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venerdì 17 settembre 2021
J'étais Charlie
domenica 11 novembre 2018
martedì 10 aprile 2018
Sai che torta
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Limes |
Quanti anni sono che c'è la guerra in Siria? Quante bombe? Quanti morti? Quanta devastazione? Per fare un confronto: c'è una singola nazione europea che abbia subito lo stesso quantitativo di cadaveri, di mutilati, di macerie durante la Seconda Guerra Mondiale? Forse la Russia (che la guerra subì), forse la Germania (che la guerra provocò).
Ho pensato questo, a fine lettura della lucida analisi in presa diretta di Limes. I Principati e le Potestà stanno pensando alla spartizione. Delle ossa, perfide iene (e mi scuso con le iene vere). Che fortuna per l'Italia non contare un cazzo, sì da essere un po' meno colpevole per quello che accade da quelle parti. Eppure complice. Non una voce politica di rilievo che abbia avuto il coraggio di dire agli stronzi protagonisti del massacro le cose come stanno. Mai accaduto che, durante un vertice, pubblicamente, davanti alla massa di giornalisti in crociera, qualche governante di secondo piano abbia alzato un ditino e detto la verità. Mai. Eppure anche i cani più piccoli osano ringhiare ai più grossi quando si tratta di ossa. Se fossero cani, se fossero davvero animali - come quell'idiota di Trump definisce Assad - ci sarebbe più speranza di accordo, ci sarebbe una logica animale, un destino. Qui, invece, assoluta cattiveria, stupidità, mercantilismo allo stato brado che neanche i narcos messicani, e le ndrine nostrane raggiungono.
«Cosa possono dunque sperare di ottenere Trump e Macron alzando i toni della minaccia nei confronti di Assad? Evidentemente, la questione chimica è un pretesto: i morti sono tali comunque essi vengano uccisi e in Siria si muore in maniera barbara da diversi anni. Non saranno certo le 40, 60 o 100 vittime a Duma sabato scorso a cambiare le direttrici della politica siriana di Washington e Parigi. Ma quelle immagini di bambini soffocati possono servire da volano mediatico-politico per legittimare un’inasprimento della retorica, e forse anche dell’azione militare, per ottenere una divisione della torta siriana meno sfavorevole.»
Il sopra riportato paragrafo riassume i sei anni di guerra siriana.
Avrei una domanda per quello stronzetto di Macron: il pezzo di torta piena di polveri e ceneri mortifere vi interessa perché avete già pronto un cementificio da quelle parti?¹
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¹ «L’ex potenza coloniale francese in Siria ha anche interessi economico-commerciali. A partire dal cementificio Lafarge a Jabaliya, a nord di Raqqa e a est dell’Eufrate, in una zona per un periodo controllata dallo ‘Stato islamico’ ma da tempo ormai in mano ai curdi sostenuti dagli americani.»
sabato 31 marzo 2018
Stringiamci a Bardonecchia
Lo specifico dei fatti di Bardonecchia lasciamolo alle urlate cronache, qui occupandoci, sommessamente, marzullianamente sottovoce, piano piano, del fatto che - salvo un Salvini che ha fatto un bau e morta lì - della costrizione atlantica che ha imposto alla Repubblica italiana di seguire i desiderata inglesi circa il caso Skipral, quando invece essa avrebbe potuto e dovuto fare la riottosa e dir di no a quei rottinculo sudditi della regina, la stampa nostrana ne ha parlato come fosse un atto dovuto, con pochissimi autorevoli commentatori a suggerire l'evidenza che, per una volta, e per così poco, anche di fronte ai ripetuti schiaffi atlantici dall'Italia ricevuti, dal colpo di mano anglofrancese contro Gheddafi, alla mancata solidarietà per l'emergenza profughi, al caso Regeni e, in ultimo, alla nave Eni sequestrata al largo di Cipro dall'alleato stronzo ma turco, lo Stato italiano avrebbe avuto solide e inconfutabili motivazioni per dire no, noi non cacciamo alcun diplomatico russo, punto e basta, ecco, riguardo allo sconfinamento di doganieri francesi a Bardonecchia, dobbiamo rilevare che questa indignazione, questi richiami dell'ambasciatore¹, questo stracciarsi le vesti perché il vile francese ha varcato il confine, beh, fanno veramente ridere la cappella, sia essa circoncisa oppure no.
