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giovedì 10 marzo 2022

Strappo alla regola

La verità è come il sangue:
ci permette di vivere,
ma non dovrebbe mai venire alla luce.

Valerio Magrelli, “Un'eccezione alla regola”, in Exfanzia, Einaudi 2022

Se potessi avere una possibilità, anche minima, di potermi avvicinare alle facce di chi comanda, mi farei crescere le unghie, perché non sogno pugni o schiaffi, o fucili a pompa, no: il mio è più un desiderio di oltrepassare la barriera di cerone per mostrare al pubblico che, sotto quella pelle tirata a lucido, non c'è sangue, non c'è luce, non c'è verità.

sabato 25 giugno 2016

I giusti onori

«Innanzitutto, onore alla Bompiani, un editore che, di questi tempi, osa pubblicare il “Diario” di André Gide in due tomi. Un’impresa del genere, inoltre, ha l’ardire di presentarsi armata di un imponente apparato critico. Curata da Piero Gelli (che firma la prefazione e i bei medaglioni sugli “Amici di Gide”), tradotta da Sergio Arecco, aperta da una Cronologia, l’opera segue l’edizione stabilita per la collana Pléiade da Éric Marty e Martine Sagaert (che introducono il primo e il secondo), recuperando molto materiale inedito e integrandolo con alcuni scritti autobiografici.»

Non per vantare chissà quali doti di bibliofilo (non ne ho), piuttosto per segnalare a Valerio Magrelli che, anni fa, per caso, in una bancarella dell'usato, abbia acquistato uno (ahimè, c'era solo quello) dei due tomi del Diario di Gide, edito per l'appunto da Bompiani, nel 1950, tradotto dal francese da Renato Arenta e con la seguente avvertenza:   



Questo giusto per dire che gli onori all'editore vanno sì tributati, ma per una riedizione fornita di una nuova traduzione e un nuovo apparato critico che segue l'edizione canonica della Pléiade. 






lunedì 27 febbraio 2012

Incursioni poetiche



Non so se ieri qualcuno di voi ha avuto la ventura
di leggere un articolo della rubrica L'incursione su La Lettura
supplemento culturale settimanale del Corriere della sera
a firma del poeta laureato Davide Rondoni, che era
infuriato con altri suoi colleghi, soprattutto
con uno, il povero Valerio Magrelli, trattato come un brutto
esempio di facitore di poesia legalista-statalista,
dacché ha osato l'incauto scrivere «T'amo
pio Stato», per Rondoni così evocando il gramo
amore per i vari totalitarismi che la Storia
ha registrato nel corso del suo farsi senza, di Dio, la gloria.
Bene, se non l'avete letto e vi siete risparmiati
le solite invettive d'un rancoroso da' modi sgarbati,
avete purtroppo perso perle d'inarrivabile assurdità
che, leggendole, non sai se ridere o se avere pietà
verso colui che si lancia in simili, ardite proposizioni
che a leggerle si drizzano tutti i peli dei [rima zoppa].
Tuttavia, se posso permettermi uno psicologico giudizio
credo che tutto il livore di Rondoni sia dovuto al vizio
dell'invidia di non aver ancora nel suo repertorio
un videoclip come quello di Magrelli che, declamatorio,
sorvola la città seduto su un'altalena legata al cielo.
Ecco, a Rondoni fa rabbia che un poeta senza pelo
sul viso e senza ali nel cognome tanto abbia potuto
senza di un cardinale o di un vescovo l'aiuto.

P.S.
Se per curiosità voleste leggere l'articolo di Rondoni cliccate sull'immagine. Non sono riuscito a trovarla linkata sul sito del Corsera e quindi l 'ho scannerizzata.