lunedì 9 marzo 2009

La reinvenzione dell'adulterio



«Qualsiasi sistema sociale che possegga regole di comportamento è soggetto al rischio che esse vengano violate, se gli individui possono ricavare dalla trasgressione vantaggi che superino il peso delle sanzioni. Il problema è dunque quantitativo: le violazioni diventano così regolari e frequenti da far crollare il sistema, oppure si verificano ma non tanto spesso da distruggere il sistema, oppure ancora sono così rare da essere trascurabili? Tradotto nel linguaggio della sessualità umana, il problema si pone in questo modo: i bambini nati fuori del matrimonio sono il 90, il 30 o l'1 per cento del totale?»


Jared Diamond, Il terzo Scimpanzé, Bollati-Boringhieri, Torino 1994, pag. 107

In riferimento a un suo post del 6 marzo scorso, vorrei porre al dottor Malvino (e a chiunque sia interessato alla questione) questa domanda provocatoria (per vedere se la sua opinione coincide con quella che Jared Diamond argomenta nel capitolo "La scienza dell'adulterio" e che si basa, in estrema sintesi, sulla ESS - ovvero la Strategia Evolutivamente Stabile, perno della Teoria Evolutiva dei Giochi).

Interessante leggere l'incipit del suddetto capitolo:

«L'adulterio, considerato a mente fredda, è funzionale alla lotta per l'evoluzione, in cui vincono gli individui che lasciano il maggior numero di figli. Questa concezione ci aiuta a capire perché l'uomo abbia reinventato l'adulterio dopo che gli altri due scimpanzé lo avevano aggirato.»

A margine, altra domanda: a che punto sarebbe oggi questa "reinvenzione"? Detto altrimenti: quanto ci siamo distaccati dalla necessità evolutiva nei rapporti adulterini?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

è funzionale all'evoluzione se consideriamo solo l'individuo.

che in genere è quello che si fa. ma abbiamo anche l'idea intuitiva che ci evolviamo come gruppo (noi e pure gli altri animali), e in questo caso diventa disfunzionale. pericolosa.

proprio sulla base delle teorie evol. della moralità: abbiamo sviluppato un senso dell'ingiustizia che ci fa detestare chi "ci ciula la compagna" (lett.) o commette altre ingiustizie, anche non contro di noi, perché i gruppi ci hanno aiutato a sopravvivere, si sono in qualche modo sostituiti all'individuo come unità di selezione.

resistere in un certo ambiente è un task che noi umani soprattutto (ma in genere tutti gli animali sociali) abbiamo affrontato adeguandoci alle regole di comportamento del gruppo in cui ci troviamo, perché vediamo che dentro il gruppo si sopravvive, fuori si muore. magari perché il gruppo ci uccide :)

Luca Massaro ha detto...

Condivido ciò che hai scritto. L'unico cruccio è capire perché la nostra società, il nostro gruppo, sia stato e sia ancora così assillato dalla questione dell'adulterio - nel senso che essa è il motore di gran parte della narrazione (e artistica e non) richiesta a gran voce (la gran sottovoce) dal pubblico.
:-)