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¹ Quando quella testadicazzo corrotta di Sarkozy bombardò la Libia non mi risulta che fu richiamato alcun ambasciatore d'Oltralpe.
mercoledì 6 settembre 2017
Francesismi
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via |
Li sordi ponno tutto, anche questo. Dopo li motori, er calcio e attre ammenità sportive, perzino 'na rreplica de uno de' principali luoghi d'arte ar monno, rifatto a bella posta, pe' la gozzoviglia di signorotti locali. S'aspettano, dicheno, 'n fracasso de turisti all'anno. Anche quarcuno dell'isis?
È un nòvo esempio de come li cosiddetti valori d'occidente siano artamente negozziabbili.
E ve dirò, dar mio provincialismo da mentacatti: manco per tutti li petroldollari der monno io invierei in prestito quell'opere d'arte a que' burini der deserto. Ma io so' io. E ce lo so che io non sono un cazzo.
Poi se me vengono a parlà de dialogo intercurturale, ah, beh, sapete che ve dico? Io con quegli effendi der cazzo nun ce vorrei dialogà, a meno che, beh, se propio vojono, se me mettono du' testoni di euri sur conto corente se potrebbe anche parlà. E senza quell'ere moscia a frocio che ciànno quei rottinculo de francesi.
N.B. chiedo venia per gli errori del mio romanesco da dilettante.
giovedì 4 maggio 2017
martedì 2 agosto 2016
Stati bipolari
«I conoscenti dei terroristi si dicono sempre stupiti: “Non capiamo, era una persona gentile (o un piccolo delinquente), non era un musulmano praticante, beveva, fumava spinelli e frequentava le ragazze. Poi è cambiato, si è lasciato crescere la barba e ha cominciato a parlare di religione”.» Olivier Roy.
«Non è neppure un buon segnale per il generale Khalifa Haftar, che voleva diventare il liberatore dal Califfato per proporsi come l’unico pretendente al potere. Non lo è nemmeno per i suoi alleati, il generale egiziano Al Sisi e la Francia, che qualche giorno fa ha dovuto ammettere la perdita di alcuni uomini delle forze speciali caduti al fianco delle truppe di Haftar. L’Egitto non ha mai rinunciato alle mire in Cirenaica e ad avere il controllo della frontiera orientale, la Francia vede nella Libia una cassaforte energetica e un Paese chiave per estendere la sua influenza sotto il Sahel.
I bombardamenti coincidono con una fase di imbarazzo per le operazioni della Francia in Libia. Il sostegno al controverso generale Haftar, nemico numero uno di Tripoli, ha reso evidente la politica del “doppio binario” intrapresa da Parigi nell’ex colonia italiana: una guerra neppure troppo sotterranea condotta con un nemico dei jihadisti ma anche fiero avversario del governo della Tripolitania, in netto contrasto con il riconoscimento di Parigi dell’autorità del governo di unità nazionale.» Alberto Negri
Perché ci stupisce - e atterrisce il comportamento bipolare, maniacale depressivo del singolo individuo e, per contro, ci lascia completamente indifferenti, intorpiditi, amorfi, il comportamento a «doppio-binario» di uno Stato bipolare? Perché se giustamente siamo disposti a scendere in piazza e a entrare nelle chiese contro il terrorismo di pochi individui disturbati, non siamo disposti a scendere in piazza, a entrare nei parlamenti contro la politica neolocoloniale che i governanti (rappresentanti della cosiddetta volontà popolare, ricordiamolo) di uno Stato compiono?
venerdì 3 giugno 2016
Giubbate ovunque
«La politica economica applicata in Francia negli ultimi trent'anni ha fallito, in particolare per quanto riguarda la lotta alla disoccupazione di massa, diventata un veleno economico e sociale. La Francia ha raggiunto dei primati assoluti in tema di pressione fiscale, spesa pubblica e disoccupazione. Credo che i francesi abbiano capito. E si aspettino il ricorso a soluzioni che funzionano ovunque e che noi non abbiamo mai sperimentato: lavorare più a lungo, ridurre il ruolo dello Stato e migliorare la sua efficacia, diminuire il peso della burocrazia, delle norme e dell'amministrazione pubblica, liberalizzare il mercato del lavoro, abbassare il costo del lavoro e le tasse in generale. Il mio obiettivo è fare della Francia una terra accogliente per l'impresa e l'investimento. Il che non significa che lo Stato non debba rimanere forte nelle sue funzioni fondamentali.» Alain Juppé
Eccone un altro.
Le soluzioni che funzionano ovunque e che loro - i francesi - non hanno mai sperimentato...
