» che Lucia Annunziata ha detto ieri nella trasmissione di Santoro. A fine servizio, Mentana ha commentato, più o meno, che in fondo l'Annunziata voleva soltanto difendere il diritto di ognuno di poter esprimere la propria opinione e che, se si tira in ballo lo sterminio, non è che tutte le volte ci si debba scandalizzare, e che certe categorie (gli omosessuali) si “dovrebbero laicizzare” - e io, in quel preciso momento, mi sono sentito crescere di botto la saliva in bocca e sono dovuto correre in bagno per sputare; avessi avuto il vecchio schermo con il vetro avrei sputato, ma non volevo mescolare altri liquidi ai cristalli per colpa di quel beccafico di Mentana che, secondo me, ha detto - di rinterzo - una cazzata più estrema dell'Annunziata stessa.
Possibile che una consumata giornalista professionista come l'Annunziata non sappia controllare il proprio eloquio? Vorrei vedere, se davvero qualcuno dicesse che «gli omosessuali vanno mandati nei campi di sterminio», chi s'ergerebbe a difesa della libertà d'espressione. Forse lo stesso che mi autorizzerebbe, dipoi, a sputarle in un occhio, levandole prima gli occhiali, esimio Mentana.