Non so se ieri qualcuno di voi ha avuto
la ventura
di leggere un articolo della rubrica
L'incursione su La
Lettura
supplemento
culturale settimanale del Corriere della sera
a firma del poeta
laureato Davide Rondoni, che era
infuriato con altri
suoi colleghi, soprattutto
con uno, il povero
Valerio Magrelli, trattato come un brutto
esempio di facitore
di poesia legalista-statalista,
dacché ha osato
l'incauto scrivere «T'amo
pio Stato», per
Rondoni così evocando il gramo
amore per i vari
totalitarismi che la Storia
ha registrato nel
corso del suo farsi senza, di Dio, la gloria.
Bene, se non
l'avete letto e vi siete risparmiati
le solite invettive
d'un rancoroso da' modi sgarbati,
avete purtroppo
perso perle d'inarrivabile assurdità
che, leggendole,
non sai se ridere o se avere pietà
verso colui che si
lancia in simili, ardite proposizioni
che a leggerle si
drizzano tutti i peli dei [rima zoppa].
Tuttavia, se posso permettermi uno psicologico giudizio
credo che tutto il livore di Rondoni sia dovuto al vizio
dell'invidia di non aver ancora nel suo repertorio
un
videoclip come quello di Magrelli che, declamatorio,
sorvola la città seduto su un'altalena legata al cielo.
Ecco, a Rondoni fa rabbia che un poeta senza pelo
sul viso e senza ali nel cognome tanto abbia potuto
senza di un cardinale o di un vescovo l'aiuto.
P.S.
Se per curiosità voleste leggere l'articolo di Rondoni cliccate sull'immagine. Non sono riuscito a trovarla linkata sul sito del Corsera e quindi l 'ho scannerizzata.