Ordunque, io sarei curioso di sapere dove si trova questo ovunque, quantunque sia evidente che tali soluzioni, inaugurate decenni or sono dal duo Reagan Thatcher con effetti devastanti sul lato del welfare e della disparità sociale, là dove abbiano dato l'illusione di funzionare - aumento del Pil e diminuzione della percentuale di disoccupati - è stato perché, per un po', tali misure “liberiste“, hanno fornito ossigeno al capitale togliendolo al lavoro, ai lavoratori.
E comunque, nonostante queste soluzioni siano state adottate ovunque, l'economia mondiale è in permanente crisi e dal 2008 la produzione di ricchezza si è affidata sempre più alla finanziarizzazione, mediante la creazione arbitraria di denaro delle banche centrali che ha consentito di salvare le banche e, tramite queste, sostenere il debito pubblico, e mantenere elevati gli indici borsistici.
E questo avrebbe diminuito la pressione fiscale, la spesa pubblica e la disoccupazione di massa ovunque?
venerdì 20 maggio 2016
Triangolo alla francese
«Perché gli egiziani accreditano, senza alcuna certezza, l’ipotesi dell’attentato? Per il generale Abdel Fattah al Sisi è una buona occasione per dimostrare che le falle della sicurezza egiziana sono pari almeno a quelle dell’aeroporto di Parigi. Le disgrazie degli altri giustificano le proprie inettitudini: questi sono i tempi che corrono nei rapporti anche tra Paesi alleati. Ricordiamo che la Francia ha venduto al generale 5 miliardi di euro di caccia Rafale, pagati dai sauditi, e recentemente il presidente francese Hollande è stato al Cairo per firmare contratti sopra il miliardo«. Alberto Negri
domenica 27 marzo 2016
Un altro Legionario
La chiamano Legione perché sono in molti.
Ora, francamente - e non perché abbia qualcosa di particolare contro Letta, uno dei tanti, appunto, insieme all'impronunciabile principe ereditario saudita - volentieri manderei tutti ’sti legionari in cima un monte, quello dove c'è un «numeroso branco di porci al pascolo» (Mc, 5, 1-20) affinché essi possano montare in groppa ai suini e insieme precipitare giù «dal burrone al mare».
Il problema è, come sempre, che i demoni, pardon: i legionari si ripresentano.
«La Legione simboleggia il principio sociale stesso, il tipo di organizzazione che si fonda non sull'espulsione definitiva dei demoni, ma su espulsioni equivoche e mitigate come quella rappresentata dal nostro posseduto, espulsioni che in realtà finiscono nella coesistenza di uomini e demoni». René Girard, Il capro espiatorio, Adelphi 1987.
giovedì 10 marzo 2016
lunedì 7 marzo 2016
Legion del disonore
« Da più di trent'anni, in tutti i paesi occidentali, lo spettacolo elettorale si svolge essenzialmente nel segno di un'unica alternanza tra una sinistra e una destra entrambe liberali che, a parte qualche dettaglio, si accontentano ormai di applicare a turno il programma economico definito e imposto dalle grandi istituzioni capitaliste internazionali (e dunque, attraverso queste ultime, dalle potenti lobby transnazionali che ne sono la principale fonte d'ispirazione). In questa messa in scena perfettamente sperimentata, è la sinistra che ha sempre il maggiore interesse [...] a presentare questo “antagonismo” come il prolungamento naturale di una lotta e di una “scelta di società” che risalirebbe, sotto questa forma, alla Rivoluzione francese stessa (sappiamo comunque coglierne il lato ameno: è sempre divertente vedere Dominique Strauss-Kahn, François Hollande e Pascal Lamy atteggiarsi a eroici discendenti dei martiri della Comune o delle giornate del giugno 1848). »
Jean-Claude Michéa, I misteri della sinistra, Neri Pozza, Vicenza 2015 (ed. originale, Paris 2013).
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Via Libération |
I francesi stanno ancora troppo bene per farsi venire certi pruriti. Tuttavia, nel remoto caso gli venissero, non sarebbe male iniziassero ad affilare le lame per certi rincoglioniti che per fortuna hanno l'avvertenza di mettere il casco per andare in motorino.
Ma vabbè, non sono altro che intermediari, meri piazzisti: le commesse sono grandi, fanno di tutto per accaparrarsele perché, in caso contrario, a vendergli cacciabombardieri o portaerei all'Arabbia, ci penserà qualcun altro.
Sia data, dunque, la Legion d'onore (un premio laico e repubblicano) al principe ereditario: non si può rischiare che, con un Ambrogino d'oro, gli italiani ci freghino alcunché.
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