venerdì 15 gennaio 2010

Una lettura serale

Sfogliando le pagine de La democrazia di Hans Kelsen (Il Mulino, Bologna 1955), mi incuriosiscono, di primo acchito, i capitoli “Democrazia e filosofia” e, altresì, “Democrazia e religione”. In finale di quest'ultimo capitolo, Kelsen contrasta l'idea di Jacques Maritain che «attribuisce il principio democratico di uguaglianza all'ispirazione evangelica, riferendosi all'insegnamento del Vangelo che tutti gli uomini sono figli di Dio e creati a sua immagine. Ma [continua Kelsen] l'idea che gli uomini sono eguali davanti a Dio si applica molto meglio all'autocrazia che alla democrazia; perché si basa sulla disuguaglianza assoluta esistente nel rapporto tra governante e governato. Gli uomini sono uguali davanti a Dio, sebbene Egli li abbia creati diversi perché tutte le loro differenze sono irrilevanti rispetto alla differenza fondamentale esistente nel rapporto tra di essi e Dio. L'uguaglianza democratica, invece, implica che l'uguaglianza stessa si supponga esistente nel rapporto tra coloro che esercitano il governo e coloro che gli sono soggetti, perché i governati partecipano al governo e perché democrazia come autodeterminazione politica significa identità dei governati con i governanti».
Kelsen prosegue poi criticando Maritain sul suo ritenere che la dignità umana derivi esclusivamente dall'insegnamento evangelico, quando, invece, essa viene difesa anche da «filosofie e religioni indipendenti da esso». Anzi, l'obbligo cristiano (e religioso in genere) di obbedienza a Dio sminuisce la dignità della persona in quanto essa è soggetto al potere della volontà divina verso la quale niente può. Viceversa, «una filosofia razionalistica e antireligiosa che sostiene il valore dell'individuo in opposizione ad un'autorità superindividuale» garantisce «alla persona l'autonomia politica» e la sua autodeterminazione. La teologia cristiana corse ai ripari invocando la dottrina del libero arbitrio, pur sapendo - ma tacendo - che essa non è compatibile «con l'assunto di una volontà di Dio onnipotente e che determina ogni cosa, da cui deriva la credenza nella predestinazione».
Infine, Kelsen corregge Maritain quando esalta la democrazia come luogo di opposizione radicale alla schiavitù. Infatti, basti pensare alla democrazia ateniese o anche a quella americana fino al 1865. Ma - qui viene il bello di questa mia lettura serale - Kelsen non vuole tacere che, «comunque, la condanna della schiavitù non è certo dovuta all'ispirazione evangelica. Cristo non la respinge e S. Paolo decisamente la riconobbe:

«Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo, e non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, compiendo la volontà di Dio di cuore, prestando servizio di buona voglia come al Signore e non come a uomini. Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo sia libero, riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene¹».
«Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi»².

«Servire da schiavo significa compiere la volontà di Dio; la fratellanza evangelica è del tutto compatibile con la schiavitù. Questa, e non l'opposizione alla schiavitù, è l'ispirazione evangelica».

¹ Lettera agli Efesini, 6, 5-8
² Prima lettera a Timoteo, 6, 1-2


P.S.
Mi piacerebbe sentire Benedetto XVI smentire o correggere (perlomeno interpretare) queste letture paoline.

2 commenti:

piergiorgio ha detto...

Bel post! Complimenti...


piergiorgioblog@blogspot.com

Luca Massaro ha detto...

Grazie mille e benvenuto gentile Piergiorgio.