martedì 8 dicembre 2009

Intellettuali e tv

Pubblicato un altro mio articolo da Giornalettismo.
Il paradosso della cultura in tv.
Buona lettura, se vi va.

6 commenti:

alex ha detto...

uhm... e cosa sarebbe la cultura? la musica d'opera è cultura? i cartoni animati no? i grandi romanzi russi sono cultura e i fumetti no?

da un pdv "neutro", anche il grande fratello è cultura. non ci piace, perché è la fiera degli stupidi, però è cultura, e come fai a escluderla dalla richiesta di cultura in tv?

per esempio, io il programma sull'opera non l'ho guardato, e non l'avrei guardato nemmeno fosse stata l'unica cosa in tv. mi annoia, non si capisce cosa dicono, e non vedo perché dovrei sentirmi sminuito a causa di queste mie preferenze. sono un sub-culturale?

ma il tuo argomento era: qualcuno chiede "quella" cultura in tv, invece dovrebbe fregarsene e continuare per la sua strada, aspettando il risveglio dei consumatori. bene. d'accordissimo.

Luca Massaro ha detto...

La seconda che hai detto.
:-)

Scherzi a parte: sì, tutto è Cultura. Tuttavia, a volte, ho usato il termine intendendo solo "quella cultura". Ovverosia: ho cercato solo di rispondere all'appello di Baricco del "Riprendiamoci la tv" per fare una tv di qualità "culturalmente" elevata.

Thor ha detto...

Che cos'è la qualità "culturalmente" elevata?

Luca Massaro ha detto...

Innanzitutto: grazie Thor per l'attenzione e le parole che hai speso a commento dell'articolo su Giornalettismo; soprattutto la replica (2° commento) la condivido interamente.
Be', con "qualità culturalmente elevata" cerco di riprendere la distinzione operata da Baricco in questo articolo

paopasc ha detto...

Un'ipotesi: la qualità culturalmente elevata è la complessità, rispetto alla semplicità della 'visione' diretta, immediata. Per esempio Romagna mia è semplice (un-due-tre, un-due-tre) John Adams è complesso.
Osservare il luminoso disco della luna piena notturna è cultura semplice, interrogarsi su cosa lo faccia rimanere 'appeso' lassù è complessità= cultura elevata.
Tutto è cultura certo, ma la differenza tra poca cultura e molta cultura non è solo quantitativa: la quantità, in questo caso, indica anche qualità.

Thor ha detto...

Confesso che ho capito bene cosa intendete e sarei pure d'accordo perché in fondo anche io apprezzo nella cultura più o meno gli stessi aspetti che avete indicato. E tuttavia, se provo ad analizzare "more geometrico" (non sono un esperto in filosofia, mi ci muovo ancora goffamente, faccio parte del mondo della cultura - che per alcuni non lo è - cosiddetta scientifica) ho l'impressione che a fondamento dei concetti di cultura alta vi sia una una relativa opinabilità. Un po' come per i canoni estetici, si possono motivare le caratteristiche che dovrebbe avere un'opera intellettuale "alta" con argomentazioni di vario tipo, ma il perché queste debbano essere più "alte" non ha niente di universale, c'è molta arbitrarietà che può essere condivisa o meno. In fondo, si potrebbero giustificare tanto i canoni culturali complessi quanto quelli semplici con argomentazioni di validità equivalente. Prendendo spunto dall'esempio di John Adams, che è un compositore minimalista, qualche musicologo potrebbe commentare che la sua è una complessità povera rispetto, chessò, a un Boulez. Oppure fare elogio della semplicità e della leggerezza. Si possono anche fare cose pregevoli e semplici. Poi, la quando la complessità aumenta, è dimostrato che ci si avvicina al caos. Se la complessità fosse un elemento indincante proporzionalmente il livello di "cultura alta", ci troveremmo nel caso paradossale in cui un'opera caotica rappresenta il grado più alto di cultura. Evidentemente non basta come parametro, e forse nessun sistema di questo genere può essere in grado di dimostrarsi autosufficiente e universale. E meno male, altrimenti non avremmo nessuna evoluzione di stili.